mercoledì 28 dicembre 2011

Questo Natale

E come dice tutti gli anni, immancabilmente, Zia B., e pure questo Natale, ce lo siamo tolti dai co***oni!
No vabbè, lei è l'anti-poesia fatta persona, e invece di poesia in questo Natale ce n'è stata davvero.
Poesia e altro.

venerdì 23 dicembre 2011

Riassunto delle puntate precedenti - Di clima natalizio e altre amenità

E infine, siamo entrati con tutte le scarpe nella magica atmosfera natalizia.

Ovvero, l'8 dicembre nel pomeriggio abbiamo fatto l'albero di Natale, io, YY e Piccoloprincipe, mentre i nanipiccoli dormivano; vabbè, il contributo di Piccoloprincipe all'opera è stato risibile, giacché mentre noi addobbavamo tutto l'addobbabile, lui era impegnato a denudare l'orripilante Babbo Natale scalatore che ci ha regalato mia suocera lo scorso anno (e che speravo di far misteriosamente scomparire quest'anno), e si è vestito di tutto punto con i suoi abiti. E gli stavano solo un pelino stretti.
I piccoli, al risveglio, hanno notato il nuovo arrivo con un'alzata di ciuccio e, caracollando ancora in pigiama, hanno preso di mira le parti basse del povero alberello. Morale: l'armonico equilibrio di pieni e di vuoti, di dimensioni, forme e colori, è andato a farsi benedire. Sigh.

mercoledì 21 dicembre 2011

Riassunto delle puntate precedenti - Di feste di compleanno e mani in pasta

Poi è successo che abbiamo festeggiato i Nanipiccoli.

La domenica successiva al loro compleanno abbiamo invitato a pranzo da noi i nonni e gli zii.
Invitato a pranzo, nel senso che noi abbiamo messo la casa, il tavolo e le sedie, perchè poi il primo lo ha portato mia madre e il secondo mia suocera. Vabbè, io ho fatto le patate al forno però.
Dài, smettetela di applaudire :-P

lunedì 19 dicembre 2011

Riassunto delle puntate precedenti - Di occhiali rotti e pessimi esempi

Latito, I'm sorry.

E non è che non abbia niente da raccontare, anzi, di cose ne sono successe eccome. Certe volte mi scrivo il post nella mia testa, è già tutto bello pronto, poi succede che non ho tempo, che mi dimentico, che ho un sacco sonno, e niente, il post rimane lì, a galleggiare tra i miei due neuroni che si chiamano lo faccio domani e forse pure dopodomani.

giovedì 1 dicembre 2011

Due di Due

Due come i puntini che pulsavano, inaspettati, sullo schermo dell'ecografo.

Due come dualità, perché siete gemelli eppure non avreste potuto essere più diversi.

Due come gli anni passati da quando vi ho conosciuto, quella notte, minuscoli e fragili eppure fortissimi.

Due come voi due, i miei Nanipiccoli,

che vi siete fatti spazio nel mio cuore nonostante un ingobrante fratello maggiore,
che siete cresciuti in fretta e senza troppe smancerie,
che vi date tante arie perchè volete fare tutto da soli, ma poi chiedete di venire in braccio come due marmocchi qualsiasi
che volete il ciuccio, e lo mettete "a ninna", solo se vedete che lo fa anche l'altro
che alcuni dicono che parlate poco "in confronto a lui", e invece io, prostrata dalla logorrea di un complicatissimo quattrenne, amo sentire le vostre paroline da cuccioli, e vorrei registrarmele tutte sul telefonino per non dimenticarle mai
che vi scrutate e vi confrontate, un po' complici e un po' rivali, un po' forti e un po' vittime di questo legame speciale che avete da sempre, da quando eravate quei due puntini luminosi... quelli che quando vi ha visto, vostro padre ha detto: "Dottoressa, mi posso sedere un attimo?"

E poi siamo usciti dallo Studio con un sorriso ebete stampato sul volto, ancora frastornati, ancora increduli, ma gonfi di quella felicità un po' incosciente che hanno le persone a cui è stata affidata una grande impresa.

Buon Compleanno, miei piccoli, vi voglio bene.

Mamma

venerdì 18 novembre 2011

Riabilitazione del tag #marito

È che mi sono accorta che su tre post con l'etichetta marito, ben due sono profondamente incazzosi.

E allora mi sono detta, ora faccio uno sforzo (ahem) e scrivo un post che celebra tutti i pregi del mio compagno di vita, di modo che:

  1. me lo posso rileggere al bisogno, che di bisogno ce ne sarà spesso
  2. mi sentirò autorizzata e meno in colpa per i futuri post incazzosi

mercoledì 16 novembre 2011

Quelle vite preziosissime, quei fili troppo fragili

Ci sono post che non vorresti mai scrivere, ma che non puoi fare a meno di scrivere.

Perché un tuo collega, lunedì mattina, è arrivato in ufficio con gli occhi lividi di pianto, e ha raccontato che un bambino, compagno di scuola di suo figlio, non c'è più. Il fratello maggiore aveva lasciato le chiavi attaccate al motorino, lui le ha viste, e ha voluto mettere in moto: il motorino si è impennato, lui è caduto e ha battuto la testa. E non c'è stato niente da fare.

venerdì 11 novembre 2011

Li volevo proprio così

Erano due robette di un paio di chili ciascuno. Erano fermi e silenziosi, nelle incubatrici messe una accanto all'altra.

Però nella loro prima foto hanno già gli occhi aperti. Vispi. Come dire: aspettate che usciamo fuori di qui, e poi vedrete.

E in effetti, in alcuni momenti non è stato per niente facile.

mercoledì 9 novembre 2011

La madre e la figlia

E' la donna più anziana ad attirare la mia attenzione. Ha i capelli a caschetto grigi, jeans e scarpe da ginnastica. Un maglioncino rosa, un foulard abbinato, unghie curate e un giubbotto argento. Ha gli occhi talmente chiari che sembrano fatti d'acqua. Una ragnatela di rughe sulla pelle di cartavelina ne rivela l'età, avrà almeno settant'anni, forse di più.

lunedì 7 novembre 2011

Datemi un cilicio (che cosa ne vuoi far?)

Ho trovato un altro buon motivo per sentirmi in colpa. Beh, mi mancava dài. In questo periodo mi sentivo così "brava mamma", così in pace con me stessa e con i miei bambini, seraficamente rassegnata al caos e tutta presa ad interiorizzare il mantra èsolounafase che ecco, mi ci voleva proprio una bella botta in testa per tornare coi piedi per terra.

giovedì 3 novembre 2011

Cercasi EnzoeCarla disperatamente*

Martedì pomeriggio, giorno di festa, mi giravano vorticosamente le palle.

(pessimo incipit, lo so)

Il fatto è che, come già detto, mi sono più o meno arresa al caos che regna in casa nostra, perché le battaglie perse sono troppo frustranti da combattere.
Peccato che lui, YY, non sia d'accordo, e quindi quando gli sale la rogna attacca con la solfa della casa che è un porcile e non è possibile questo casino e trullallerollerollà (questo lui non lo dice, è quello che sento io).
E io controbatto di pensare piuttosto ad aggiustare lo scarico del bagno, che son 6 mesi che funziona male, e la mensola nell'armadio grande quant'è che te l'ho chiesta? Saranno sei anni buoni?

lunedì 31 ottobre 2011

L'importante è iniziare

L'avevo detto no?
E lo sto facendo.

Parrucchiere. Fatto.
Cambio di stagione in modalità facciamo tabula rasa. Fatto.
Iscrizione in piscina. Fatto. E parliamone.

Che mi sono comprata un costume intero fichissimo, la cuffia nuova, e ho messo nel borsone pure la crema idratante, per concedermi un post-allenamento coi contro.

(vabbè, allenamento. Diciamo che vado a farmi un bagno. Per dire: faccio più o meno le stesse vasche, con gli stessi tempi, dell'ultima volta che sono andata a nuoto. Solo che avevo una panza di 8 mesi e 9 chili: o ero molto in forma allora, o sono molto pippa adesso.)

Ma dicevo.
Il mio tristemente noto menage familiare mi concede di dedicare a questo momento tutto mio solo una miserrima ora a settimana: o il sabato mattina, tra le nove e le dieci - o la domenica mattina, stessi orari - o il sabato pomeriggio, dalle tre alle quattro.
Vabbè, avete capito: ci vado quando loro dormono.

E insomma, quell'oretta così ostinatamente perseguita e infine ritagliata è santa e benedetta.
E' galleggiamento silenzioso, è pensare a quello che voglio o non pensare affatto, è tendere i muscoli e assentarmi per un po'.

Sabato mattina.
Arrivo, mi preparo, mi immergo.
Nuoto per mezz'ora, da sola. Il paradiso non è molto lontano da qui.
Poi un rumore.
Quel rumore.
Familiare, inquitante, ineluttabile.

Voci. Grida. Risate. Lamenti.

Il sabato mattina, dalle 9.30 alle 10.20, c'è il corso di baby nuoto.
Il sabato mattina non è più un'opzione, per quanto mi riguarda.

giovedì 20 ottobre 2011

Anatomia, fisiologia e tuttologia secondo Piccoloprincipe

...
- Mamma, lo sai perchè facciamo la cacca e la pipì?
- Dimmelo tu...
- Perchè quando mangiamo c'è una cosa che si chiama succo gastrico...
- Scusa, chi te lo ha detto?
- Lo sapevo già da piccolo. Quindi, il succo gastrico trasforma quello che ci serve in sangue e quello che non ci serve in cacca e pipì.
- Beh... in effetti, sì. Bravo,  è proprio così.
- Però se per caso la cacca e la pipì si mischiano con il sangue, sai che succede? Che c'è il vomito. Che sale, sale, e poi vomitiamo tutto. E' pericolosissimo.
Peccato, aveva cominciato così bene...


- Quando ti fa male la testa, il cervello si gonfia un po'. E batte. E invece il cuore smette di battere. E allora, il cervello batte, e il cuore pensa.
Ecco, questa cosa del cuore che pensa mi piace un sacco.

E dopo il pompiere, dopo quellocheguidailcamiondell'immondizia, dopo l'operaio delle fogne e dopo lo scienziato dei pianeti, in questa fulgida fase della sua vita Piccoloprincipe ha deciso che da grande farà il medico.
Che, in famiglia, fa sempre comodo.

lunedì 17 ottobre 2011

Una cosa bella

...
Mi è capitata una cosa bella.
Anzi no, ho fatto una cosa bella.

E non è che io ne abbia fatte molte in vita mia.

Certo sì, ho fatto tre figli, ma anche lì sono riusciti a smontarmi un po'.

Perché li hai mandati al nido a cinque mesi...
Perché Piccoloprincipe ha ancora il pannolino la notte...
Perché qualche volta gli dai i bastoncini findus a cena...
Perché uno è viziato, uno è ipeteso e uno è un lagnoso...

Ma stavolta no, stavolta è una cosa bella in assoluto, non ci sono punti di vista.
E nessuno può smontarmi, nemmeno io, che sono il mio critico più severo.

Succede però che mi scontro con l'ambivalenza della blogosfera, di questo non-luogo intimo e pubblico insieme.

Se fosse il mio diario segreto, quello che avevo a otto anni, con il lucchetto farlocco che si apriva anche con la forza del pensiero, non esiterei un attimo a scriverne, nei minimi dettagli. Perché è una cosa che mi dà gioia, e la gioia non sono mai stata brava a tenermela dentro.

Ma questo è un blog e, per quanto minuscolo, qualcuno lo legge.
In effetti in pochi, potenzialmente tutti.

E anche se i cattivi della rete di qui non passano mai - no troll, no lingue biforcute, no pettegole invidiose (e del resto, invidiose de che?) - non voglio che nessun pensiero negativo mi sfiori.
Nessuna accusa. Nessun rimprovero. Nessuna insinuazione.

Ok, non me ne dovrebbe fregare niente del giudizio degli altri.
Ma non voglio che questa cosa venga sporcata, neanche di striscio.

Allora potevo non scriverne nulla, e bon.
Ma qui è casa mia, e mi concedo il diritto di farci un po' quello che voglio, anche di essere confusa, criptica e incorente.

E il resto, me lo tengo nel cuore.

venerdì 14 ottobre 2011

Non leggete questo post se aspettate il secondo figlio

...
Succede così.

Che fai un figlio.
E cominciano le notti insonni, le giornate a tette all'aria, montagne di cacca da spalare e abissi di incertezze in cui sprofondare.

Passano un paio d'anni, e cominci a intravvedere una luce. Flebile, ma c'è.

