giovedì 28 aprile 2011

Superflue raccomandazioni

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Dopo una lunga settimana - lunga soprattutto per i nonni, che si sono spontaneamente e liberamente offerti come babysitter (ah ah ah) - stamattina i nani hanno fatto ritorno ai rispettivi asili.

Zainetti pronti, bagnetti fatti, vestiti in ordine, e poi raccomandazioni dell'ultimo minuto a Piccoloprincipe, viste le sue ultime vicissitudini scolastiche:

- Mi raccomando, Piccoloprincipe, fai il bravo all'asilo...
(Silenzio)
- Hai capito? Comportati bene, ok?
- Hmmm... va bene.
- E se la maestra ti chiede di fare qualcosa, non rispondere "Non se ne parla nemmero!"
- Va bene mamma, ho capito. Allora rispondo "SE NE PUO' PARLARE".

mercoledì 27 aprile 2011

La storia di BB

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Ho maturato una mia personale teoria (ebbene sì, non c'ho niente da fare nella vita e pertanto elaboro teorie): al mondo esiste un numero limitato, sebbene molto elevato, di caratteri fisici - una certa piega delle labbra, una determinata forma del naso, un preciso taglio degli occhi - che si ripetono e si rincorrono sui nostri volti non solo per ovvie ragioni di ereditarietà, ma anche in maniera del tutto casuale, tra persone lontanissime tra loro, che neanche si conoscono.

Mi capita spesso di incrociare persone che, in questo senso, "assomigliano" in maniera incredibile a qualcuno che ho conosciuto in passato e che è stato per me una presenza importante: quando succede, il ricordo parte senza che io possa in alcun modo fermarlo, e mi invade. Un po' come funziona con gli odori.

Tutta questa premessa per dire che ieri, in metropolitana, c'era una donna con gli stessi-identici occhi di BB, seduta davanti a me.

Quando l'ho conosciuta, BB aveva trent'anni, i capelli biondi, gli occhi verdi ed era uno schianto.
BB era impulsiva e coraggiosa, sensibile e intelligente, passionale e gaudente.
BB mi ha insegnato un sacco di cose sul lavoro, gli uomini e il vino.
BB amava il suo compagno, il buon cibo e viaggiare.
Con BB ed altre colleghe ci siamo perse di vista per un po', poi una sera siamo uscite a cena insieme e lei ci ha raccontato di avere una cosa brutta alla testa, e che di lì a un mese si sarebbe operata. Così, con parole leggere e giuste, mentre mangiava il dolce, ma con la voce che tremava un po'.
Il giorno prima dell'operazione ero con BB, in ospedale: i capelli non c'erano più, ma lei non era mai stata così bella.

Oggi BB sta bene, ha due bambini che le riempiono la vita e lunghissimi capelli come l'oro.

Ci siamo un po' perse, di nuovo, ma oggi il mio pensiero va a lei, alla mia amica coraggiosa, che ha sconfitto il male guardandolo dritto negli occhi.

martedì 26 aprile 2011

Di libri, cioccolato e altre amenità

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Finite le vacanze di Pasqua - che poi chiamarle vacanze quando hai TRE nani ipercinetici e indiavolati da intrattenere per TRE giorni di fila in una overdose di uscite, trasbordi e parenti, è puro delirio semantico - rimangono le seguenti istantanee:

