- che ci siamo sdraiati al sole sull’erba di St. James Park, che più che un parco sembra un giardino, per quanto è bello. E ci siamo tolti le scarpe, proprio come fanno i londinesi al primo accenno di primavera.
- che viaggiare è come andare in bicicletta, e io sono ancora capace.
- che certi scorci da cartolina, il Tower Bridge, il Big Ben, Westminster Abbey, ti lasciano senza fiato, e hai voglia a fare foto, non renderanno mai (almeno le mie) la meraviglia di essere lì davanti.
- che la mattina guai a saltare la razione quotidiana di uova&bacon, tanto poi li smaltiamo camminando.
- che questa città ha mille volti: è elegante e alternativa, megalomane e cialtrona, piena di traffico ma anche di oasi verdissime, di gente che corre con la valigetta in mano e altra gente che bivacca fuori dal pub con una birra; ha grattacieli e mercatini, chiese e stracci, ha storia e ha futuro.
- che a vestirmi a cipolla sono una grandissima, sono arrivata ad indossare fino a 5 strati perfettamente alternabili a seconda delle temperature – e noi siamo passati dai 20 gradi del primo giorno (quello del parco, e dello sbraco, e senza le scarpe) al vento gelido della Tower of London, che era proprio intonato al contesto, comunque.
- che i tre mi sono mancati, certo, e sentirli al telefono (e non distinguerli subito tra loro) era una piccola stretta al cuore, ma ci sono stati lunghi momenti in cui non li ho pensati proprio, tutta presa com’ero da questa città, e da me.
- che non c’è niente da fare, loro stanno avanti. Lo vedi dai bagni pubblici pulitissimi (gli inglesi sono sporchi? a casa loro forse. I luoghi pubblici sono dei gioielli), dalla metro che è una ragnatela, arriva dappertutto e la devi prendere al volo, perché almeno noi non abbiamo mai aspettato più di due minuti.
- che abbiamo riso un sacco, come scemi, come ragazzi.
- che i nonni dicono che ai bimbi non siamo mancati per niente (a loro invece moltissimo), e io sono felice che siano stati così bene; ma quando siamo tornati, il Morbido ci ha stretto in un abbraccio lunghissimo, Piccoloprincipe in piena logorrea faceva il servizievole, e lo Scricciolo ci razzolava intorno guardingo ed emozionato. Quindi cari nonni, voi siete stati bravi, e grazie davvero, ma non ci avete capito niente. Gli siamo mancati eccome.
- che Londra comunque è stronza. Perché ti lascia quella sensazione di possibilità aperte, di cose da fare, e non lo so mica se è un bene, perché quando torni non puoi fare a meno di chiederti: è proprio questo il massimo che posso avere? è davvero tutto qui?
lunedì 6 maggio 2013
Undici cose che mi ricordo di Londra
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mercoledì 24 aprile 2013
Moving to London
- Allora ciao.
- …
- Fate i bravi con i nonni, mi raccomando. smacksmacksmack.
Io mi sono un po' commossa, e anche stamattina mentre li salutavo, tutti caldi, morbidi e ancora odorosi di sonno. Adesso però vado, che c'è un aereo che mi aspetta.
- …
- Fate i bravi con i nonni, mi raccomando. smacksmacksmack.
- Anche a me mille basetti.
- Certo, anche a te, smacksmacksmack.
- …
- Mamma, ma pecché vai all’ombra?
Già. Perché vado all’ombra, che poi sarebbe a Londra?
Per un milione di motivi e nessuno in particolare.
Perché l’idea è nata così, durante il cenone di Capodanno, quando eravamo tutti molto allegri: molto allegri
noi, per partorire l’idea del viaggio senza bambini, il primo da quando loro ci
sono, molto allegri gli amici dei nonni, per supportare l’idea al grido di
“dài, vi aiutiamo noi!”, molto – forse troppo - allegri i nonni, per accettare
di occuparsi dei bambini per cinque giorni e quattro notti. Per la prima volta.
Perché quest’anno sono dieci anni – diecianni diecianni diecianni
– che YY ed io siamo sposati, e venti anni – ventianni ventianni ventianni –
che stiamo insieme. E lo stiamo dicendo da mesi che avremmo fatto un viaggio
per festeggiare, un viaggio senza figli, solo noi due. Poi alla fine invece
saremo in sei, noi due con altre due coppie che sono i nostri amici
storici, quelli con cui ci siamo un po’ persi ma che in fondo ci sono sempre, e
allora chissà che non sia anche un modo per ritrovarci un po’. Già lo so che
rideremo un sacco.