Lui inizia a dormire tutta la notte, scalcia nel suo lettino e non tra le tue costole, si emancipa serenamente dal tuo latte e (meno serenamente) dal pappone biologico, interloquisce come un adulto e ti ci diverti persino.

La vita a questo punto potrebbe assumere un aspetto decisamente roseo, ma noooo!!!
Tu evidentemente non vuoi.

Perché dentro di te comincia di nuovo a farsi largo quella cosa non sempre puntuale, non sempre presente, non sempre coerente, ma che quando arriva ti investe come un tir: lo chiamano istinto materno.

E in più, pensi pure che mica lo puoi lasciare solo, il tuo adorato primogenito: che non glielo fai il fratellino? Ma certo.

Poi di fratellini ne arrivano addirittura due. E ricominciano le notti insonni (doppie), le colichette (doppie), le malattie (doppie, triple, multiple e incrociate), e tutto il simpatico corredino di rogne (doppie) che un fantolino porta con sè insieme al suo profumo di nuovo e ai suoi sorrisi di gengive.

Ma ne vale la pena. Sì, ne vale la pena.
I fratelli sarano un regalo incommensurabile l'uno per l'altro. Per tutta la vita, anche per quando tu non ci sarai più.

E poi, vuoi mettere, GIOCHERANNO INSIEME.

Questo è quello che ti dicono tutti: fai i figli vicini, così potranno giocare insieme, condivideranno interessi simili, si intratterranno da soli e, in definitiva, ti staranno fuori dalle balle per un po'.

Mamme di figli unici, non credeteci. Non è vero. E' una trappola, nient'altro che una strategia messa in atto da forze occulte per contrastare l'effetto della crisi economica sul calo demografico.

Non cascateci anche voi, o vi ritroverete come me, ieri pomeriggio, che ho dovuto metterne uno in isolamento in cucina armato di pennarelli non indelebili, uno in cameretta a decorare il pavimento con il pongo e uno in soggiorno a smontare telecomandi, perchè non facevano che prendersi a mazzate e litigarsi la qualunque.

giovedì 13 ottobre 2011

Pensieri... e parole

...
Fuori dall'asilo
Anziana signora bi-dente, vestito nero e capello tipo strega di Biancaneve dopo la trasformazione.
- Mamma, guarda, uno zombie!
- ... ?
- Ahem, niente signora. Il bambino diceva che assomiglia tanto a sua nonna. Non è che il 31 ottobre verrebbe a una festa? Così com'è adesso, va benissimo...

Fuori dalla piscina
Ragazzetto in tuta e scarpe da ginnastica.
- Mamma, quello è il mio istruttore!
- Poverino. Ah sì?
- Ah, ciao! E' che sa, fuori dalla vasca mica li riconosco sempre, lì sono tutti con la cuffia...
- Beh certo. Anche tu, seminudo, fai un altro effetto. Non preoccuparti. Io ho tre figli e ancora sbaglio i nomi...

Fuori dal portone
Inquilina del piano di sotto.
- Ma che belli! Ma come sono cresciuti! Ma sono proprio simpatici!
- Lo so che li odi per quel dannato cavalcabile musicale, puoi dirlo sai? Ahem, grazie. Ne vuoi uno?

Scampoli di vita.
Le due facce della medaglia.
Imparare a fingere.

mercoledì 5 ottobre 2011

Volevo... ma poi.

...
Ed erano solo le nove.

Erano solo le nove, e i nani erano già tutti e tre a letto, e io gongolavo con il portatile sulle ginocchia, pronta a una pacifica serata di svolazzi nel web, e soprattutto intenzionata ad aggiornare il blog, che lo sto trascurando un po'.

Volevo raccontare del pic-nic di sabato pomeriggio, i nani voraci come formiche, sempre a girare intorno alla busta dei biscotti, i sassi nel fiumiciattolo, dove si narra che viva "un megatopo che si mangia tutto quello ci butti dentro",  i quattro uomini della mia  vita che giocano a apalla, prefigurando un futuro di partitoni domenicali a cui fingerò di appassionarmi... e poi una passeggiata a respirarsi aria buona, il sole tiepido in faccia, quel vento buono che ti accarezza i capelli, la consapevolezza che sì, sta diventando fattibile. Anzi, sta diventando bello.

Volevo raccontare anche di questi giorni pazienti, in cui guardo e scavalco, perchè quando hai tre maschi piccoli devi rassegnarti a convivere con il caos, almeno per qualche anno. Perchè il tempo è troppo prezioso per sprecarlo a combattere battaglie perse in partenza.

Volevo annunciare al mondo che ho deciso di iscrivermi in piscina, di nuovo, dopo la bellezza di 5 anni. L'ultima volta avevo il pancione ripieno di un Piccoloprincipe tutto nuovo, e ricordo quella bellissima sensazione di leggerezza e pace che ti dà nuotare da sola. Altro che palestra. Ok, un'ora a settimana non debellerà neanche un filo di cellulite, ma è tutto quello che posso permettermi, e me lo farò bastare.

Insomma, volevo.

Poi si sono fatte quasi le dieci, e di là qualcuno chiamava. Rantolava, piuttosto.

E niente, avete presente la scena clou del film L'Esorcista? Ecco.

Ma ora è tutto a posto, eh.

Lenzuola cambiate, bimbo grande pulito e riaddormentato.

Solo che si è persa un po' la poesia.

venerdì 30 settembre 2011

Cose che si pensano andando a comprare il latte

...
Il problema è che ce lo dimentichiamo sempre, di comprare sto cazz'e latte.
Che quei tre se ne fanno fuori quasi un litro al giorno, una roba che sarebbe più economico averci una mucca sul balcone.

E quindi l'altro giorno, che erano le otto di sera, apro il frigo e vedo che ce n'è rimasto giusto un goccio.
Il supermercato vicino casa chiude alle nove, stavolta vado io va'.
Che dopo il pomeriggio appena trascorso, passare anche solo un altro minuto sola con loro mi mette i brividi.

E poi vengono strani pensieri.
Tipo che adesso invece che entrare nel parcheggio - mai visto così vuoto - io tiro dritta e scappo.
Sì, scappo.
E domani sono a Londra, che la sera faccio la cameriera in un pub per pagarmi gli studi e il giorno leggo un libro, bevendo una birra, sdraiata in Hyde Park con lo zaino sotto la testa.
No, quella era un'altra vita. E poi la birra non mi piace. E a Londra non ci sono mai stata.

Non vi capita mai di pensare: come sarebbe stato se... ?

Se avessi fatto quella telefonata.
Se avessi preso quel treno.
Se avessi accettato quel lavoro.

Come nel film "Sliding doors", un attimo prima o un attimo dopo che può cambiare tutta la vita.
Che poi invece no, nel film alla fine era lo stesso, che lei avesse o no preso la metropolitana.
Era quello che avrebbe dovuto essere.

Ma insomma, con dieci euro in tasca e il cellulare quasi scarico, Iperfamily batte Hyde Park 3 a zero a tavolino.

Corridoi vuoti in un modo quasi irreale.
Scaffali saccheggiati, luci basse.

Il tipo della macelleria, ancora con il camice, finisce il turno e se ne va con una bottiglia di Aperol e una di spumante.
"Brindi all'IVA al 21% stasera?" gli fa il cassiere.
Non capisco la battuta.
Mi auguro che abbia qualcosa di meglio da festeggiare.

Per me, latte e quattro salti in padella, che stasera di cucinare per noi proprio non ne ho voglia. Tanto loro hanno già mangiato.
Loro, noi.
Prendo una bottiglia di birra, poi la lascio lì.
Compro un pacco di caramelle Elah 900, quelle che mi piacciono tanto, morbide, alla menta e liquirizia.

Torno a casa.

mercoledì 21 settembre 2011

E io volevo ballare

...
Avevo detto che vi avrei raccontato anche del primo giorno di scuola di Piccoloprincipe.
Come al solito sono inaffidabile, ma stavolta ho fatto bene.
Perchè sul primo giorno, in effetti, non è che ci fosse molto da dire: per lui è il secondo anno di asil scuola matern scuola dell'infanzia, e abbiamo ricominciato molto tranquillamente, senza grossi turbamenti.

Ma è l'evoluzione che è interessante.
 
I miei lettori più assidui e attenti (rido) ricorderanno qualcosa dell'altalenante rapporto di Piccoloprincipe con la scuola; nel caso, potete rinfrescarvi la memoria qui.

E quindi, com'è doveroso, facendo un po' la vaga (immaginatemi pure che guardo in su e fischietto) ogni pomeriggio gli chedo: "Com'è andata all'asilo?" - confesso, con lui dico ancora ASILO.
  • Primo giorno: "Benissimo! Sono stato talmente bravo, che la maestra mi ha fatto fare l'incaricato!" (ndT: è dell'incaricato l'ambito compito di distribuire gli zainetti ai compagni all'ora della merenda)
  • Secondo giorno: "Così così"
  • Dal terzo giorno in poi: "Non mi ricordo"
Che poi, adesso che va in piscina e che ho modo di osservarlo più a lungo in un contesto "di gruppo", lo vedo com'è lui: entusiasta, mobilissimo, affabulatore.

Affabulatore, sì, perchè ogni qualche minuto si avvicina in scioltezza agli altri bambini, che li conosca o no, e comincia a raccontare: e parla, parla, parla non so di che cosa, e tu vedi quest'altro bimbetto che se lo guarda e pensa: ma com'è interessante questo bambino. Oppure, quant'è buffo. O anche, questo è un po' matto.

E allora me lo immagino anche in classe, il piccolo sovversivo. Che deve fare le sue cose e argomentare di altissimi sistemi (ultimamente: fogne e Tevere, ma ci sono stati anche pompieri, dinosauri, vulcani, pianeti, ladigestione) e non vorrebbe proprio essere disturbato. Che ha la sua strada, lui, e la persegue con determinazione.

"... dài, non può essere che non ti ricordi. Che è successo?"
"..."
"Prometto che non mi arrabbio"
"E' quando dovevamo stare tutti seduti a cantare la canzone..."
"E... ?"
"E IO VOLEVO BALLARE"

martedì 20 settembre 2011

Non li portiamo

...
Perchè è vero che quando si fa una certa non vedo l'ora che vadano a letto.

Ma poi, altre volte, penso che vorrei tre piccoli portachiavi, da portarmi sempre dietro, fatti così:

- uno tondo, a forma di "facciadiMorbido", con gli occhi giganteschi e le guance che quando le strizzi esce il labbrino
- uno minuscolo e guizzante, e dello Scricciolo mi bastano quegli occhietti che gli si accendono di furbizia, quando trama qualcosa e trattiene un sorriso... ma poi il sorriso gli scappa lo stesso, ed è immenso
- per Piccoloprincipe anche solo la voce, che è argento puro, un fiume ininterrotto, mutevole, immaginifico e variopinto. ecco, magari a qualche decibel in meno della versione originale.

Ma volevo dire un'altra cosa.

Che domenica c'è questo battesimo, e i nanipiccoli non li portiamo.
E a me dispiace un sacco.

Le ragioni di YY sono sacrosante: è meglio per loro (che se ne staranno coccolati dai nonni evitandosi tutto lo stress di messa-pranzo-post pranzum et cetera), è meglio per gli altri (ah, non lo sanno che grana che si sono evitati) ma soprattutto - e diciamolo - è meglio per noi, perché è chiaro che staremo ben più tranquilli, e magari una volta tanto un pranzo al ristorante ce lo godremo pure.

Epperò.

Io non sono una mamma-cozza, o almeno non più. Non sto affermando che sono figa eh, dico solo che non credo che i miei figli mi debbano sempre stare attaccati come piccoli mitili al loro scoglio. Insomma, se il posto o l'occasione non sono adatti, non li porto, e stop. Tanto poi ce li andiamo a riprendere eh!

Mapperò.

Penso che un battesimo non sia proprio proprio inadatto a loro, insomma, non come una serata in discoteca o una bevuta al pub.
Penso che al ristorante c'è un bel prato, che avrebbero potuto correre.
Penso che in jeans e camicia sarebbero stati proprio carini.
Penso che ci saranno tanti bambini, e loro ci avrebbero giocato insieme.

E lo so, lo so, che nessuno ne ha tre, nessuno ha due gemelli, nessuno li ha di quest'età di mezzo in cui non sono nè piccole amebe immobili nelle loro culle, nè autonomi ragazzini auto-intrattenentesi.

Lo so.