1. Piccoloprincipe che si vuole alzare prima di tutti per scartare e sperabilmente fagocitare le millemila uova di cioccolata ricevute - per ingraziarsi i sonnolenti genitori recita pure la poesia di Pasqua ma da sotto le lenzuola, "così non mi vedete".
2. il Morbido che assaggia il suo primissimo pezzetto di cioccolato, e poi un altro, e poi un altro ancora, a bocca sempre più spalancata e sguardo sempre sempre più estatico.
3. lo Scricciolo che, ascetico e indifferente, se ne frega altamente di uova e cioccolato e continua a gironzolare in pigiama come se niente fosse.
4. Gemini che esulta come una bambina scema per un braccialetto di hellokitty, e poi come un'adulta arguta per la pila di libri (regalo di YY) con la quale ha felicemente azzerato la sua wishlist di Anobii: c'è un libro lieve e un libro impegnativo, un libro per sorridere e uno per riflettere, un libro avventuroso e un libro struggente, e poi un libro di cui non sapeva molto ma il titolo la ispirava e la copertina l'ha convinta. Ha cominciato con il libro lieve, è dolce e delicato come una farfalla, e l'ha respirato in due notti.
5. YY che si deprime perchè nell'unico uovo che ha ricevuto c'era il sopracitato braccialetto dell'inespressiva gattina; bisognerà provvedere in qualche modo.
6. Piccoloprincipe che al ristorante ordina "Per primo zelato, per secondo uovodipasqua e per contorno caramelle alla menta, grazie".
7. tredicenne carino e beneducato che ragguaglia la famiglia sulla sua prossima uscita in quattro nei seguenti termini: "Devo aiutare Matteo a mettersi insieme a Giorgia; poi, visto che ne avanza una..." Al che Gemini ha pensato che, per quanto carini e beneducati, questi sempre maschi so'...
8. partita a SchicciaSette con partecipanti di età media about 61, Gemini in versione Mila di milaeshiro come non si vedeva da secula seculorum.

Oggi, con traffico zero, ufficio sonnacchioso, libro struggente appena iniziato e nanerottoli fuori dai piedi, la ripresa è stata quasi piacevole.

venerdì 22 aprile 2011

Il lavoretto di Pasqua

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Mi piace quando Piccoloprincipe esce dall'asilo recando doni: arrivo e lo vedo lì, fremente e (stranamente) seduto, con qualcosa in mano, poi quando mi vede si alza con un sorriso che gli arriva alle orecchie e mi mostra orgoglioso il suo lavoretto. Anzi, stavolta ne aveva due.

"Bello amore! Cos'è, un porta-ovetti tutto colorato? L'hai fatto tu?"
"No, lo ha fatto la maestra."
"Ahem... e questo biglietto, l'hai punteggiato tutto da solo? Che bravo!"
"No, lo hanno fatto i grandi per noi."
"Ah bè. Bello però."
Poi invece dentro il biglietto c'era la poesia, che mi ha recitato con la vocetta limpida e l'andamento cantilenante tipico delle filastrocche imparate da bambini, e un disegno fatto inequivocabilmente da lui: e c'ero io, il papà, lui e i fratellini. Su un prato, sotto al sole. Ci avete mai fatto caso? Nei disegni dei bambini, anche se vivono in città, sotto c'è sempre il prato. E sopra sempre il sole.

"E questa, è una piantina! L'hai seminata tu?" (eh lo so, sono recidiva)
"No, la maestra di religione (argh), però io l'ho annaffiata (fffiiùùù!)."
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"Però mamma, perchè quella di Emilio è venuta altissima e con tutte le foglie e la mia no?"

E qui avevo tre soluzioni:

a. far passare il concetto che ogni pianta assomiglia al proprio padrone (come i cani) e pertanto, considerato che il cinquenne Emilio è alto come un bambino di nove anni e il quattrenne Piccoloprincipe come un puffo di due, le conclusioni vengono da sole  (poi ci avrei vigliaccamente infilato in mezzo un bel: "Del resto, quanto mangia Emilio a mensa? Se mangiassi pure tu..."). Ma vabbè, stavolta me la sono risparmiata.

b. fare outing sull'evidentemente ereditario pollice nero materno, che ha fatto strage, negli anni, di piante da giardino, da bulbo, da interni, aromatiche, rampicanti, grasse e persino di un immortale tronchetto della felicità. Anche no.

c. rincuorare, solidarizzare, incoraggiare: "Non ti preoccupare, ora la mettiamo in un bel punto luminoso, la annaffiamo insieme tutti i giorni e vedrai che bella diventerà". Ok, sì, sono stata brava: ho scelto questa.