Perché Londra, andiamo… Londra! Non ci sono mai stata, e ne
dicono, e ne leggo, meraviglie. Un viaggio serio non lo faccio dai tempi della
Francia, era il 2005, l’anno dopo ero incinta e quello dopo ancora nasceva
Piccoloprincipe. E mi sento così spaesata, e impreparata, io che programmavo
tutti gli spostamenti e mettevo i post it sulla Lonely Planet, e oggi non so
nemmeno bene come si arriva dall’aeroporto di Gatwick al nostro albergo.
E così ieri ho fatto la valigia, rigorosamente 56x40x25, l’ho
pesata (6,7 kg), ho preparato le boccettine max 100 ml per i liquidi, ho cerchiato
sulla piantina delle cose che voglio vedere, mi sono imposta di non fare la
solita secchiona che vuole fare tutto e di lasciarmi un po’ andare e godermi il
viaggio, ho preso un po’ di appunti su un taccuino nero, ho cenato con quattro
biscotti e ho preparato il calendario dell’avvento.
Oh no, non sono affatto una mamma blogger di quelle brave con i
lavoretti, quindi non vi posterò improbabili foto della carta da regalo
riciclata dal Natale e delle caramelle che ho incartato, ma oggi pomeriggio,
quando torneranno da scuola, i bimbi troveranno un nastrino rosso appeso vicino
alla porta, con attaccati cinque piccoli pacchettini, uno per ogni giorno in cui non
ci saremo, così la nostra assenza (forse) sarà un po’ più dolce, e i nanipiccoli
capiranno (forse) un po’meglio il concetto di “quanto manca”.
Piccoloprincipe per conto suo l’ha capito benissimo.
Qualche giorno fa, all’asilo, ha disegnato questo.

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mercoledì 20 marzo 2013
Felicità e altre quisquilie
Leggo che oggi è la Giornata Internazionale della Felicità.
Non lo sapevate, vero? Neanche io. Del resto, questa "ricorrenza" è nuova di zecca, è stata istituita dalle Nazioni Unite proprio a partire da quest'anno. Promotore dell'iniziativa è il Regno del Bhutan, che so vagamente essere uno staterello asiatico. Scopro oggi che il Bhutan è dagli anni 70 che misura la Felicità Interna Lorda (Gross National Happiness) dei suoi abitanti. Bello, da rifletterci.
Adesso, mentre in metro leggevo questa notizia, mi immaginavo, ma proprio mi sembrava di sentirli, i pensieri dei miei vicini di sedile. Si possono riassumere pressappoco con "Cazzo ci sarà da essere felici?"
Ok, ci sta.
Però, guardate un po', io oggi voglio dire che invece sono proprio felice.
Intanto, guardo quei tre. Quei tre sono un'iniezione di felicità. Ridono tanto, soprattutto quando sono insieme, quando si ritrovano dopo la scuola e si rincorrono, e si spingono, e si danno mazzate. Io chiaramente mi innervosisco perché finisce sempre che qualcuno si fa male, ma loro niente, ridono come pazzi. Ieri, all'uscita di scuola, io ero piena di zainetti e lavoretti per la festa del papà, e avevo lo Scricciolo per mano e gli altri due che correvano nel cortile, e ho sentito una dietro di me che diceva "Poraccia, come fa a gestirne tre, c'è da impazzire!" e in effetti sì, signora mia, un po' ci impazzisco, e qualche volta non ci sto dietro, e magari non sono la mamma che vorrei, ma me la sbroglio da sola e ce la faccio, e finché loro ridono così vuol dire che tanto male non sto facendo. E allora sì, sono felice.
Poi, cazzo c'avrò da essere felice, che a fine mese scade il contratto di YY e noi siamo di nuovo famiglia monoreddito. Però intanto sapete che ho fatto? Ho prenotato le vacanze.E stavolta abbiamo cambiato, niente Carlo e il solito alberghetto, stavolta andiamo in Puglia al mare bello, in un posto pieno di alberi, e fa niente se dovrò cucinare io. I tagli li facciamo altrove, i sacrifici invisibili, li chiamo io, quelli che i bambini non se ne devono accorgere. Ma in vacanza ce li porto.