Epperò. Mapperò.

domenica 18 settembre 2011

Cose che succedono in una tranquilla domenica casalinga

...
- che, ve lo ricordate "il blu"? Dài, ne avevo parlato in questo divertentissimo post. E' (era?) un minuscolo pezzo di plastica azzurra che Piccoloprincipe, da maniaco feticista qual è, aveva raccattato sulla spiaggia di Carlo. Il suddetto oggettuncolo dalle microscopiche dimensioni è stato perso e ritrovato un centinaio di volte (sulla spiaggia, in piscina, in camera, in sala da pranzo, in macchina) ed è incredibilmente tornato a Roma con noi.
Senonchè oggi Piccoloprincipe LO HA MANGIATO.
Ora, già il fatto che lui, inappetente cronico, che quando gli offri un piatto di fettuccine al ragù sembra che gli stai dando il veleno, decida consapevolmente di mettersi in bocca e deglutire un corpo estraneo non identificato (che è? un tondino scappato da qualche giocattolo? un coriandolo solidificato? boh.) me le fa girare a manovella. Mappoi, ha avuto il coraggio di attaccare la frigna tutto il pomeriggio perchè lo rivoleva indietro. Sì, ero io che dicevo che Piccoloprincipe è un bambino eccezionalmente svegli e brillante: mi rimangio tutto.
Infine: se c'è un medico in linea, per favore, mi confermi che non devo passare i prossimi giorni a frugare tra le sue feci per essere sicura che il blu sia stato espulso. Al massimo, finalmente, l'arguto pargolo avrà trovato il modo per portarlo con sè. Sempre e per sempre.

- che oggi ho fatto tre cose:
  1. ho preparato per pranzo un risotto zafferano e zucchine. Ma durante la cottura, invece del brodo ho usato la limonata che stavo sorseggiando. E' venuto così così.
  2. mentre facevo il bagnetto al Morbido, in un momento di estasi di fronte a tanta morbidezza, e crogiolandomi nella soave beatitudine di sbagnettare un solo bambino per volta, ho aperto l'acqua mentre il doccino era rivolto in su. Tipo fontana insomma. Mi capita almeno due volte al mese, secondo me non è normale.
  3. stavo mettendo a posto la spesa, e con la mia consueta grazia ho urtato il barattolo del pesto. Naturalmente chiuso male. Naturalmente un casino che non vi dico. Anche questo mi capita con una certa regolarità, con le seguenti (non esaustive) varianti: il barattolo dello yogurt che esplode, la bottiglia del latte che si rovescia, la confezione di uova che va in frittata.
Se fosse luglio, direi che ho proprio bisogno di staccare.
Ma siamo a metà settembre, mi sento in colpa anche solo a pensarlo.

mercoledì 14 settembre 2011

Il peggio di me

...
Il peggio di me è quando mi arrabbio.

Il peggio di me è quando perdo la pazienza, ma la perdo di brutto, perchè loro sono insopportabili e gridano, e piangono, e litigano per un pezzo di pongo, per una sediolina, per una stupida palla viola, per tutto.

Il peggio di me è quando mi viene voglia di piangere e scappare, perchè so che non ce la posso fare, e allora me ne vado nell'altra stanza e chiudo la porta, non voglio sentire niente, niente.

Il peggio di me è quando urlo "non urlate!", quando non consolo ma rimprovero, quando non comprendo ma impongo, quando non ci provo ma mi arrendo.

Il peggio di me è quando li guardo e davanti ho un velo nero, e vorrei prenderli tutti e tre e stringerli forte e dire "dài dài che è passato", e invece resto fredda, severa, distante.

Il peggio di me è anche quando poi tutto passa, e allora abbraccio il Morbido per dargli la buonanotte e lui ride, ride di pancia, quel Morbido che ha frignato tutto il pomeriggio facendomi impazzire; e lo Scricciolo mi porge la fronte per il bacino, silenzioso nel suo ciuccio azzurro, riappacificato con il mondo e con il suo lettino; e Piccoloprincipe, Piccoloprincipe che oggi era ingestibile, che poi mi voleva chiedere scusa e dirmi che mi voleva bene quando io non potevo accoglierlo, non sapevo accoglierlo, Piccoloprincipe è andato a letto triste, anche se alla fine ci siamo stretti forte forte sul divano, senza dire niente.

Ecco, il peggio di me è anche quando tutto passa, perchè non lo so far passare davvero, perchè questa pessima, pessima prova di me mi sta graffiando dentro e per farmela passare dovrò dormirci su, e sperare che domani, quando ci sveglieremo, leggerò nei loro occhi che mi avranno perdonato.

martedì 13 settembre 2011

Fuori tutti

...
A questo punto hanno ricominciato proprio tutti.

I nanipiccoli è ormai dal 1 settembre, dopo un'interruzione di appena un mese che è passata un po' così, sotto silenzio, come se non ci fosse mai stata, che sono tornati all'asilo nido. Un cosiddetto reinserimento rapido e indolore, per loro che a 21 mesi sono già dei veterani e che, essendo di dicembre, andranno alla scuola materna piccoli piccoli.

E dunque, quest'anno dovranno, nell'ordine, imparare a:

- parlare, almeno un pochetto: se penso che Piccoloprincipe ha iniziato la materna a 3 anni e 7 mesi, e parlava usando con cognizione il periodo ipotetico, mi prende male
- mangiare da soli: e su questo siamo a cavallo. Nel senso che già un po' lo fanno, e comunque non potrà mai, mai, mai essere peggio che con quello sbalestrato inappetente del fratello grande
- togliere il pannolino: aiut. argh. sigh. questo mi preoccupa più di tutto. Cominceremo, come da manuale, in primavera/estate, mi chiedo se pochi mesi basteranno, considerato che Pp aveva già tolto il pannolino da un anno e ciononostante qualche incidente di percorso, durante l'anno scolastico, c'è stato.

State per dirmi che tendo un po' a fare dei paragoni??? Lo so, non si fa, è che cerco di capire cosa mi aspetta, con l'unico termine di confronto che ho. E sì che me l'hanno detto, ripetuto e scritto - e molto probabilmente l'ho scritto pure io - che "ogni bambino è una storia a sè" e quindi alla fine sono inutili tutte queste sdk* mentali. Ma tant'è, mi piace farmi del male.

... e quindi, stavo appunto dicendo che l'inserimento è stato perfetto, loro sono tranquilli, giocano, mangiano, dormono, da oggi cominciano con il tempo pieno e insomma stanno alla grande.

Perchè tutti i miei figli sono molto molto contenti di lasciare casa loro per andare all'asilo?
Devo cominciare a farmi delle domande?
Non lo farò, sappiatelo.


p.s. E domani parliamo del nanogrande, che ieri è tornato alla scuola materna.



* sorella di kate - geniale espressione che ho rubato a Seavessi, del blog Se Avessi Tempo :-)

giovedì 8 settembre 2011

It's swimming time!

...
Avevo dimenticato la logorrea spiazzante di Piccoloprincipe nei tragitti in macchina.

- Ma le meduse ce li hanno gli occhi? (Google deve essere maschio... non c'è mai quando ho bisogno di lui)

- Ma il cielo è profondo? (e anche sempre più blu)

- Ma perchè mi hai iscritto in piscina?
- Perchè ci hai detto che ti piace tanto.
- E i fratellini?
- Loro no, sono ancora piccoli.
(lo so. lo so che me lo hai chiesto almeno cinque volte perchè ti piace sentirtelo dire, che "solo tu". Piccolo, piccolo, piccoloprincipe, lo so che hai paura di perdere il trono, ma non preoccuparti, là sopra c'è un sacco di spazio. ci state seduti comodamente anche in tre.)

- Ma qui siamo ancora a Roma?
- Certo! Siamo vicino casa... qui abitano zioA e ziaB.
- Perchè zioA e ziaB sono nati della Lazio, poverini?
(ecco. ora posso morire in pace, ti ho insegnato tutto quello che so.)

- ... e non ti mettere a bere l'acqua della piscina, che dentro c'è il cloro (e molto probabilmente la pipì dei tuoi compagni)!
- Che cos'è il cloro?
- Ehm... hai visto che in piscina c'è quel buon odore? E' il cloro!
- Pensavo fosse un tipo di disinfettante...
(argh)

E finalmente arriviamo. E lui impazzisce di felicità.
In vasca è scatenato, ed è il primo a tuffarsi, e il primo a voler fare gli esercizi, e il primo a (ahem) scappare nelle altre corsie. Credo che gli istruttori abbiano già capito il tipo.

E, dopo, ci siamo seduti noi due soli soletti, come due fidanzati, su una panchina a fare merenda con biscotti e succo di frutta. E a chiacchierare, e a dirgli quanto è stato bravo a farsi la doccia da solo, e a spiegargli che ci torniamo venerdì, sì, tutte le settimane.

E io ho scoperto due cose molto positive per la mia traballante autostima di mamma:

1. ho sempre ammirato le mamme che portano i figli a "fare delle attività". Pensavo: vedi, che brave, si smazzano di qua e di là solo per il bene del proprio bambino. Manco pe' gnente. Vuoi mettere, farsi un viaggetto in macchina, scaricare il pargolo in acqua e goderselo mentre disubbidisce ad ALTRE PERSONE,  invece che passare il pomeriggio da sola con tre nanastri indiavolati tappati in casa? Voi che scegliereste? (sì, ok, ciò comporta un piccolo aiuto per tenere gli altri due. ma che saranno mai un paio di orette due volte a settimana, per far felice il tuo primo, amato nipote? vero, nonna?)

2. stavolta sono stata una grande. Mentre lealtremamme si arrabattavano negli spogliatoi, sudando copiosamente nelle loro camicette bianche e inciampando nei copriscarpe, io mi pavoneggiavo in canottiera, pantaloncini e ciabatte. Lo sapete, no, che in piscina ci sono circa 40 gradi, ma quelli percepiti a causa del tasso di umidità saranno almeno 65? Io sì, perchè lì ci abbiamo fatto 2 anni di baby-nuoto. E quindi, nella borsa, ho portato un cambio anche per me. Una hola, grazie.

3. avevo detto due? No, tre. Mi è venuto in mente nominando il baby-nuoto. Quando, ad accompagnare l'allora figlio unico Pp ci andavamo sempre, inderogabilmente, in due. Sembrava che uno non ce la potesse fare da solo, non chiedetemi perchè. Adesso, mi sto già mentalmente organizzando per quando li porterò tutti e tre, probabilmente da sola. La cosa mi terrorizza, certo, ma mica tanto poi.

- Ti sei divertito oggi in piscina?
- Molto!
- E qual è la cosa che ti è piaciuta di più?
- La merenda.

domenica 4 settembre 2011

Souvenir di viaggio

...
Della vacanza ci siamo portati a casa un po' di roba...

Lo Scricciolo, oltre a un'energia che gli tende tutti i minuscoli nervi e lo fa correre invece che camminare e saltare anzichè fermarsi, è tornato a Roma pieno di bollicine rosse.
E visto che, dicono, per il secondo figlio (o secondo/terzo, in questo caso) si è meno ansiosi, dopo aver consultato, al mare, la farmacista (è solo sudore) e la guardia medica (è solo sudore), una volta tornati a casa l'ho portato pure dalla pediatra, tanto per farmi dire che sì, è solo sudore.
Nota: entrati nello studio della pediatra, lo Scricciolo, che era sul passeggino, ha cominciato con il suo temutissimo "Jiù! Jiù!"; e come quei pupazzetti che vanno a carica, che appena toccano terra fanno partire a razzo le gambette, così lo Scricciolo, messo finalmente jiù ha preso il fugone ed è andato dritto dritto a strappare dalla parete un manifesto sui percentili. Come se non avesse pensato ad altro da quando era entrato. Bella per lui comunque, io detesto i percentili. Commento della pediatra: "Ma lui non è quello piccolo? ... ma non era quello buono?"

Il Morbido ha riportato a casa un'abbronzatura invidiabile e dei colpi di sole che il mio parrucchiere se li sogna. Adesso sembra un cinese con gli occhi sempre sgranati e i colori invertiti (pelle scura, capelli chiari). E poi, una vagonata di paroline nuove, tutte con molte T e con molte Palla di mezzo. Ha imparato a dare i bacini arricciando le labbra e ha tirato fuori una dolcezza sconosciuta ai suoi irruenti fratelli. NonnoZino sostiene che è gay. Nel caso, sarà la femmina che non ho mai avuto.