Adesso però speriamo che esca almeno una foglia.

mercoledì 20 aprile 2011

50 minuti per annientarmi

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h 15.25
Chiacchierando con un un'amica incontrata in metro, che mi racconta di sua cugina appena incinta:
“… e quindi tutta preoccupata ha fatto l’ecografia e PER FORTUNA il bambino è uno solo!”

h 15.50
Ascoltando, in disparte, due mamme che si scambiano perle di saggezza fuori dalla scuola materna:
 “… perché se i gemelli vengono per primi, va anche bene, ma se arrivano quando hai già un figlio… è proprio una TRAGEDIA!”

h 16.15
Intrattenendomi al nido più del dovuto con la mamma di due bimbi, mentre lei fa le coccole allo Scricciolo:
“Ma sei proprio carino! E che simpatico!!!”
Io (scherzando) “Ti piace? Lo vuoi?”
Lei “Noooo, che sei matta? Così diventerei COME TE!”


No, vabbè. Che devo aggiungere? E' tutt'appò.

venerdì 15 aprile 2011

E' arrivata

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E' arrivata all'improvviso, alle 15.30, mentre tornavo dal lavoro.
E' arrivata mentre mi affrettavo per arrivare puntuale all'asilo nido, a recuperare i due nanipiccoli, con Piccoloprincipe che mi aspettava a casa febbricitante.
E' arrivata senza avvertire, subdola e strisciante, violenta e insostenibile.

Insieme, c'era questa fatica di tutti i giorni che non finirà, c'era l'ansia di proteggerli ma non troppo, c'era il desiderio di essere un modello buono e la preoccupazione di non riuscirci, c'era l'angoscia per un futuro incerto senza il coraggio di affrontarlo.

C'erano loro, queste tre piccole vite ancora duttili, tre piccole strade appena intraprese, da lastricare di valori che li guidino nei momenti giusti, di esempi che seguano senza accorgersene, di carezze che li facciano sentire amati e regole che non li facciano sentire onnipotenti, di libertà per poter scegliere e di confini per non invadere.

C'erano loro, con quelli che oggi sono problemi piccoli e domani saranno problemi, domande, ostacoli e decisioni sempre più grandi. Loro, che ci guarderanno negli occhi per una soluzione, una risposta, un aiuto, un consiglio, e noi che ci guarderemo dentro per trovarli.

E' arrivata e mi ha preso allo stomaco, un pomeriggio di primavera, la paura di non farcela.

Poi li ho trovati, morbidi come sempre, sorridenti come spesso, docili come quasi mai. Ed è passata, almeno per il momento.

lunedì 11 aprile 2011

Cambio di Stagione, why? pecchè?

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Nella mia personale classifica delle "cose di casa che aborro fare" il cambio di stagione viene subito prima dello sbrinamento del freezer e subito dopo il pensare di riordinare lo sgabuzzino (sì, avete letto bene, solo pensare.)
E' sempre stato un mio tallone d'Achille, anche quando ero ancora a casa con i miei e più che "togliere dagli scatoloni - sistemare nei cassetti - rimettere negli scatoloni" non dovevo fare.

Poi le cose si sono un pelo complicate.

Primo, perchè in una casa gestita (per la sfortuna di chi la abita) da me medesima, poi devo pure ricollocare il materiale e pertanto
- o non so mai dove infilare gli scatoloni in surplus della stagione uscente (nel passaggio inverno/estate i miei maglioncioni da nonna Abelarda sono decisamente più ingombranti di magliettine di cotone e pantaloni di lino)
- oppure sono i cassetti e gli armadi ad implorare pietà (nel passaggio inverso)
NB. quest'ultimo è un problema che a casa dei miei di solito risolvevo invadendo l'armadio di mio fratello (non c'entra niente ma mò lo dico: ma poi perchè LUI aveva l'armadio più grande e la camera più grande, pur essendo il secondo e per giunta maschio??? tiè, l'ho detto.)

Secondo, perchè i cambi di stagione da fare si sono moltiplicati come pani e pesci: ora me ne toccano ben QUATTRO (per qualche misterioso e imperscrutabile motivo, YY* non fa il cambio di stagione e vive benissimo lo stesso)

Terzo e non ultimo, perchè l'ingrata attività ha acquisito una carica emotiva che la mia anima fragile non è più in grado di tollerare. Spiego.