C'è gente qui al lavoro che, quando scopre che per venire in ufficio ci metto un'ora e mezzo con due/tre mezzi pubblico-privati più camminata di un chilometro, mi dice "Ma che vita fai?" Ok, potessi sbrigarmela a piedi in dieci minuti non sarebbe neanche male, ma lo sapete che c'è? Che almeno ne approfitto per leggere, e io in metropolitana leggo proprio tanto.
E poi, ho cominciato a correre. Sacrifici invisibili, dicevo prima. Niente nuoto, niente palestra quest'anno. Mi infilo le scarpe e scendo a correre. Il problema è ritagliare i tempi giusti nei momenti più adeguati, ma ci sto lavorando. Magari l'anno prossimo per la Maratona di Roma non sarò ancora pronta, ma chissà, magari faccio la mezza maratona.
Non lo sapevate, vero? Neanche io. Del resto, questa "ricorrenza" è nuova di zecca, è stata istituita dalle Nazioni Unite proprio a partire da quest'anno. Promotore dell'iniziativa è il Regno del Bhutan, che so vagamente essere uno staterello asiatico. Scopro oggi che il Bhutan è dagli anni 70 che misura la Felicità Interna Lorda (Gross National Happiness) dei suoi abitanti. Bello, da rifletterci.
Adesso, mentre in metro leggevo questa notizia, mi immaginavo, ma proprio mi sembrava di sentirli, i pensieri dei miei vicini di sedile. Si possono riassumere pressappoco con "Cazzo ci sarà da essere felici?"
Ok, ci sta.
Però, guardate un po', io oggi voglio dire che invece sono proprio felice.
Intanto, guardo quei tre. Quei tre sono un'iniezione di felicità. Ridono tanto, soprattutto quando sono insieme, quando si ritrovano dopo la scuola e si rincorrono, e si spingono, e si danno mazzate. Io chiaramente mi innervosisco perché finisce sempre che qualcuno si fa male, ma loro niente, ridono come pazzi. Ieri, all'uscita di scuola, io ero piena di zainetti e lavoretti per la festa del papà, e avevo lo Scricciolo per mano e gli altri due che correvano nel cortile, e ho sentito una dietro di me che diceva "Poraccia, come fa a gestirne tre, c'è da impazzire!" e in effetti sì, signora mia, un po' ci impazzisco, e qualche volta non ci sto dietro, e magari non sono la mamma che vorrei, ma me la sbroglio da sola e ce la faccio, e finché loro ridono così vuol dire che tanto male non sto facendo. E allora sì, sono felice.
Poi, cazzo c'avrò da essere felice, che a fine mese scade il contratto di YY e noi siamo di nuovo famiglia monoreddito. Però intanto sapete che ho fatto? Ho prenotato le vacanze.E stavolta abbiamo cambiato, niente Carlo e il solito alberghetto, stavolta andiamo in Puglia al mare bello, in un posto pieno di alberi, e fa niente se dovrò cucinare io. I tagli li facciamo altrove, i sacrifici invisibili, li chiamo io, quelli che i bambini non se ne devono accorgere. Ma in vacanza ce li porto.
C'è gente qui al lavoro che, quando scopre che per venire in ufficio ci metto un'ora e mezzo con due/tre mezzi pubblico-privati più camminata di un chilometro, mi dice "Ma che vita fai?" Ok, potessi sbrigarmela a piedi in dieci minuti non sarebbe neanche male, ma lo sapete che c'è? Che almeno ne approfitto per leggere, e io in metropolitana leggo proprio tanto.
E poi, ho cominciato a correre. Sacrifici invisibili, dicevo prima. Niente nuoto, niente palestra quest'anno. Mi infilo le scarpe e scendo a correre. Il problema è ritagliare i tempi giusti nei momenti più adeguati, ma ci sto lavorando. Magari l'anno prossimo per la Maratona di Roma non sarò ancora pronta, ma chissà, magari faccio la mezza maratona.
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mercoledì 27 febbraio 2013
Il partito della penna tenuta male
Piccoloprincipe è mancino - poco male - e per di più impugna la penna come una zappa.
Per capirci, non la impugna con pollice e indice e un po' di medio, ma la incastra tra le dita sotto indice e medio e sopra anulare e mignolo (vi vedo, ci state provando).
Ieri, mentre disegnava i suoi improbabili personaggi preferiti del momento, provo per l'ennesima volta a correggerlo, soprattutto in vista della scuola elementare e di una incombente scrittura in corsivo.