Piccoloprincipe ha raggiunto un grosso traguardo. Per questa estate avevamo due obiettivi di crescita, peraltro perseguiti con scarsissimo impegno: togliere il pannolino la notte e spostarlo a dormire in cameretta con i fratelli. Sul primo punto siamo rimasti arenati, il fatto è che lui VUOLE farsela addosso la notte perchè, testuali parole, gli piace. Insomma, ama sguazzare nel proprio piscio mentre dorme: mandano dallo psicologo infantile per molto meno. Invece, in vacanza, dove abbiamo chiesto una stanza matrimoniale con stanzetta adiacente per i tre lettini, non ha potuto opporsi e, senza neanche troppe storie, è andato a dormire di là. Della serie: mettilo davanti al fatto compiuto. O anche: io in realtà ero pronto, aspettavo solo l'occasione per farlo senza darvi l'impressione di essermi arreso. Che bel carattere.

E io? Io domani torno al lavoro, ma non mi dispiace; mi sento positiva e ottimista perchè sento che quest'anno sarà più facile del precedente. DEVE ESSERLO. Loro sono più grandi, per certi versi più gestibili, e forse si ammaleranno pure di meno. E poi c'è quel buon proposito di ritrovare un po' me stessa, che mi tiene su. Vediamo quanto dura. Nel caso, bacchettatemi anche voi.

giovedì 1 settembre 2011

Ricomincio dal fucsia(n)

...
Questa cosa che settembre è il vero gennaio la scrivevo qualche post fa, e la ritrovo sparpagliata nei pensieri di molti, blogger e non.
Una trentina di anni di scuola, alla fine, qualcosa mi hanno lasciato: la sensazione che a settembre si ricomincia, altro che gennaio.

E insomma, in questi casi si fanno bilanci e buoni propositi. In genere. Ma anche no.

Però c'è che mi sono comprata questi occhiali nuovi fichissimi, e il fatto di esserne così tanto, ma così tanto orgogliosa mi dà la misura di quanto io sia caduta in basso.

Intanto, non è che mi sono alzata e ho detto: "Orbene, è dal 2006 che non mi controllo la vista; nel frattempo ci sono state 2 gravidanze e 3 allattamenti, forse qualche diottria l'avrò persa. Andare, andare!"
No. Più prosaicamente, in vacanza la sera appoggiavo libro e occhiali sul comodino, e la mattina non sempre mi ricordavo di toglierli dalla nano-portata. E dunque, un giorno ho trovato una stanghetta staccata di netto. Non so quale delle sei manine nei dintorni sia la colpevole, è scesa in camera un'omertà che manco ne "Il Padrino".

E quindi mi riaffaccio dopo un lustro, e non senza vergogna, dal mio ottico di fiducia, e constatiamo con sorpresa che nonostante le vicissitudini degli ultimi 5 anni non sono poi peggiorata granché; ogni tanto il mio corpo mi soprende in positivo.

Finita la fase più prettamente medica - che mi dà sempre una certa ansia da prestazione - sono gaiamente passata a quella estetica.

Venivo da un paio di occhiali in metallo grigetto, rettangolari, un po' alla signorina Rottermaier: mica brutti eh, solo un po' anonimi. E del resto, io sono così, decisamente poco appariscente.

"Un cesso", commenteranno i più maligni.
No dài. Certo, se mi prendi smontata non c'è una singola parte di me che mi piaccia davvero (fronte troppo alta, occhi troppo piccoli, capelli troppo opachi, carnagione troppo pallida, tette troppo nulle, fianchi... ebbasta no!), ma nell'insieme non sarei neanche malaccio. Se non fosse per questa tremenda pigrizia estetica.

Ricordo solo qualche lontana e brevissima fase tardo-adolescenziale, in cui mi truccavo con una certa perizia, mi mettevo addirittura lo smalto e osavo un abbigliamento femminile, direi anche vagamente sexy; poi il nulla, total black per non sbagliare, matita, ombretto e un velo di fard per non sembrare appena evasa dall'obitorio, scarpe più comode che belle e un rinnovo del guardaroba con tempistiche da passaggio di era geologica.

Ma sto divagando.

Gli occhiali fichissimi sono parzialmente a giorno, sempre rettangolari, ma soprattutto con la montatura fucsia (o fucsian, come dice Pp) e coi brillantini persino. Non potete capire quanto sono fashion.

Ora manca solo un passaggio dal parrucchiere (l'ultima volta? mmmmhhhh... battesimo dei Nanipiccoli, settembre - lo vedi? lo vedi? - 2010. ok, dài, insultatemi pure), e poi una pianificazione seria. Ma seria davvero: rivoluzione parco abiti (giuro che al prossimo cambio di stagione butto un sacco di roba), raffinamento pochette dei trucchi, una manciata di minuti al giorno per la scelta degli accessori, parrucco con frequenza consona per non ritrovarmi con questo cespuglio informe color pantegana del Tevere, e anche qualche puntatina dall'estetista.

Voglio prenotare un piedi-mani-viso senza pensare che sia quella strana malattia esantematica che ancora non abbiamo preso.

E beh, lo so, come buon proposito di inizio anno scolastico è un po' (tanto) frivolo, ma porta in germe qualcosa di più: ovvero ME, il bisogno di volermi più bene, la voglia di rimettermi, se non proprio al centro del mio mondo (che lì è già occupato da un sacco di persone basse), almeno DENTRO LA CIRCONFERENZA.




martedì 30 agosto 2011

Differenze

...
Come accennavo nel post precedente, parte delle vacanze le abbiamo trascorse con una coppia di nostri amici.

Lei (chiamiamola AmicaM, che oggi mi sento piena di fantasia) è la mia principale interlocutrice quando si tratta di confrontarsi su tematiche prettamente genitoriali; come se non bastassero blog, forum e compagnia bella.

E sì, è la mamma delle due bimbe belle, bionde e soprattutto femmine.

AmicaM e Gemini sono parecchio diverse.

Per dirne una, la casa di AmicaM è un tempio, quella di Gemini un frullatore.
AmicaM è ordinata, possessiva e premurosa, Gemini continua a perdere pezzi per strada e se ne preoccupa solo quando se ne ricorda.
AmicaM è anche piena di dubbi e incertezze sul suo essere mamma, Gemini (lo sapete, no?) pure.

E insomma.

C'era in albergo con noi questa ragazza con i capelli rossi e la pelle d'alabastro, di Roma pure lei, che aveva una passione ricambiata per il Morbido. E vi assicuro che è facile appassionarsi a un morbido abbronzato, con i capelli biondi e lisci come fili d'oro, gli occhi giganteschi e che ha deciso che è il momento di cominciare a parlare e lo fa con la voce di Hallo Spank.

E la ragazza con i capelli rossi, quindi, più volte al giorno e in contesti diversi se lo prendeva e se lo spupazzava, e facevano buche nella sabbia, e guardavano insieme riviste e di moda (ahem), e si coccolavano sul dondolo, ed era proprio ammòre.

AmicaM, intanto, disapprovava silenziosamente. Gemini se la scialava (perchè ogni tanto, uno di meno faceva comodo) ma sentiva i suoi pensieri.

G: "Dai, dimmelo. Che dovrei fare secondo te?"
AM: "... io me lo sarei già andato a riprendere. Ma lo sai, io sono una mamma-piovra piena di tentacoli"

E poi ha raccontato a Gemini uno di quei filmetti di serie C che passano in estate su Canale 5, con la solita tipa ambigua che si insinua nella famigliola felice conquistandosi prima i figli, poi il marito, fino ad un drammatico epilogo.

E insomma, AmicaM è fatta così.
Gemini no, ma le vuole bene lo stesso.

E quindi ha continuato ad approfittare della situazione, millantando discrezione ("Dài lo porto via, non ti voglio disturbare!" "Ma no, ma no, mi fa piacere: guarda come gioca buono buono" "Già... guarda com'è buono ora"), mentre AmicaM, torva, sorvegliava il tutto scuotendo la testa.
 
Per la cronaca: il Morbido è tornato a casa e lotta con noi.

domenica 28 agosto 2011

Estate 2011: sapevatelo...

...
che tu fai la borsa dei giochi intelligente, con tre-di-tutto (tre palette, tre secchielli, tre rastrelli, tre camion) e loro si contenderanno furiosamente una bottiglia di plastica raccattata chissà dove

che tre maschi piccoli che condividono la stessa cameretta, prima di addormentarsi si raccontano cose "troppo importanti che voi non le potete neanche immaginare"

che un maschio grande che per tutto l'anno è andato in palestra 2 volte a settimana facendoti rosicchiare i gomiti, a un certo punto può tornarti utile

che l'erba del vicino è sempre più verde, ma se ci guardi bene dentro scopri che la tua amica, madre di due figlie bionde, con gli occhi verdi ma soprattutto femmine - una quattrenne che ha tolto il pannolino notte/giorno a due anni, che mangia la carbonara e i broccoli con lo stesso vorace entusiasmo e che nuota senza braccioli, e una settemesenne morbidissima che passa le giornate tra tetta e passeggino - è stressata, dubbiosa e pervasa da mammeschi sensi di colpa proprio come te

che passeggiare la sera in formazione 4-4-5 (4 adulti, 4 passeggini - di cui uno gemellare - e 5 bambini sotto i 5 anni) ti rende un po' l'attrazione del luogo

che vedere tuo figlio, scricciolo e ipercinetico, precipitare dal seggiolone ti fa tremare le gambe per le successive 24 ore

che con una buona dose di organizzazione e un'ottima dose di solidarietà genitoriale riesci anche a farti l'insperato bagno da sola (uno solo però)

che ognuno ha il feticcio che si merita, e se tuo figlio quattrenne, il tuo primo e adorato virgulto, si sceglie un pezzo di plastica azzurra della forma e dimensione di un CORIANDOLO PICCOLO, lo chiama amorevolmente "il blu" e riesce a perderlo e ritrovarlo dalle tre alle cinque volte al giorno, devi cominciare a chiederti dove hai sbagliato

che niente ti dà piú la dimensione del tempo che passa dei bambini, soprattutto quelli che rivedi a distanza di un anno (perchè adesso sei più alto di me, eh? perchè???)

che verrà un tempo in cui riposerai indisturbata sul lettino, persa in un libro da un milione di pagine sorseggiando una bibita ghiacciata, un tempo di braccia pelose, voci baritonali e sguardi sfuggenti. E allora la pelle morbida di questi corpi batuffoli, le voci argentine che ti chiamano millemila volte al giorno, i loro occhi traboccanti di scoperte e questa brama di averti vicino, già lo sai che ti mancheranno, anche se non lo dici a nessuno

che, infine, sei ciabattine da mare minuscole - di cui due paia di seconda mano - messe ad asciugare sul balcone meritano una foto, questa :-)







sabato 13 agosto 2011

Comunicazione di servizio

...
... NOI CE ANDIAMO A CARLO!

Buona estate (che ormai è quasi finita) a tutti :-)

venerdì 12 agosto 2011

Quando ti si rompe una scarpa

...
In questo periodo non sono molto fortunata con le scarpe.

Chi mi segue su Twitter (ha ha!) ricorderà che, qualche settimana fa, mi hanno rubato le scarpette dei Nanipiccoli da sotto il passeggino, che la notte viene parcheggiato nell'androne di casa perchè, come ogni passeggino gemellare che si rispetti, non entra in ascensore. Non chiedetemi perchè le amate "ppappe" erano lì sotto, invece che ai piedini dei miei insofferenti bambini, tanto non ve lo dirò.

Ma sto divagando.

Dicevo che, nella mia gloriosa carriera di pasticci nel percorso casa-ufficio, questa perla mi mancava.

Camicia bianca con goccia di caffè, celo.
Pantaloni con macchiolina inequivocabile, celo.
Uscita con due scarpe diverse (variante: in ciabatte), celo.
Dimenticato a casa patente, cellulare, portafogli, chiavi di casa, naturalmente celo.

Epperò questa è stata tremenda.

Perchè c'è un senso di profonda impotenza nel camminare a piede nudo per le strade luride di questa città. Perchè che altro puoi fare? Saltellare fino a destinazione è al di là delle mie doti atletiche, quindi niente, ti dai un tono, provi a fare la vaga e ti avvii con il piede rattrappito e con la scarpa in mano bene in vista (per far vedere che mi si è rotta adesso eh? non ci sono uscita da casa).

E per fortuna che, per puro caso, ieri avevo qualcosa di più dei soliti 5 euri in tasca.
E per fortuna che ho trovato un negozio proprio lungo la strada, quindi adesso ho pure le scarpe nuove.
E per fortuna che la gente a Roma pensa solo ai fatti suoi, quindi magari non se ne sono accorti. O non tutti, almeno.