Già quando faccio il mio personale CdS (bello eh?) mi trovo puntualmente a rigirarmi tra le mani i famigerati highlanders (leggi: "gli ultimi immortali") ovvero gli indumenti che, passati ormai ampiamente di moda, per qualche motivo non vengono frullati dalla finestra ma sono stati gelosamente preservati, di anno in anno, di casa in casa, di scatolone in scatolone; tra questi, si annoverano una salopette jeans che se provo a infilarmela si incastra irrimediabilmente a livello fiancomediterraneo - ma che sfoggiavo con disinvoltura nel mio periodo natalieimbruglianelvideoditorn; un vestitino leggero leggero a fiorellini, che adesso mi starebbe benissimo come maglietta, ma che in un tempo molto-troppo lontano mi donava eccome - e poi me l'aveva regalata lui per il mio diciannovesimo compleanno; varie ed eventuali che prima o poi le butto ma hai visto mai che proprio quest'anno che decido di disfarmene, invece mi viene voglia di rimettermele? (probabilità remota, comunque, dacchè non è accaduto negli ultimo QUINDICI ANNI)

Adesso poi, che il Cds coinvolge anche i tre gnappetti, apriti cielo e ingoiami con tutte le scarpe (highlander anch'esse)! La cosa potrebbe essere in teoria semplice, in quanto presumibilmente il prossimo anno i bambini NON potranno indossare le stesse cose, pertanto basterebbe fare un bel bustone con su scritto "da regalare" o nel peggione dei casi un impietoso "da buttare" (roba rotta, irrimediabilmente macchiata et similaria), e via.

Però, la roba dismessa da Piccoloprincipe non la posso proprio buttare, perchè tra qualche tempo andrà bene ai piccoli, ma anche, probabilmente, a lui stesso medesimo, visto e considerato che la sua curva di crescita ha la stessa pendenza della pianura padana: e allora non mi resta che aspettare che anche il più minuscolo di tutti (nella fattispecie, lo Scricciolo) abbia sfruttato fino all'ultimo capo per potermene finalmente liberare. A meno che, nel frattempo, esso non si sia guadagnato l'ambito status di highlander.

E poi, capita sempre che mi ritrovo tra le mani i loro completini della nascita (che poi i bimbi sono stati tutti e tre in incubatrice, quindi vabbè, diciamo i primi completini dopo due giorni di solo pannolino);  il microscopico bavaglino su cui ho ricamato (ebbene sì, ho ricamato; adesso però dimenticatevelo) una papera e il nome di Piccoloprincipe; quella felpa con cui il Morbido sembrava un orsetto; la camicia con cui lo Scricciolo sembrava un ometto; il completino di ciniglia verde che ho messo a tutti e tre, il giacchetto che non ho messo a nessuno dei tre (ma è troppo bello per buttarlo), quel pigiama di quando ha dormito tutta la notte, quello di quando invece è stato sveglio h24, e ovviamente i vestiti del Battesimo moltiplicati per tre, e le prime scarpette moltiplicate per due (ehm... lo ammetto: per lo Scricciolo ho riciclato). Non se ne esce vivi.

E infine, quando per miracolo trovo il tempo di dedicarmi a questa nefasta attività (per me: sabato pomeriggio, mentre Piccoloprincipe era dai nonni e i nanipiccoli dormivano: ma la vita può essere più ingiusta?), entro nel trip del "già che ci siamo, riorganizzo gli armadi". RIORGANIZZO-GLI-ARMADI.

E' un gorgo senza fondo, dal quale in genere ne esco dopo aver rimesso tutto com'era prima; sono solo più stanca ed emotivamente provata.





*inauguriamo oggi il blog-soprannome di mio marito, nonchè padre dei miei figli: chi ne indovina il significato, vince un figlio maschio.

giovedì 7 aprile 2011

Prima che sia troppo tardi

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La carriera scolastica di Piccoloprincipe: breve e travagliata.