- Dài, prova a tenerla bene quella penna... vedi che non la controlli bene così?
- Mamma, la controllo benissimo. Guarda che è molto meglio...
- Non può essere meglio.
- Sì invece. Anzi, sai che sto convicendo anche gli altri bambini della mia classe a tenerla come me?
- Cos... ma no!!!
- Sì! E poi convicerò anche le maestre, e i bambini delle altre scuole, e le maestre delle altre scuole, e un giorno tutto il mondo terrà la penna come me (muahahahahahah!).
- ...
- ...
- Ahem, nano, non vorrai mica fondare un partito?
- Sì. Il partito della penna tenuta male.
Per capirci, non la impugna con pollice e indice e un po' di medio, ma la incastra tra le dita sotto indice e medio e sopra anulare e mignolo (vi vedo, ci state provando).
Ieri, mentre disegnava i suoi improbabili personaggi preferiti del momento, provo per l'ennesima volta a correggerlo, soprattutto in vista della scuola elementare e di una incombente scrittura in corsivo.
- Dài, prova a tenerla bene quella penna... vedi che non la controlli bene così?
- Mamma, la controllo benissimo. Guarda che è molto meglio...
- Non può essere meglio.
- Sì invece. Anzi, sai che sto convicendo anche gli altri bambini della mia classe a tenerla come me?
- Cos... ma no!!!
- Sì! E poi convicerò anche le maestre, e i bambini delle altre scuole, e le maestre delle altre scuole, e un giorno tutto il mondo terrà la penna come me (muahahahahahah!).
- ...
- ...
- Ahem, nano, non vorrai mica fondare un partito?
- Sì. Il partito della penna tenuta male.
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martedì 19 febbraio 2013
Pezzi di puzzle
Avete presente un puzzle, no?
Io non li ho mai amati particolarmente, lo ammetto.
Ricordo che, per un S.Valentino di millemila anni fa, io e YY ci regalammo a vicenda due puzzle molto simili (un ragazzo che teneva in braccio un neonato) ed entrambi rimasero tristemente incompiuti.
Ecco, in queste ultime settimane io ho vissuto dentro un puzzle.
C'era il pezzo dello Scricciolo, con quella sua tosse che non si capiva bene perché.
C'era il pezzo del Morbido, con il mal d'orecchio telepatico.
C'era il pezzo di Piccoloprincipe, con la sua festa di compleanno da organizzare, gli amichetti da invitare, l'ansia da essenonvienenessuno che quest'anno si accompagnava beffarda con quella da guardasenonsiammalapropriodomenica.
C'era il pezzo di YY, che ha trovato un lavoro (temporaneo) però su turni, e quindi evviva evviva per il lavoro ma come ci organizziamo, chi li accompagna a scuola, chi li va a prendere, come facciamo con il nuoto, somebody help me.
C'era il pezzo del Carnevale, e perché quest'anno non li mascheriamo abbinati? Che ne so, tre pirati, o tre supereroi, o tre barbapapà, sai che carini. Certo. Abbiamo avuto un Uomo Ragno ("spadamannn!") minimalista - solo la tuta, per carità, niente cappuccio - un pirata riciclato (questo è il quarto anno di onorato servizio) e un - esilarante - Super Mario. Abbinatissimi, eh?
C'era la domanda per la scuola elementare da fare on line quest'anno, però poi i documenti li devi portare in Segreteria. Tempi: 22 giorni per decidere di cimentarmi con la domanda, 10 minuti per compilarla, 3 giorni per decidere di inviarla, e ancora qualche giorno per portare Piccoloprincipe a fare la fototessera. Ma tanto c'è tempo fino al 28 febbraio, no?
E c'ero io, in questo mare di pezzi, pezzi da tutte le parti, un po' a pezzi pure io.
Poi piano piano i pezzi sono andati a posto, lo Scricciolo non ha più la tosse, il Morbido è guarito, la festa era piena di sole e di bambini, i turni ce li siamo aggiustati, i bimbi mascherati hanno fatto ridere tutti. La foto ancora non l'abbiamo fatta però.
Intanto, febbraio è a metà ma sembra quasi finito, io ho ancora quel neo da farmi controllare e aspetto la primavera. Voglio portare i bambini fuori, al sole, tanto tanto spesso, quest'anno.
Io non li ho mai amati particolarmente, lo ammetto.