E per la serie "le morali di Treditutto", cosa ci insegna questa storia?

Non comprare mai scarpe di bassa qualità. Uhmmm... nònso.
Portati sempre dietro qualche euro in più per le emergenze. Pure.
Ma soprattutto, se devi rompere, perdere o farti fregare le scarpe, almeno aspetta i saldi.


mercoledì 10 agosto 2011

Redde rationem

...
Mi rode dannatamente ammetterlo, ma devo farlo. Lui è più bravo di me. Merda.

E' che io sto ancora lavorando, sarò al chiodo per tutta la settimana, mentre YY da lunedì è in ferie; e così, incosciente e baldanzoso, ieri si è caricato in macchina i due terzi della prole, i due terzi PICCOLI, e se li è portati al mare. Da solo.

E naturalmente poi se l'è pure tirata.

"Ma tutt'apposto, sai? Sono stati bravissimi... Si sono fatti mettere la crema, seduti sul lettino, poi hanno giocato per più di un'ora sotto l'ombrellone, hanno mangiato la mela, poi siamo stati un po' a riva, ho fatto una doccetta a tutti e due e appena li ho messi in macchina si sono addormentati." Basta poco, che ce vo'?

Ora, va bene che io come madre sono diversamente adeguata, ma perchè ho il vago sospetto che IO non ne sarei stata capace? Perchè ho la ragionevole certezza che non ci avrei manco provato?

Perchè mi faccio tremila pippe ment problemi, ecco perchè. E sono due, e sono tre, e sono troppi, e sono piccoli, e scappano, e si fanno male, e dove metto uno mentre cambio/inseguo/sdoccio/incremo l'altro.

Fatto sta che con lui stavano fermi. Con me, sono ipercinetici.
Con lui hanno giocato con paletta e secchiello. Con me, si sarebbero presi a palettate e secchiellate.
Con lui si sono trastullati sul bagnasciuga. Con me, avrebbero rischiato l'annegamento.

Ma mo' basta. Alla-riscossa mode: on

Da settembre (che i buoni propositi si fanno dall'inizio dell'anno scolastico, mica solare, non lo sapevate?) si cambia.

Da settembre io faccio da sola.


E intanto, mio malgrado, una hola per lui.

lunedì 8 agosto 2011

... e io (non) lo nacqui.

...
Una terrazza proprio sul mare.

Una casa con l'ascensore dentro, e un soggiorno grande come il mio appartamento.

Un bicchiere di vino bianco ghiacciato, anzi due.

La testa che gira un po', e un dondolo per sedersi.

Il vento che viene dal mare e te ne porta il profumo.

Un pranzo a base di pesce e un vassoio di frutta colorata e freschissima.

Il bello di stupirsi di tutto questo e sentirsi bene, perchè non è il tuo mondo, ma ogni tanto ti ci fanno entrare.

giovedì 4 agosto 2011

Crisi d'Agosto

...
E' che uno pensa che ad agosto la gente non esista.

Allora, già io di mio ci metto un'ora e mezza per arrivare in ufficio. Non lo sapevate? Sapevatelo.

Adesso che ci si sono messi con questa storia della Metro C, che guarda caso interseca la A (la MIA) nel punto priciso 'ntifico (cit.) dove dovrei scendere IO, giustamente decidono di chiudere un tratto della linea A ad agosto.

[e quindi scendi a Termini, e risali su, e prendi la navetta, e ricordati che i mezzi di superficie conoscono il traffico, e rifallo all'incontrè, e insomma un culo una faticaccia che non vi dico]

Giustamente, dicevo, agosto.
Perchè si presume che molti stiano in vacanza.

Ora, a parte che io sto ancora lavorando, e questo per la mia personale visione gemini-centrica dell'Universo è un'aberrazione; ma poi qui c'è un fottìo di gente!

Vabbè, non voglio dire che è come a novembre, già che le scuole siano chiuse fa una bella differenza; epperò perchè, se stanno tutti al mare, io per risalire dalle segrete della Stazione Termini ci metto 13 minuti (sì, li ho cronometrati, sono malata), camminando in processione in mezzo a una fiumana di gente, che ci manca solo di cominciare a litaniare "ohi Mariaaa" (oddio no, quelli erano gli Articolo 31)?

Non scappate, non è che volevo arrivare a dire che "c'è la crisi" (l'ho detto!), e per questo la gente non va in ferie: no.
Volevo condividere con voi questa perla di saggezza, snocciolata da una riccona che bazzica l'ufficio e che si lamentava in cotanto modo:
"... ma dov'è sta crisi poi? Io e Ferdi (nome di fantasia n.d.G.), ci credi che non siamo risuciti a trovare un posto in quell'hotel fichissimo extralusso super-snobberrimo? E sì che avevamo un budget importante eh?!? E poi dicono che c'è la crisi..."

Ecco, glielo spiegate voi alla riccona ingioiellata che quei cattivoni che le hanno fregato il posto nell'hotel figherrimo, non sono proprio le prime-prime persone che risentirebbero di una crisi economica, nel caso ci fosse???

lunedì 1 agosto 2011

Un altro anno

...
Avete cominciato che gattonavate, poi vi siete alzati in piedi e avete iniziato a correre.

Il primo giorno avete mangiato una brodaglia biologica con l'omogeneizzato dentro, l'ultimo la pasta al pesto e il polpettone.
A settembre dicevate a malapena "mamma", e non sempre con cognizione di causa, a luglio fate discorsi pregni di contenuto e soprattutto ben auguranti per il futuro (S: èèèèèmio! - M: no!).
Avevate un dente in due, ora siete squaletti pericolosi.

In quelle stanze colorate e luminose vi hanno fatto giocare nella sabbiera anche se mangiavate la sabbia, vi hanno dato in mano i pennarelli anche se il foglio era l'ultimo dei vostri obiettivi, vi hanno insegnato a mangiare da soli nonostante la vostra pessima mira.

Vi hanno portato in giardino con le belle giornate e rimboccato le copertine d'inverno, vi hanno cambiato mille pannolini e misurato troppe volte la febbre, vi hanno consolato se eravate tristi e fatto ridere tanto.

Vi hanno insegnato a crescere anche se era più faticoso.
Vi hanno dato affetto, fiducia, virus e coccole.

Hanno colmato le nostre lacune, e riempito le nostre assenze.

Per tutto questo, per molto altro: grazie a E, S e V per un altro anno indimenticabile.

(Non temete, a settembre torniamo belli carichi)

mercoledì 27 luglio 2011

Istantanee da una fuga

...
Scena 1 - L'arrivo
Il nostro ingresso nel familiare albergo è trionfale ed acclamato, manco fossimo i Brangelina sbarcati a Cannes. Piccoloprincipe ha un seguito di ammiratori consolidato nell'arco di tre memorabili estati e decine di esilaranti siparietti ("Ma lo dice ancora - Come fa Totti? Goool!" "Signora, quello era tre anni fa... adesso le dice anche la composizione del capitale sociale dell'AS Roma..."), i Nanipiccoli dal canto loro partono già un pezzo avanti in quanto gemelli e quindi, per definizione, catalizzatori di domande più o meno opportune (vedi anche qui).

Scena 2 - La sorpresa
Piazziamo i tre gnomi fuori dalla porta della camera dei nonni, davanti c'è Piccoloprincipe che fibrilla, dietro i due piccoletti con l'aria interrogativa e il ciuccio in bocca. Bussano con la loro consueta grazie, dopo qualche minuto Nonna Iaia apre e, tutt'd'n'fiato...
"Ciaononnatiabbiamofattounasopresamanontipreoccuparerestiamosolotregiorni!"

Scena 3 - In spiaggia
Finalmente la superiorità numerica adulti vs bambini è ristabilita, e questo vuol dire, che...
Piccoloprincipe, le cui routine vacanziere rasentano l'ossessione, se ne va a vedere gli scogli con l'ipercinetico papà
lo Scricciolo, gli occhi che gli brillano impavidi, ride come un pazzo in mezzo alle onde insieme al nonno
il Morbido, placido e concentrato, svuota e riempie, per un tempo meravigliosamente interminabile, un secchiello con sabbia, sassolini e qualche mozzicone di sigaretta, sotto lo sguardo adorante della nonna
epperciò - io posso anche acquattarmi silenziosa nelle retrovie e concedermi due (due!) agognate nuotate.

Scena 4 - Sulla via del ritorno
I nani sono esausti e dormienti, noi siamo gasati al massimo da 'sta cosa di aver osato un viaggetto fuori programma che, poi, è andato pure come meglio non potevamo sperare.
"Abbiamo fatto proprio bene eh? Hai visto quanto si sono divertiti? E ci siamo anche riposati! Vedrai vedrai quanto gli farà bene quest'aria di mare..."

...
...
...


"Coff coff!"
"Che è stato?"
"Niente. Dicevi?"

venerdì 22 luglio 2011

Senza paracadute... o quasi.

...
Io sono una che fa le liste. Ecco, l'ho detto.

E mi piacerebbe essere la mamma sportiva che "prende e parte", che "quello che non ci siamo portati ci compriamo là", che insomma non si fa troppe pippe ment paranoie quando si tratta di fare le valigie per staccare un po' la spina. Ma invece no, sono una secchiona inside. Ho la lista delle cose da portare quando parto per le vacanze salvata tra i Google Documents, ogni anno la salvo con nome e la aggiorno. Lo so, mandano alla neuro per molto meno.

Comunque oggi no.

Perchè YY l'altro ieri mi ha detto "Non te lo sto chiedendo, lo facciamo e basta".
Perchè la prospettiva di due/tre giorni fuori città mi alletta parecchio, visto che per le ferie vere c'è ancora da aspettare un po'.
Perchè voglio vedere la faccia di NonnoZino e Nonna Iaia che, ignari, si vedranno arrivare i nipoti tra capo e collo. Che bella sorpresa, eh? Vabbè, ci fermiamo solo fino a domenica, dopo possono riprendere la loro vacanza-recupero forze.
Perchè, soprattutto, già lo so quanto saranno contenti LORO.

E così, tra cinque minuti ,YY nano- e valigio- munito mi passa a prendere in ufficio e partiamo.
Così, con un giorno di preavviso, cotta e mangiata. Voglio una Vita spericolata.

Ahem, sì, più o meno.
Perchè... non ve l'ho detto?

Andiamo a Carlo.

martedì 19 luglio 2011

Avada Kedaaaavraaa!!!

...
Sì, sono un'esaltata.

E sì, lo confesso: sono una fan del maghetto con gli occhiali.

Lo leggo da quando non era nessuno, ho seguito la sua avvincente ascesa, mi sono sciroppata i suoi libri, di complessità e peso specifico via via crescente, e ovviamente me lo sono goduta anche al cinema. Ahem, a parte il sesto e il settimo film, che sono stati sacrificati sul sacro altare del nano-accudimento, e per i quali abbiamo ripiegato sull'home video (si dice ancora così?), quelle due sere che non sono svenuta tre minuti netti dopo aver messo a letto i pupi.

Ma l'ultima puntata dovevo gustarmela con tutti i crismi e anche di più, epperciò.

Per la seconda volta nel giro di un mese, facendo sballare tutte le statistiche consolidate in oltre quattro anni di genitorialità, io e YY abbiamo smollato la prole ai volenterosi nonni - che dovevano pur scontare una pena equa, visto che domani se ne partono alla volta del mare abbandonandoci al nostro destino - siamo saltati in moto, entusiasti come due pivelli, e il vento fresco della sera ha spazzato via in un attimo il mal di testa che mi attanagliava.

Con tutti i crismi, dicevo. E quindi cinema figo al Centro, occhialini 3D (embè!), poltrone comode e occasionalmente vibranti e barile di pop-corn formato famiglia.

Bello proprio. Scenari da togliere il fiato, ritmo incalzante, una lacrima sul viso (di Alan Rickman), e brandelli di Voldemort sparsi per tutta la sala. E poi Harry neonato che sembrava il Morbido quando si offende.

E ora, orsù, traiamo le debite conclusioni.

Cosa ci insegna questa saga, così magica eppure così umana, questa grande storia di amicizia, coraggio, e pure amore? Qual è la morale che si evince, al termine di una siffatta, epica e commovente avventura?
...
...
...




Che ogni tanto fa bene uscire child-free. Ma parecchio eh.

venerdì 15 luglio 2011

Cose di cui andare orgogliose: la mia intervista a NinaCerca

...
In genere, non ho l'abitudine di pubblicizzare gli articoli che scrivo per Tuttomamma qui nel mio blog personale: sono due cose diverse, indipendenti, anche se sono sempre IO e, di qua o di là, porto me stessa, declinata in modi diversi.