Provo a riassumere:

- settembre 2009 - primo giorno di inserimento all'asilo nido: entra in classe correndo come una ventata d'aria fresca, è incuriosito e attratto da tutto e tutti. Commenti delle educatrici: "Carino, sveglissimo, l'inserimento è stato perfetto, è un bambino molto equilibrato"; viene soprannominato "il figlio di Zanichelli" per la sua ottima e precocissima proprietà di linguaggio
- ottobre/novembre 2009 - si comincia a pranzare a mensa: "Mamma, non ci voglio andare all'asilo" (ricordo a chi si fosse sintonizzato soltanto in questo momento, che Piccoloprincipe è ostinatamente inappetente)
- dicembre 2009 - arrivano i fratellini: "Mamma, non ci voglio andare all'asilo" (Ok, lo capirebbe anche un bambino...)
- gennaio/marzo 2010 - bronchite, influenza intestinale, varicella (serve aggiungere altro?)
- aprile/luglio 2010 - contestuale iscrizione dei nanipiccoli allo stesso asilo: "Mamma, io voglio tanto bene alle maestre e a Ludovica".

Esperienza tutto sommato positiva.

A settembre si cambia, iniziamo la scuola materna.

- Primo giorno di inserimento, entrata: "Sembra che non ci sia nessun problema, è tranquillissimo, puoi anche andare..."
- Primo giorno di inserimento, uscita: "Però... vivace eh?"
- Secondo giorno di inserimento: "Carino, sveglissimo (che vi siete messe d'accordo?), anarchico."
- Prima riunione insegnanti/genitori: "Didatticamente è bravissimo, il migliore della sua età, disegna molto bene, è molto avanti con il linguaggio (mi gonfio) però non riconosce l'autorità, risponde male, è disubbidiente (mi sgonfio miseramente). E' una continua richiesta di attenzioni".

Seguono: dialogo / richiesta di spiegazioni / dialogo / punizioni

- Una settimana fa: "Vedi i disegni delle gare che abbiamo fatto? Guarda: quasi tutti i bambini hanno disegnato Piccoloprincipe (che lancia il disco, sul podio, in fila)... perchè lui per la classe è un leader (mi viene un po' da ridere pensando a un leader alto meno di un metro e che la notte porta ancora il pannolino, però, mio malgrado, mi gonfio di nuovo)
- Ieri: "Ti puoi fermare un attimo? Oggi ci ha fatto impazzire: ha sputato sulla frutta dei compagni, corre da tutte le parti, scappa nei corridoi, ha disseminato ovunque la merenda, dobbiamo fare qualcosa, dimmi anche tu..."

Io? Io ero... impietrita. Impietrita e senza parole con lui in braccio che si era addormentato sul banco dove era stato messo a "pensare", impietrita e umiliata mentre ascoltavo raccontarmi mio figlio come NON POTEVA ESSERE. Mio figlio, il mio piccolo principe con i riccioli e gli occhiali è un vandalo. Non è "genio e sregolatezza", non è una "simpatica canaglia", non è "vivacità creativa": è un maleducato.
Cercate risposte da me? La risposta è che non lo so che cosa fare oltre a quanto ho già fatto, perchè è vero che ho tre figli ma questo non fa di me una brava educatrice, dal momento che due su tre non sono ancora valutabili in questo senso e uno è questo qua. Questo qua, che fa finta di dormire sulla mia spalla e sento che è dispiaciuto e ferito, ma sento anche che non è domato perchè è cocciuto e orgoglioso. Questo qua, che lo amo come la mia vita e lo sento così difficile, così lontano. Ditemelo voi invece cosa fare, voi quanti ne avete avuti di bambini così? Aiutatemi, con la vostra esperienza, la vostra professionalità e la vostra pazienza.

E intanto.
Abbiamo parlato, lui ha chiesto scusa, ha promesso che "non lo faccio più", il che non gli ha comunque risparmiato una punizione esemplare (niente TV, nè dolci, nè parco giochi per una settimana).
Io ho passato un pomeriggio e una serata da dimenticare, tesa come una corda di violino a crogiolarmi nei miei sensi di colpa e di inadeguatezza.