Ricordo che, per un S.Valentino di millemila anni fa, io e YY ci regalammo a vicenda due puzzle molto simili (un ragazzo che teneva in braccio un neonato) ed entrambi rimasero tristemente incompiuti.
Ecco, in queste ultime settimane io ho vissuto dentro un puzzle.
C'era il pezzo dello Scricciolo, con quella sua tosse che non si capiva bene perché.
C'era il pezzo del Morbido, con il mal d'orecchio telepatico.
C'era il pezzo di Piccoloprincipe, con la sua festa di compleanno da organizzare, gli amichetti da invitare, l'ansia da essenonvienenessuno che quest'anno si accompagnava beffarda con quella da guardasenonsiammalapropriodomenica.
C'era il pezzo di YY, che ha trovato un lavoro (temporaneo) però su turni, e quindi evviva evviva per il lavoro ma come ci organizziamo, chi li accompagna a scuola, chi li va a prendere, come facciamo con il nuoto, somebody help me.
C'era il pezzo del Carnevale, e perché quest'anno non li mascheriamo abbinati? Che ne so, tre pirati, o tre supereroi, o tre barbapapà, sai che carini. Certo. Abbiamo avuto un Uomo Ragno ("spadamannn!") minimalista - solo la tuta, per carità, niente cappuccio - un pirata riciclato (questo è il quarto anno di onorato servizio) e un - esilarante - Super Mario. Abbinatissimi, eh?
C'era la domanda per la scuola elementare da fare on line quest'anno, però poi i documenti li devi portare in Segreteria. Tempi: 22 giorni per decidere di cimentarmi con la domanda, 10 minuti per compilarla, 3 giorni per decidere di inviarla, e ancora qualche giorno per portare Piccoloprincipe a fare la fototessera. Ma tanto c'è tempo fino al 28 febbraio, no?
E c'ero io, in questo mare di pezzi, pezzi da tutte le parti, un po' a pezzi pure io.
Poi piano piano i pezzi sono andati a posto, lo Scricciolo non ha più la tosse, il Morbido è guarito, la festa era piena di sole e di bambini, i turni ce li siamo aggiustati, i bimbi mascherati hanno fatto ridere tutti. La foto ancora non l'abbiamo fatta però.
Intanto, febbraio è a metà ma sembra quasi finito, io ho ancora quel neo da farmi controllare e aspetto la primavera. Voglio portare i bambini fuori, al sole, tanto tanto spesso, quest'anno.
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giovedì 7 febbraio 2013
Cose da gemelli
L'anno scorso, poteva essere aprile o maggio, il Morbido era andato al nido mentre lo Scricciolo - tanto per fare una cosa diversa - era a casa con la nonna, a causa di non ricordo più quale morbo (dieci a uno che era congiuntivite).
Il pomeriggio vado a prendere il Morbido e lo trovo con un labbro che pareva Angelina Jolie (gli stava di un gran bene, se lo volete sapere): era caduto dallo scivolo e aveva sbattuto.
Torno a casa, e trovo lo Scricciolo con lo stesso labbro gonfio, dalla stessa parte, perché più o meno alla stessa ora del fratello si era scatafasciato dal divano. E stava carino pure lui, sì.
Ieri (primo giorno da un mese a questa parte in cui tutta la naneria è tornata a scuola ndT) arrivo in classe dello Scricciolo e la maestra mi dice che si è svegliato dicendo di aver male all'orecchio; comunque sembra tranquillo, non si lamenta.
In compenso, trovo il Morbido in lacrime in braccio alla maestra perché - suspance - gli fa male l'orecchio.
Porconando in turco, li carico in macchina e li porto di filato dalla pediatra senza neanche passare da casa*: se intervento deve esserci, che sia tempestivo.
La dottoressa li visita, e il responso è il seguente: il Morbido ha effettivamente l'orecchio un po' infiammato, ma lo Scricciolo non ha proprio nulla.
In effetti non piange, non si lamenta, non si tocca l'orecchio. Però alla maestra, appena sveglio, senza aver visto o sentito del fratello, lui ha detto così; e se gli chiediamo dove ha dolore, lui risponde all'orecchi.
Ecco, queste son quelle cose simpatiche dei gemelli.
*Dov'era Piccoloprincipe in tutto questo? Si staranno chiedendo i lettori più attenti. Qualche ora prima, precisamente alle 13.20, ci avevano chiamato dalla scuola perché il nostro aveva allegramente vomitato il budino nel salone, e quindi siamo andati a riprenderlo prima.