Oggi però faccio un'eccezione, perchè quello di cui ho scritto mi ha fatto proprio bene a livello personale: mi sono sentita, seppur in piccolissima parte, utile a una causa buona e giusta, ho avuto modo di conoscere una persona straordinaria e, tramite lei, un mondo che, anche se non mi appartiene direttamente, sento molto vicino.

Sarà perchè la mia fase da cacciatrice l'ho vissuta anche io, perchè conosco e voglio bene a persone che la battaglia all'infertilità la stanno combattendo in prima persona, perchè alla fine è stata solo fortuna, e non c'è nessun altro motivo al mondo per cui io sì e loro no... insomma, per tutto questo e tanto altro mi sento fiera e felice di aver intervistato Nina, anzi NinaCerca.

Se siete interessate, l'intervista la potete leggere qui.

martedì 12 luglio 2011

Di viaggi e vacanze

...
Ci fu un tempo in cui vacanza era uguale a viaggio.

Un tempo in cui sceglievamo la destinazione leggendo turistipercaso, poi mi compravo la Lonely Planet e organizzavo il tour de force. Sì, perché c’era un tempo in cui vacanza non era relax: era partire, spostarsi, scoprire, macinare chilometri (superare gli ostacoli), riempirsi gli occhi e la testa di immagini e ricordi, assaggiare, camminare, non accontentarsi e ripartire.

Come quel mitico giro dell’Irlanda in macchina, quattro amici gggiovani, intrepidi e casinisti (sigh, lo specchietto retrovisore del macchinone in affitto, sfasciato dopo due giorni), quando pioveva sempre ma ce la siamo goduta come matti, quando dormivamo ogni notte in un posto diverso, e la mattina ci svegliavamo senza sapere dove saremmo arrivati la sera. Quando ridevamo per niente, perchè YY aveva la maglietta color steak e i cani gli abbaiavano dietro, quando abbiamo barricato la porta del b&b perchè il padrone di casa aveva la faccia da serial killer, e le Cliffs of Moher ci hanno tolto fiato.

E poi la Francia, girata in lungo e in largo, Roma-Parigi tutta in un sorso, io con i miei post-it da secchiona e lui con i suoi hotel Ibis come oasi nel deserto: due cuori e una Ford Fiesta, la Normandia selvaggia e poi il deserto rosso in piena Provenza, formaggi e vino come se piovesse, e l'ansia di afferrare ogni singolo momento. E alla fine, quel piccolo minuscolo desiderio nel cuore, quello per cui avremmo rinunciato anche a tutto questo.

Ecco, ci fu un tempo in cui. Un tempo che non è più.

Perchè io li ammiro, anzi, mi genufletto di fronte a quelli che, nano-muniti, se ne partono lo stesso per destinazioni remote, oltreconfine o addirittura oltreoceano, senza troppe pippe mentali sul cosamangeranno-dovedormiranno-esepiangeranno.

Noi no, noi pusillanimi ci siamo adagiati quattro anni fa sulle familiari coste dell'Adriatico, in quel dell'Abruzzo, nel rassicurante abbraccio del signor Carlo e del suo albergo a conduzione familiare, e da lì non ci siamo più mossi.

Ok, insultatemi pure. L'anno prossimo cambiamo, ma davvero eh? L'anno prossimo i nanipiccoli avranno due anni e mezzo (oddio! lo spannolinamento...) e Piccoloprincipe veleggerà verso i sei anni, in pratica la maggiore età dell'infanzia. L'anno prossimo ce la possiamo fare.

Ma intanto, quest'anno va così. Per la gioia di Piccoloprincipe, che l'ultimo giorno di scuola mi ha detto:

"Mamma, Emma non lo sa come si chiama il suo mare dove va in vacanza..."
"Perchè, tu lo sai?"
"Ma zerto!"
"E come si chiama?"
"Carlo."

E fu così che, il giorno dopo, prenotammo.

mercoledì 6 luglio 2011

Per il momento, tutto qua

...
Da quando è finita la scuola, Piccoloprincipe sta a casa con i nonni, e direi che se la spassa alla grande.

Senza i due molesti nanipiccoli tra i piedi, è libero di disegnare lasciando in giro i pennarelli (tanto nessuno li ciuccerà), di giocare con le biglie su superfici di altezza inferiore al metro (tanto nessuno le ingoierà), di mangiarsi un ovetto kinder in santa pace senza doversi nascondere (tanto nessuno tenterà di sottrarglielo): ok, diciamolo, la vita del primogenito per certi versi è uno schifo.

Soprattutto, però, Piccoloprincipe si gode il magnifico terrazzo della mia vecchia casa, scorrazzando libero, sporco e felice. E scoprendo nuove forme di socialità.

"Mamma, sai che ho conosciuto un signore sul terrazzo?"
"Un signore? E dove?"
"Lì, su quell'altro terrazzo... dove c'è quella camisa a righe."
"Ah... e che vi siete detti?"
"Io gli ho detto il mio nome e quello dei miei fratellini, e lui mi ha detto che si chiama Vino (ahem). E' un signore come NonnoZino, però più anziano. Poi mi ha detto zao."

Ho sbirciato un po' sul balcone di Vino, dopo un po' l'ho visto uscire ad innaffiare i fiori: sembrava Babbo Natale, strano che Piccoloprincipe non abbia notato la somiglianza.

E intanto mi arrovellavo: glielo devo dire che non si parla con gli sconosciuti? Che in giro è pieno di pericoli, che non ci si deve fidare delle apparenze, che un bambino deve fare attenzione, che il mondo è brutto e cattivo?
O gli lascio questa sua luminosa ingenuità, questa fiducia trasparente verso gli altri, questo suo universo ancora intatto fatto di persone buone e di incrollabili certezze?

"Mi raccomando, Piccoloprincipe, se rivedi Vino sul terrazzo sii sempre educato e non dargli troppo fastidio".

Per il momento, tutto qua.

martedì 28 giugno 2011

Peggio di Cenerentola

...
Divano-di-casa, pomeriggio, interno giorno.

“… e la matrigna invidiosa la vestiva di stracci…”
“A me non mi piazzono gli strazzi. Mi piazzono i vestiti belli, come… come… (ci ha provato, poverino: mi ha guardato, smarrito, per qualche lunghissimo istante)… come QUESTO!”

Ecco. Dicono che non bisogna lasciarsi andare, mai, né in casa né, tantomeno, fuori casa.
Dicono che essere Mamme non ci deve far dimenticare di essere anche Donne.
Dicono che farsi belle aiuti l'autostima: crema idratante mattina e sera, un filo di trucco, il parrucchiere ogni tanto, una botta di vita al guardaroba, sono cose che fanno bene anche all'anima.

Io sono stata battuta da un grembiulino dell'asilo. Macchiato di succo di frutta.

mercoledì 22 giugno 2011

Nella loro assenza

...
B ha 35 anni, è sposata da 7 anni con P.
Avevano un gruppo di amici storici, tutti sposati e ora tutti con figli: non li frequantano quasi più.
B e P si sono arresi.

L ha 37 anni, il suo compagno 55.
Hanno già fatto due IUI e la una FIVET, il prossimo passo sarà una ICSI.
Usano queste sigle con dolorosa familiarità, e ogni mese che passa pesa come un macigno.

G ha 40 anni, suo marito S ne ha 38.
Da un anno hanno scoperto che lui non può avere figli: G vuole ricorrere alla fecondazione eterologa, S no.
G e S si stanno per separare.

Gemini le conosce tutte, queste coppie. Le conosce bene.

Gemini con tre bambini rumorosi e impegnativi, Gemini che ogni tanto vorrebbe piangere, talvolta vorrebbe fuggire e spesso vorrebbe dormire, Gemini questa sera ringrazia.

lunedì 20 giugno 2011

Compleanno

...
Il compleanno era quello che aspettavi tutto l’anno, perché avresti ricevuto i regali, e ti avrebbero telefonato per farti gli auguri, e gli amichetti sarebbero venuti alla tua festa. Quelle feste a casa, come si usava una volta, trenta ragazzini indiavolati sul terrazzo a mangiare pizzette, a ballare il ballo del qua-qua e a fare casino, che ancora non c’erano le sale in affitto con i gonfiabili, i professionisti dell’animazione (come se dei nani ipercinetici avessero davvero bisogno di essere animati), il truccabimbi, i regalini di finefesta e tutte le altre diavolerie mangiasoldi che vanno di moda oggi.

Il compleanno era anche quello che, diversi anni dopo, aspettavi non proprio tutto l’anno, ma insomma ti piaceva che arrivasse, perché diventavi un po’ più grande, conquistavi margini di autonomia, avresti fatto qualcosa di carino con gli amici e se lo sarebbe ricordato soprattutto chi contava, rendendolo speciale.

Oggi il tuo compleanno se lo ricordano tutti, perché c’è il maledetto Faccialibro con il pacchettino regalo in alto a sinistra sulla home di tutti i tuoi contatti, anche di quelli che non vedi dalle scuole elementari (disse qualcuno: se non ti ho cercato da allora, un motivo ci sarà, no?), e quindi mettersi a posto con la scadenza è un attimo. Ma grazie a tutti eh, anche a quelli che se lo sono dimenticati NONOSTANTE Faccialibro.

E però, che ci posso fare, è più forte di me: le aspettative rimangono.

Ti svegli e te lo ricordi, e nonostante lo Scricciolo che ha la febbre, l’appuntamento con il dentista di oggi pomeriggio (sì, l’ho preso IO l’appuntamento, scientemente, per oggi), la prospettiva di nulla di particolare in programma – che il bonus seratinafuoricasaperdue te lo sei giocata, impavida e volitiva, la scorsa settimana – immagini, desideri, pretendi che oggi sia una giornata speciale.

Perché oggi è il tuo compleanno, e ti aspetti che tutto il mondo lo sappia, e si comporti di conseguenza.

Già ti basterebbe non dover girare i soliti 20 minuti per un cazzo di parcheggio.

Niente, oggi va così. Che poi io non sono una di quelle che al loro compleanno si deprimono perché diventano vecchie. No, non mi deprime il tempo che passa. Il tempo perso, quello sì.

E anche alcune indiscrete sottolineature.
“Mamma, ma quanti anni fai?”
“Ahem… 36.”
“Mamma mia! Sei vecchia.”
“…”
“… ah già. Anziana.”

venerdì 17 giugno 2011

Ponte ponente e ponteppì

...
Ok, il ponte del 2 giugno ve lo racconto adesso.
Perchè io non ci riesco a bloggare a comando, e la settimana scorsa non ero proprio dell'umore giusto; adesso va meglio, sì molto meglio... e quindi parliamone, di questo lungo week-end di totale relax (ah ah ah! però Dio come suonerebbe bene).

Dove
Senigallia, spiagge di velluto lunghissime, ampio bagnasciuga per far giocare i nani, giostrine sulla spiaggia e parco giochi a due passi dall'albergo con "la balena gigante che mi inghiotte dalla bocca e mi fa uscire dal".
E che vuoi di più dalla vita? A parte una tata, certo.

Quanti
Il fatto è che è inutile stare a raccontarsela, che dove si mangia in due si mangia anche in tre (specie poi se uno dei tre NON mangia proprio), non è vero manco pe' gnente.
Due non è uguale a tre.
"Allora io porto Piccoloprincipe alle giostrine, tu guarda lo Scricciolo che sta giocando in riva al mare."
"Ok... e il Morbido? Oddio il Morbido si sta ingozzando di sabbia! Fermo, fermo!"
"Dov'è lo Scricciolo?"
"Lo Scricc... era qui. Ah eccolo. Si sta tuffando. Di testa."
E' inutile, uno vi avanzerà sempre.

Momenti Giù
Il delirio vero però era a tavola.
Il Morbido aveva puntato i due vecchiatti del tavolo accanto. Risultato: lui sempre girato dall'altra parte e lancio molesto di oggetti contundenti (ahem, signori cari, se continuate a raccoglierli e ridarglieli perchè quantècarino, lui continuerà a tirarli. Per sempre. Il concetto di "infinito", a un Morbido con gli occhi enormi e senza fondo, non incute alcun timore).
Intanto, lo Scricciolo inaugurava la sua battaglia per la libera detenzione di posate taglienti ad uso personale; non contento, nel frattempo, perfezionava l'arte di liberarsi dalle cinghie del seggiolone con una tale velocità che Harry Houdini je fa' un baffo.
Sui pasti consumati da Piccoloprincipe, infine, mi concedo solo due parole: mutismo e rassegnazione (nostri).