Oggi mi fermo a scuola a parlare di nuovo con la maestra, cercando di essere più lucida e propositiva del tronco di legno che ero ieri. E vediamo di correre ai ripari.

Perchè lo so che siamo ancora all'asilo, lo so che ha solo quattro anni e ha tutto il tempo per crescere, maturare e cambiare, ma so anche che quello che si semina si raccoglie, ed è meglio cominciare presto a seminare cose buone.

mercoledì 6 aprile 2011

Un cappuccino amaro

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Stamattina ero al mio solito bar di fiducia, per i consueti otto-minuti-otto più belli della giornata, in cui mi faccio di cappuccino e cornetto (ma più spesso di gigantesca ciambella), rendendo grazie mentalmente del parcheggio quotidiano.

Origlio stralci di una conversazione accanto a me: sono un uomo e una donna sulla sessantina, non si conoscono, si scambiano qualche considerazione che riporto fedelmente (dialetto romanesco incluso):

"... perchè se non vanno all'estero, ma che futuro c'hanno 'sti giovani?"
"Eh, c'ha ragione signo' "
"I miei stanno a Londra, uno studia e l'altro già lavora!"
"E come si trovano?"
"Guardi, ai politici italiani je ridono dietro in tutto il mondo, ma lo sa che i cervelli migliori so' i nostri? Non sa quanto se fanno onore i ragazzi nostri all'estero!"

E mentre il cappuccino mi andava un po' di traverso, pensavo alla scuola di Piccoloprincipe, e in particolare:

- all'aula, che ha una crepa sul muro ma non la riparano perchè tanto è orizzontale
- al giardino, che non li portiamo fuori tanto spesso perchè ci sono dei tubi arrugginiti per terra
- alla didattica, dove i pennarelli nuovi li possiamo usare solo per i lavori "importanti"
- alle ausiliarie, che il pomeriggio non possiamo accompagnare al bagno i bambini perchè c'è una sola risorsa per 200 alunni
- alle maestre, che cercheremo di fare lo stesso le gite anche se hanno dimunuito le ore di compresenza

Pensavo che, purtoppo o per fortuna, siamo solo alla scuola materna.

Pensavo soprattutto che un domani forse dovrò, controvoglia e contro il mio cuore, augurarmi che i miei figli abbiano il coraggio di andarsene lontano per avere un futuro, a meno che, nel frattempo, avremo avuto noi il coraggio di cambiare le cose.

p.s. Ho pensato pure un po' a me, che Se avessi fatto... avrei potuto... ma questo aprirebbe una voragine in cui per il momento non ho voglia di precipitare, pertanto, vigliaccamente, sorvolerò.

martedì 5 aprile 2011

Tra le cose da non dimenticare...

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... lo Scricciolo minuscolo che gioca da solo, poi all'improvviso si alza, viene da me, appoggia la guancia sulla mia gamba, o schiena, o dove arriva, sta lì cinque secondi e poi se ne torna a farsi i fatti suoi.

lunedì 4 aprile 2011

Sunday Fairy Sunday

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Ieri siamo stati qui.

E siamo stati parecchio bravi perchè:

  • quando alle 7.00, puntuali come le tasse, i due nanipiccoli si sono svegliati in coro reclamando la colazione, non abbiamo ceduto alla tentazione di compiere il sacro rito della domenica mattina, ovvero "diamogli il latte, zitti e al buio, e facciamo finta che sia ancora notte". In genere, i due sprovveduti ci cascano, e ci concedono un altro po' di requie. Ma stavolta avevamo deciso di andare, pertanto NO.
  • abbiamo nutrito, lavato, vestito la prole e preparato il pranzo al sacco (sapientemente arricchito da generi di conforto che si sono rivelati utilissimi per corrompere i tre golosastri) in sole due ore. Alle 9.00 eravamo in macchina, carichi come muli di sacche e bambini, ma meno del solito. Dite che ci abbiamo messo troppo? Provate voi.
  • abbiamo sbagliato strada solo una volta, quindi decisamente sotto la media stagionale, e siamo quindi arrivati in tempo per la parata d'apertura, che ci avevano detto essere imperdibile; in effetti, bella davvero.
  • programma della giornata in una mano e piantina del parco nell'altra, siamo stati colti dal raptus del "una volta tanto che facciamo qualcosa, dobbiamo vedere tutto" e pertanto la nostra checklist suonava un po' minacciosa, più o meno così:  "Cenerentola: fatta, Pinocchio: fatto, Crudelia Demon: fatta"... e insomma ce li siamo fatti tutti.
  • ci siamo divisi equamente l'ambito ruolo di accompagnatore di Piccoloprincipe agli spettacoli e quello più ingrato di intrattenere i due piccoli semoventi, con una mano davanti e l'altra dietro (e non è un modo di dire - provate a voi a trovare un modo migliore per scarrozzare da soli due passeggini: io ne spingevo uno davanti con una mano e trascinavo il secondo dietro con l'altra mano). Inciso: perchè non abbiamo portato il passeggino gemellare? Perchè: se poi non passiamo dalle porte? (il gemellare è ingombrantino)  - Se poi Piccoloprincipe non vuole camminare? (il gemellare non ha la pedana per il fratellino) - Se poi dobbiamo cambiarli e non sappiamo dove appoggiarli? (il gemellare non si sdraia completamente). Sono solo alcuni dei mille simpatici quesiti che i genitori di gemelli devono affrontare molto spesso. Alè.
  • siamo tornati a casa in tempo per un un triplice bagnetto, una quintuplice (si dice?) cena e uno svenimento collettivo nei rispettivi letti ad un orario congruo con l'incipiente inizio di settimana.
E insomma, Piccoloprincipe se l'è goduta davvero tanto, ha riso di gusto alle battute di Frankenstein e ha applaudito Zorro, si è intimidito di fronte a Biancaneve e ha sfiorato con ossequiosa deferenza l'uncino dell'omonimo Capitano, ha corso a perdifiato sotto un cielo tanto azzurro che sembrava finto e ha concesso i suoi diritti di immagine solo al Mago Merlino e alla Regina Grimilde (evidentemente il mondo della magia, bianca o nera che sia, ha il suo fascino).

Una menzione d'onore per i nanipiccoli: l'intenzione era di lasciarli ai nonni per poterci dedicare con tranquillità solo al primogenito (una volta ogni tanto ci vuole), ma, essendo stati gentilmente rimbalzati, non ci hanno fatto rimpiangere la (non)scelta: sono stati davvero bravi.

E infine noi: ci siamo divertiti tanto a tornare un po' bambini, e ci ha fatto bene questo sentirci "capaci" di riuscire a fare cose anche con tre bimbi piccoli, che per molti sarà pure una cosa normale, ma per noi tanto facile non è.

Epperò, alla fine, neanche impossibile.

sabato 2 aprile 2011

Macho Macho Man

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Personaggi:

- Padre in vena di chiacchiere da bar
- Imprevedibile quattrenne in pigiama
- Mamma spettatrice silenziosa

Scena:

- "Ma allora, ti piace sempre Anita?"
(ndG: compagna d'asilo di Piccoloprincipe, di 2 anni e 20 cm buoni in più del nostro)
- "Mi piazzono tutti: Anita, Aurora, Emilio, Filippo, Gaia, Edoardo... tutti. Sono tutti miei amichetti."

Mentre la mamma si commuove orgogliosa del grande ed equanime cuore del suo primogenito, il papà, come si dice a Roma, c'arintuzza, con fare complice:

-"Vabbè dai, ma chi ti piace più di tutti?"
...
- "FILIPPO"

Quando 7 lettere possono distruggere un uomo.
Mentre la mammaspettatricesilenziosa se la ride.

venerdì 1 aprile 2011

Quelle cose che ti riconciliano col mondo... ma anche no.

...
"Buongiorno, una tessera Metrebus mensile per favore."
"Per studenti?"










Poi mi sono ricordata che oggi è il PRIMO DI APRILE.