E queste invece son quelle cose simpatiche di casa nostra.
Il pomeriggio vado a prendere il Morbido e lo trovo con un labbro che pareva Angelina Jolie (gli stava di un gran bene, se lo volete sapere): era caduto dallo scivolo e aveva sbattuto.
Torno a casa, e trovo lo Scricciolo con lo stesso labbro gonfio, dalla stessa parte, perché più o meno alla stessa ora del fratello si era scatafasciato dal divano. E stava carino pure lui, sì.
Ieri (primo giorno da un mese a questa parte in cui tutta la naneria è tornata a scuola ndT) arrivo in classe dello Scricciolo e la maestra mi dice che si è svegliato dicendo di aver male all'orecchio; comunque sembra tranquillo, non si lamenta.
In compenso, trovo il Morbido in lacrime in braccio alla maestra perché - suspance - gli fa male l'orecchio.
Porconando in turco, li carico in macchina e li porto di filato dalla pediatra senza neanche passare da casa*: se intervento deve esserci, che sia tempestivo.
La dottoressa li visita, e il responso è il seguente: il Morbido ha effettivamente l'orecchio un po' infiammato, ma lo Scricciolo non ha proprio nulla.
In effetti non piange, non si lamenta, non si tocca l'orecchio. Però alla maestra, appena sveglio, senza aver visto o sentito del fratello, lui ha detto così; e se gli chiediamo dove ha dolore, lui risponde all'orecchi.
Ecco, queste son quelle cose simpatiche dei gemelli.
*Dov'era Piccoloprincipe in tutto questo? Si staranno chiedendo i lettori più attenti. Qualche ora prima, precisamente alle 13.20, ci avevano chiamato dalla scuola perché il nostro aveva allegramente vomitato il budino nel salone, e quindi siamo andati a riprenderlo prima.
E queste invece son quelle cose simpatiche di casa nostra.
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martedì 5 febbraio 2013
Sei
Sei quello delle domande difficili, e delle risposte sorprendenti.
Sei quello dai mille talenti e dalle mille difficoltà; come tutti i bambini, probabilmente.
Sei pieno di amici, pieno di idee, pieno di te.
Sei quello che inventa i giochi, che decide le regole, che le trasgredisce per primo.
Sei quello che quando disegna riempie tutto il foglio: leoni enormi, dinosuri enormi, squali enormi.
Sei un po' pazzo.
Sei quello che non mangiava, non dormiva e non cresceva.
Sei diventato il fratello grande quando ancora avevi i riccioli biondi, e se riguardo le foto di allora mi sembri così piccolo.
Sei quello che vuole sempre vincere, anche imbrogliando un po' se serve, e lo dichiari tranquillo, con un candore che ti assolve.
Sei sempre stropicciatissimo.
Sei un leader, dicono.
Sei quello che ci sfida, che ci mette alla prova, quello con cui abbiamo sbagliato di più, e che ci ha insegnato di più.
Sei e sarai sempre il Primo.
Sei stato anche l'Unico, per un po', e forse quel tempo te lo ricordi ancora.
Sei un bambino di Sei Anni, oggi.
Buon compleanno, ti voglio bene.
Mamma
Sei quello dai mille talenti e dalle mille difficoltà; come tutti i bambini, probabilmente.
Sei pieno di amici, pieno di idee, pieno di te.
Sei quello che inventa i giochi, che decide le regole, che le trasgredisce per primo.
Sei quello che quando disegna riempie tutto il foglio: leoni enormi, dinosuri enormi, squali enormi.
Sei un po' pazzo.
Sei quello che non mangiava, non dormiva e non cresceva.
Sei diventato il fratello grande quando ancora avevi i riccioli biondi, e se riguardo le foto di allora mi sembri così piccolo.
Sei quello che vuole sempre vincere, anche imbrogliando un po' se serve, e lo dichiari tranquillo, con un candore che ti assolve.
Sei sempre stropicciatissimo.
Sei un leader, dicono.
Sei quello che ci sfida, che ci mette alla prova, quello con cui abbiamo sbagliato di più, e che ci ha insegnato di più.
Sei e sarai sempre il Primo.
Sei stato anche l'Unico, per un po', e forse quel tempo te lo ricordi ancora.
Sei un bambino di Sei Anni, oggi.
Buon compleanno, ti voglio bene.
Mamma
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