Momenti Su
Le loro facce. Quanto erano contenti.
Loro divertiti, curiosi, sorridenti, fradici, bellissimi, addormentati, panati, scatenati.
Lo Scricciolo che gioca spericolato tra le onde (e invece ha paura del bagnetto, mah!), il Morbido con la bandana che si pavoneggia trotterellando per la spiaggia, Piccoloprincipe che non vorrebbe mai fermarsi, mai smettere, mai tornare... giocare, giocare sempre.
E poi staccare, per qualche giorno, dal solito vortice.
Vedere un posto nuovo, camminare tutti insieme senza fretta.
E scoprire che ce la facciamo anche da soli.

E infine
E infine, un plauso sincero ai tre nani glielo devo proprio fare.
Nonostante il viaggio, nonostante il cambiamento d'aria e di abitudini, nonostante la convivenza in cinque in una stanza, nonostante i km macinati nell'arco di quattro giorni, non hanno perso un'ora di sonno, pisolino pomeridiano compreso.

Bravi bimbi, forse in vacanza quest'estate vi ci portiamo.

mercoledì 15 giugno 2011

C'era una volta...

...
C'era una volta un bambino buono, era magro magro e aveva gli occhi azzurri.
Il suo papà e la sua mamma erano sempre allegri: se i genitori si scegliessero al supermercato, loro sarebbero stati i più contesi.
Il bambino aveva un fratello maggiore simpatico e un cane dal pelo biondo, e poi aveva tanti amici, tra cui una bambina con gli occhiali e il suo fratellino con i ricci.
I quattro erano amici per la pelle, giocavano sempre insieme, e insieme sono cresciuti e diventati ragazzini.
La bambina con gli occhiali pensava che la famiglia del bambino buono fosse la più bella del mondo, e che le sue feste di compleanno fossero strepitose.
Un  giorno il bambino buono, che ormai era un ragazzo di 15 anni, andò in palestra, come faceva ogni lunedì; era sempre tanto magro, ma voleva avere i muscoli.

Quel giorno il bambino non tornò a casa; chiuse gli occhi in palestra e non li riaprì più.

Quel giorno la ragazzina con gli occhiali accompagnò la sua mamma, per mano, a casa dei loro amici e per la prima volta in quella casa nessuno rideva più. Quel giorno il fratellino della bambina, quello con i ricci, passò tutto il pomeriggio seduto sulla sedia dell'ingresso, in silenzio, con il viso tra le mani, e a un certo punto si alzò e se ne andò. Quel giorno il cane dal pelo biondo rimase tutto il tempo accucciato in un angolo, con le orecchie basse e gli occhi tristi. Quel giorno qualcosa si è spezzato, ed è rimasto così, rotto, da allora, per sempre.

Ti penso lo sai? Ti penso ancora, spesso. Ti ho sognato tante volte.
Mi chiedo che tipo di uomo saresti diventato adesso, che vita avresti avuto, ma so per certo che la tua strada sarebbe stata, anche da grandi, ancora vicina vicina alla mia. E del resto, lo è: la tua mamma e il tuo papà sono la madrina e il padrino del mio primo figlio, tuo fratello è il mio migliore amico, e mio fratello darà il tuo nome al suo primo figlio maschio. Nessuno ti ha dimenticato. So che in te avrei trovato un caro amico, una parola buona, un abbraccio fragile e dolce nei momenti difficili e un sorriso aperto e sincero in quelli belli. So che tutto questo non sarà mai più, e ci convivo perchè, nonostante tutto questo dolore, la maledetta voglia di vivere ci fa andare avanti, svegliarci ogni mattina e sorridere al sole che, indifferente, non smette di splendere, anche se tu non puoi più vederlo.

C'era una volta un bambino buono. C'è ancora, da qualche parte.

lunedì 13 giugno 2011

Al voto col nano

...
Che poi in realtà i nani erano due, ma il Morbido se n’è stato tutto il tempo con il ciuccio in bocca e l’aria guardinga, pertanto lo classificheremo come Non Pervenuto.
Piccoloprincipe invece era affetto dalla sua solita logorrea immaginifica, e pertanto pubblichiamo di seguito una selezione abbastanza esaustiva del nostra pomeriggio referendario.

A casa - prima
- Piccoloprincipe, mentre papà porta lo Scricciolo al Pronto Soccorso (sic!), io, te e il Morbido andiamo a votare, ok?
- Che vuol dire avvotare?
Segue spiegazione in versione 4.0 years old del concetto di suffragio universale e, nella fattispecie, del referendum sull’acqua (mi sembrava il più abbordabile, e, per inciso, lui avrebbe votato “ma zerto”).

Lungo la strada
(mentre arranco per un paio di km con Morbido sul passeggino e Piccoloprincipe sulla di esso pedanina)
- Ah, mi raccomando, il voto è un segreto!
- Ma a papà, che è della nostra famiglia (giuro, ha detto proprio così), lo posso dire?
- Ehm… certo. A papà sì.
- E a NonnaIaia?
- Va bene, lo puoi dire anche a NonnaIaia.
- E a NonnoZino? E alla maestra Stefania? E a Anita? E a Filippo?
-    -.-

Al seggio, nel segreto di una affollatissima cabina elettorale
Bisbigliando - ... e vedi, qui mamma ora fa la croce…
In modo che lo senta anche il poliziotto all’entrata – E mettiamo tutti SÌÌÌÌÌÌÌ !!!

A casa - dopo
- Papà, sai dove stiamo stati con Mamma? Siamo andati AL VOTO (lo dice proprio così, come se dicesse "al parco", o "al mare"). Così, adesso, possiamo farci tutti il bagnetto.



P.S. Per chi si fosse preoccupato, lo Scricciolo non ha niente. Le nostre solite paranoie da primofiglio, chepperò ti prendono random anche con i secondi, e i terzi...

venerdì 10 giugno 2011

Come fai con tre?

...
Da circa un anno e mezzo è la domanda più ricorrente, dopo l'irritante “quando la fate la femminuccia?”.

Ebbene sì, il solo fatto di avere tre figli, e che gli stessi siano ancora vivi e mediamente in buona salute, mi rende agli occhi di alcune primipare una specie di esempio, una capace di girarsi i bambini sul dito mignolo, di incastrare alla perfezione impegni e orari, di soddisfare brillantemente le di tutti esigenze.

Inutile dire che è un’impressione totalmente sbagliata.

Intanto, non va trascurato il fatto che due terzi della prole sono arrivati contemporaneamente, quindi non ho avuto poi tutto questo tempo per accumulare mammesca saggezza.

In soldoni, ieri ero (anche io) una neomamma angosciata dalla paura quotidiana di rompere il bambino, e il giorno dopo magicamente ero diventata l’esperta genitrice di tre placidi fantolini.
Ieri ero quella che impazziva dietro le paturnie del primo figlio, e oggi mi trovo spesso a disquisire del wonderful world of the babies nell’incongruo ruolo di "quella che lo sa".

Ok, dove voglio arrivare con tutto questo bel preambolo?

Alla seguente, inoppugnabile, definitiva affermazione: care mamme giovani e inesperte, se vostro figlio dorme ancora nel lettone, se si sveglia n volte a notte, se non mangia le verdure, se morde gli altri bambini, se a tredici mesi ancora non cammina e a diciotto ancora non parla, se è troppo vivace che proprio non gli state dietro, se ha pochi denti per la sua età, se ha troppi denti per la sua età, se non vuole andare all’asilo, se vuole stare sempre in braccio; se, insomma, è un bambino che fa il lavoro suo, io sono davvero molto felice di chiacchierarne con voi da pari a pari, perché buona parte di queste cose le hanno fatte – e le fanno – anche i miei: ma non chiedetemi per favore MA TU CON TRE COME FAI? aspettandovi la soluzione geniale, la risposta che vi lascerà a bocca aperta, il guizzo da maestra: restereste deluse.

Perché io in genere a questa domanda non so proprio cosa rispondere, visualizzo agghiacciata il delirio che regna nella mia casa e nella mia vita e dico che… faccio, e basta, e i risultati non sono sempre entusiasmanti.

mercoledì 8 giugno 2011

Succede

...
ante-post
Dovrei proprio scrivere del ponte ponente e ponteppì in trasferta al mare con i tre mocciosi… ma oggi non posso, perché ieri sera ho saputo questo.

Succede.

Succede che, dopo trent’anni, tuo figlio ti dice una cosa che non immaginavi.
Succede che lo ami, certo che lo ami, ma a fare la moderna proprio non ce la fai.
Succede che allora fai finta di niente, cioè tu lo sai, tuo marito lo sa, anche gli altri lo sanno, ma non se ne parla di parlarne.
Succede che allora si soffre, perché ogni giorno che passa è una bugia raccontata a se stessi, e di giorni ne passano tanti.

Poi succede che a casa di tuo figlio si rompe il bagno – ebbene sì, è vita vera, e le cose importanti succedono anche così.

Succede che chiami tuo figlio e gli dici “Allora vieni a stare qua per qualche giorno?” e lui ti risponde “Mamma, lo sai che non sto da solo”.
Succede che metti giù il telefono senza dire niente.
E poi succede che, il giorno dopo, lo richiami e gli dici “Venite a cena stasera? Così poi puoi fermarti a dormire qui con lui.”

Succede davvero. Così.

Perché anche se non sei sportiva, non sei moderna, non sei emancipata e continui a pensare che questo non è quello che volevi per tuo figlio, lui è tuo figlio. E tu sei sua madre.

mercoledì 1 giugno 2011

Aggiungi un posto a tavola

...
Lo sapevamo che era la cosa giusta da fare.

Lo sapevamo già quando Piccoloprincipe era figlio unico, e lo sapevamo a maggior ragione quando sono arrivati i nanipiccoli, ma come al nostro solito abbiamo fatto i vaghi, ci siamo impigriti, abbiamo rinviato, finché, finalmente, abbiamo deciso in maniera irrevocabile.

E pertanto, da circa un mese, nella nostra casa si cena tutti insieme.

tutti
e cinque
alla stessa tavola

Del resto, dalla pediatra Teichitisi – quella che prende tutto molto easy – alle educatrici del nido, da Tata Lucia - chetevorreivedèacasamia - a tutti i forum da cui dipendo quasi fisicamente, insomma tuttituttitutti sostengono che, per una famiglia, mangiare assieme è salutare e positivo per millemila ottime ragioni: è (dovrebbe essere) il momento del relax e della condivisione al termine di una giornata fuori casa, è incontro, dialogo, comunicazione, famiglia. Infine, ma non ultimo, è buon esempio per i piccoli che, guardando i genitori mangiare con gusto, si avvicinano al cibo da grandi in maniera naturale e positiva.

Ok, tutto questo nella teoria chetevorreisempreacasamiainsiemeatatalucia.

Veniamo a noi.

Step One: il tavolo in soggiorno è stato faticosamente sgombrato dai vari oggetti che lo occupavano indebitamente – borse bollette disegni monete chiavi penne calzini antiscivolo zainetti – e ha riacquistato la sua originaria e legittima funzione.

Step Two: altrettanto e forse più faticosamente noi genitori abbiamo rinunciato alle consolidata e comoda routine del "mangiamo mentre loro dormono che così forse riusciamo a scambiare due parole".

Step Three: nei rari momenti liberi (in genere, sulla metropolitana o mentre aspetto che Piccoloprincipe esca da scuola) elaboro menu che possano andar bene alla maggioranza della famiglia - indovinate chi c'è all'opposizione.

E quindi, alle 19.30 al massimo, grandi e piccini sono amorevolmente seduti attorno a una sola tavola.

Bilancio parziale dopo un mese di trattamento:

plus:

- cucino ogni sera uno o al massimo due piatti, non tre o al massimo quattro
- in effetti sarebbe anche carino stare a tavola tutti insieme, se non fosse per i seguenti

minus:

- Piccoloprincipe in genere non mangia o mangia poco o mangia solo se convinto o mangia solo se minacciato - la magia della famigliola felice un po' si perde

- lo Scricciolo ha il pepe al c non ama le costrizioni, pertanto ben presto comincia a smaniarsi e si alza in piedi sul seggiolone rischiando di sfracellarsi al suolo

- il Morbido vuole assaggiare tutto, anche quello che non dovrebbe; se ostacolato, urla

- i nanipiccoli vogliono giustamente mangiare da soli, il clima che si crea tutt’intorno è di pura devastazione

- il piccologrande vuole ingiustamente essere imboccato, il clima che si crea tutt’intorno è di pura frustrazione

- i pochi adulti presenti finiscono per mangiare roba fredda e collosa che non rende affatto giustizia alla cuciniera incompresa che alberga in me

Poi capita anche che, tra un aneddoto asilesco, un rumore di vetri infranti e un ululato di disappunto, vengano fuori affermazioni di questo tenore: "Non sono io che non voglio mangiare, è il mio cervello che me lo ordina".

E allora ti chiedi davvero se Tata Lucia e tutto l'ambaradan ci verrebbero mai, anche per sbaglio, qui, in questa gabbia di matti.

martedì 24 maggio 2011

E intanto loro diventano grandi

...
Crescono, i miei nanipiccoli.

Sarà che la mia vita è un vortice, scandita da impossibili incastri a orario, ma a volte mi dimentico che questi sono momenti che non torneranno, e trascuro di fissarli bene bene nella memoria, per poterli richiamare a me quando (così dicono) questi mi sembreranno "gli anni più belli".

Ma crescono, e capiscono, e fanno cose, e definiscono il loro carattere.
E allora fissiamoli, questi attimi, anche in ordine sparso, che non fa niente.

Il Morbido ha sviluppato questa insana passione per le scarpe, meglio le ciabatte, meglio se mie. Quando me le vede ai piedi si blocca, si illumina, se ne impossessa, cerca con lo sguardo la poltroncina verde, e ci si va a sedere, e se le prova, e si irrita se non ci riesce, e alla fine se ne va in giro per casa tronfio e sorridente dall'alto dei suoi nuovi centimetri in più.

Lo Scricciolo ha tirato fuori un caratterino che levati:  quando vuole una cosa, deve averla, e lui vuole t u t t o. E' indipendente e spericolato, non ha paura di rincorrersi e rotolarsi con suo fratello grande, e quando vuole essere preso su, allunga le braccia e batte le manine. Quando sente la musica, fa "farfallina", il Morbido invece tiene il tempo battendo le mani sulle cosce. E tutti e due girano su se stessi come trottole.

Lo Scricciolo non cammina, corre come un razzo. Il Morbido trotterella con la pancia in fuori, e qualche volta con le mani dietro la schiena, come un vecchio, dice il papà. Sono bravi a salire sullo scivolo, il Morbido poi scende a testa in giù, lo ha imparato all'asilo... bravo.

Al Morbido piace sfogliare libri, soprattutto se ci sono gli animali; per lo Scricciolo, fanno tutti "ba-bà" o "be-bè", tranne il leone e il maiale che fanno "aaarrrhhhh!"
Se chiedo dov'è Piccoloprincipe loro lo sanno, se dico "porta questo a quello" loro lo fanno di corsa, se apro la porta della cucina ci si fiondano, il bagno e soprattutto il bidet esercitano un fascino magnetico, soprattutto sullo Scricciolo.

La sera, lo Scricciolo aiuta il papà ad apparecchiare, gli porta la tovaglia, i tovaglioli, i piatti di carta, i cucchiai. Coltelli e forchette no, e questo lo frustra parecchio.
Il Morbido sa dov'è il nasino, le manine, il pannolino, i piedini (ovviamente), la cacca (indica dietro), però se gli chiedo "Dov'è mamma" lui dice "Lì" e indica un altrove non meglio definito. Vabbè.

Adorano, ma tanto, il fratello grande, e tra di loro si cercano e si scambiano biscotti, bacilli, morsi e tirate di capelli.

Ah, non parlano. Diciamo che emettono suoni (quelli dello Scricciolo sono vagamente arabeggianti) e si fanno capire a gesti, espressioni, versi. Per una abituata a un Piccoloprincipe che alla loro età risolveva logaritmi, è un po' spiazzante, ma NON preoccupante, per niente.

Se c'è una cosa che ho imparato da questi tre bambini, così vicini - due persino gemelli - e però così diversi, è che la loro unicità è naturale, impagabile e affascinante.

E così, adesso, me lo ricorderò meglio.

venerdì 20 maggio 2011

Una bella serata

...
E sì, l’ho fatto.

Ho aspettato, ho tergiversato, ho rimandato, ho avuto impedimenti più o meno legittimi, ho deciso, e infine l’ho fatto: dopo la bellezza di circa due anni – ma forse, più tre che due – sono uscita a cena fuori con la mia Amica, quella con la A maiuscola, che qui chiamerò, sull’onda di una immaginifica e sfrenata fantasia, Amica. No, forse non mi sono spiegata. Uscita. Di sera. Solo noi due. Senza accolli. Ok, sono stata sufficientemente chiara.

(Va bene, mi faccio un po’ pena da sola ad esaltarmi per tanto poco, ma che volete, io sono una che si accontenta.)

E insomma, andiamo con ordine, perché c’è un prima, un durante e un dopo.

Anzi no, c’è anche un antefatto, che riassumerò con rapide e significative parole in libertà: pancione – paposcia da pancione – primo figlio da allattare – primo figlio da accudire – primo  figlio – stupidamammacanguro che non approfitta del fatto che il pargolo è uno solo e quindi facilmente smollabile e invece nooooo, non lo fa – secondo doppio pancione – doppia paposcia – siamo a uno + due – e adesso corca che sono facilmente smollabili, chi vuoi che te li tenga tutti e tre per una intera serata?

E invece no, perché c’è questo papà YY che se li gira sul mignolo i tre nani (così sostiene, almeno), anche perché LORO alle 21.00 dormono e IO sono uscita di casa alle 20.00, epperciò la cosa non è poi così ingestibile, tutt’altro.

Prima

Scaramanzia come se piovesse.
Non ci devono essere imprevisti, non devo rompermi una gamba scendendo dalle scale dell’ufficio, non devo tamponare né essere tamponata, non deve accadere niente che possa impedirmi di uscire questa sera, e soprattutto LORO non devono ammalarsi. Non oggi. E se è bel tempo è pure meglio.
(ahem, diciamo che un paio di cose tra quelle elencate sono state sfiorate, ma così, appena appena)

Durante

E infine sono in macchina, radio accesa (argh, appena accesa avrei voluto che partisse a bomba una di quelle canzoni adatte al momento, e invece c’era la pubblicità dei petti di pollo, ma fa niente), che me la canto e me la godo, e immagino che vista dall’esterno (e da una certa distanza) potrei sembrare una giovane e mondana donna avvezza a tanta libertà. Se non fosse per i tre seggiolini auto sul sedile posteriore, certo.
Guido fino a casa di Amica, poi guido fino al ristorante senza perdermi, parcheggio in due manovre (una hola per me, grazie) e ci accomodiamo. E si comincia.

E ve lo devo proprio dire, è stata una serata P E R F E T T A.

Sarebbe bastato l’ottimo cibo e l’ambiente intimo e piacevole, ma è stato molto di più.

È stata la complicità che io e Amica sappiamo ritrovare ogni volta che ci vediamo, fossero passati giorni, settimane o mesi. È stato il piacere di parlare di tutto, ma proprio di tutto – lavoro libri cinema ciclo viaggi famiglia (hm, sì un po’ anche dei miei figli, anche se l’ordine era: sparami a vista se lo faccio) ricordi uomini futuro desideri rimpianti scelte. È stato ridere, è stato scoprirmi ancora come ero prima, più leggera e anche più simpatica. È stato aver voglia in certi di momenti anche di piangere, ma trattenersi perché no, stasera non è proprio il caso. È stata questa urgenza di condividere, e di condividere in quel modo che io solo con lei sono capace di fare, quando mi decido a farlo, chiaro.

Dopo

Dopo c’è una lieve euforia, un po’ per i due bicchieri di vino bianco ghiacciato, molto per tutto il resto, mentre guido da sola fino a casa (cosa che accresce enormemente la mia autostima in quanto donna indipendente e automunita e mi cala con circa quindici anni di ritardo nell’inedito ruolo di “quella che accompagna le amiche a casa”), entro in una casa silenziosa, ascolto i respiri di tre piccoli sonni, saluto il bravopapà con un bacio, mi infilo nel letto e non svengo, no, non crollo esausta come al solito, ma mi abbandono piano piano, pensando a tante cose.

lunedì 16 maggio 2011

Strategie di seduzione e auto-consapevolezza

...
Sabato pomeriggio al parco, nani allo stato brado.

Osservo discretamente Piccoloprincipe a debita distanza, mentre corrompo lo Scricciolo con una quantità proibita di biscotti Plasmon, pur di tenerlo nel passeggino.

Approccio
Piccoloprincipe fa il mostro. Si trasforma in tirannosauro, sfodera due dita ungulate per mano e si lancia all’inseguimento di frotte di bambini – quasi tutti più grandi lui. I marmocchi scappano, visibilmente divertiti, al grido di “Arriva il mostro, arriva il mostro!”

Cambio di fronte
Amabile bimba ottenne dagli occhi azzurri: “Ma no, poraccio, non è un mostro! È un piccolo bambino indifeso, guardate quanto è carino!” E gli si incolla per tutto il pomeriggio. Piccoloprincipe gongola.

Scampoli di conversazione
Saltando sui tappeti elastici.
“… perché su Marte ci sono i marziani, con uno, due o tre occhi!”
“E tu come lo sai?”
“Pfui… lo so da quand’ero piccolo.”

Gaffe tutte maschili
“Bimba… bimbaaaaa!”
“Chiamami Margherita.”
dopo un po’
“Ehi, senti, Anita*…”

Ruoli
“Adesso facciamo che io sono Aurora e tu sei il Principe… PRINCIPEEEE!!!”
“Uhmm. Ok. Però dopo facciamo che io sono uno gnu e ti calpesto…”

Saluti finali con bugia
“Ciao Principe! Quando torni qui?”
“Domani.”


Sabato sera nel lettone, Piccoloprincipe è in vena di chiacchiere.

“Mamma, lo sai perché quella bambina ha giocato tutto il tempo con me?”
“Perché sei simpatico? Divertente? Sveglio? Carino?”
“No, perché sono piccolo, indifeso e porazzo!”




*compagna di classe di Piccoloprincipe (2 anni e 20 cm buoni più di lui) di cui è follemente innamorato dal primo giorno di scuola.

Tra le stelle

...
Qualche giorno fa, dopo cena, Piccoloprincipe ha visto per la prima volta il Re Leone.

Come tutti ben sanno, la scena in cui muore Mufasa è parecchio struggente, pertanto, nonostante il consueto caos che regnava nei dintorni – tavola da sparecchiare, piatti da lavare, nanipiccoli da mettere a nanna – almeno per quel momento mi sono fermata e mi sono seduta vicino a lui sul divano. Non che sapessi bene che cosa fare (tanto per cambiare), ma così, solo per esserci.
E insomma, la famosa scena c’è stata e Piccoloprincipe aveva uno sguardo serio serio dietro gli occhiali, ma non ha detto nulla. Più avanti, Mufasa ricompare e parla a Simba dal cielo stellato: e il nano sempre serio serio, e zitto.
Meglio così, penso, anzi no: cosa si sta tenendo dentro, il mio piccologrande bimbo sensibile?

Poi, ieri pomeriggio.

"Mamma, è vero che nonnoA è morto?"
"Ehm… sì. Ma come mai ti venuto in mente?"
"Me lo hanno fatto venire in mente le stelle."

NonnoA, quando te ne sei andato Piccoloprincipe aveva da poco compiuto un anno.
Semmai avessi avuto dei dubbi, sappi che non si è dimenticato di te.
E, nel caso, ci sono sempre le stelle.

mercoledì 11 maggio 2011

Festa della mamma e un po' di psicologia spicciola

...
Domenica 8 maggio, festa della mamma, Piccoloprincipe in grande spolvero.

Poesia ruffianissima con colpo basso finale ("... io sarò il tuo cielo azzurro e tu sarai la mia stella." sniff), manufatto artigianale prodotto finalmente dalle sue sante manine, a differenza di quanto accadeva qui, - ovvero ciondolo a forma di cuore fatto col das, dipinto di rosso e ripassato col vernish per renderlo bello lucido (starà benissimo con i miei tristissimi completi da ufficio) - e infine disegno della famiglia al gran completo.

Eccolo.


No, parliamone.

Confortante che io abbia le braccia grandi, aperte e accoglienti; bello che il padre sia presente e gigantesco (per quanto corrucciato e un po' inquietante); ma il Morbido, notorialmente lagnoso, col viso solcato dalle lacrime?

E soprattutto, solo ieri ho scoperto il significato finora oscuro della chiazza azzurra in basso a destra: è un certificato medico per lo Scricciolo. Per farlo rientrare all'asilo.