martedì 28 giugno 2011

Peggio di Cenerentola

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Divano-di-casa, pomeriggio, interno giorno.

“… e la matrigna invidiosa la vestiva di stracci…”
“A me non mi piazzono gli strazzi. Mi piazzono i vestiti belli, come… come… (ci ha provato, poverino: mi ha guardato, smarrito, per qualche lunghissimo istante)… come QUESTO!”

Ecco. Dicono che non bisogna lasciarsi andare, mai, né in casa né, tantomeno, fuori casa.
Dicono che essere Mamme non ci deve far dimenticare di essere anche Donne.
Dicono che farsi belle aiuti l'autostima: crema idratante mattina e sera, un filo di trucco, il parrucchiere ogni tanto, una botta di vita al guardaroba, sono cose che fanno bene anche all'anima.

Io sono stata battuta da un grembiulino dell'asilo. Macchiato di succo di frutta.

mercoledì 22 giugno 2011

Nella loro assenza

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B ha 35 anni, è sposata da 7 anni con P.
Avevano un gruppo di amici storici, tutti sposati e ora tutti con figli: non li frequantano quasi più.
B e P si sono arresi.

L ha 37 anni, il suo compagno 55.
Hanno già fatto due IUI e la una FIVET, il prossimo passo sarà una ICSI.
Usano queste sigle con dolorosa familiarità, e ogni mese che passa pesa come un macigno.

G ha 40 anni, suo marito S ne ha 38.
Da un anno hanno scoperto che lui non può avere figli: G vuole ricorrere alla fecondazione eterologa, S no.
G e S si stanno per separare.

Gemini le conosce tutte, queste coppie. Le conosce bene.

Gemini con tre bambini rumorosi e impegnativi, Gemini che ogni tanto vorrebbe piangere, talvolta vorrebbe fuggire e spesso vorrebbe dormire, Gemini questa sera ringrazia.

lunedì 20 giugno 2011

Compleanno

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Il compleanno era quello che aspettavi tutto l’anno, perché avresti ricevuto i regali, e ti avrebbero telefonato per farti gli auguri, e gli amichetti sarebbero venuti alla tua festa. Quelle feste a casa, come si usava una volta, trenta ragazzini indiavolati sul terrazzo a mangiare pizzette, a ballare il ballo del qua-qua e a fare casino, che ancora non c’erano le sale in affitto con i gonfiabili, i professionisti dell’animazione (come se dei nani ipercinetici avessero davvero bisogno di essere animati), il truccabimbi, i regalini di finefesta e tutte le altre diavolerie mangiasoldi che vanno di moda oggi.

Il compleanno era anche quello che, diversi anni dopo, aspettavi non proprio tutto l’anno, ma insomma ti piaceva che arrivasse, perché diventavi un po’ più grande, conquistavi margini di autonomia, avresti fatto qualcosa di carino con gli amici e se lo sarebbe ricordato soprattutto chi contava, rendendolo speciale.

Oggi il tuo compleanno se lo ricordano tutti, perché c’è il maledetto Faccialibro con il pacchettino regalo in alto a sinistra sulla home di tutti i tuoi contatti, anche di quelli che non vedi dalle scuole elementari (disse qualcuno: se non ti ho cercato da allora, un motivo ci sarà, no?), e quindi mettersi a posto con la scadenza è un attimo. Ma grazie a tutti eh, anche a quelli che se lo sono dimenticati NONOSTANTE Faccialibro.

E però, che ci posso fare, è più forte di me: le aspettative rimangono.

Ti svegli e te lo ricordi, e nonostante lo Scricciolo che ha la febbre, l’appuntamento con il dentista di oggi pomeriggio (sì, l’ho preso IO l’appuntamento, scientemente, per oggi), la prospettiva di nulla di particolare in programma – che il bonus seratinafuoricasaperdue te lo sei giocata, impavida e volitiva, la scorsa settimana – immagini, desideri, pretendi che oggi sia una giornata speciale.

Perché oggi è il tuo compleanno, e ti aspetti che tutto il mondo lo sappia, e si comporti di conseguenza.

Già ti basterebbe non dover girare i soliti 20 minuti per un cazzo di parcheggio.

Niente, oggi va così. Che poi io non sono una di quelle che al loro compleanno si deprimono perché diventano vecchie. No, non mi deprime il tempo che passa. Il tempo perso, quello sì.

E anche alcune indiscrete sottolineature.
“Mamma, ma quanti anni fai?”
“Ahem… 36.”
“Mamma mia! Sei vecchia.”
“…”
“… ah già. Anziana.”

venerdì 17 giugno 2011

Ponte ponente e ponteppì

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Ok, il ponte del 2 giugno ve lo racconto adesso.
Perchè io non ci riesco a bloggare a comando, e la settimana scorsa non ero proprio dell'umore giusto; adesso va meglio, sì molto meglio... e quindi parliamone, di questo lungo week-end di totale relax (ah ah ah! però Dio come suonerebbe bene).

Dove
Senigallia, spiagge di velluto lunghissime, ampio bagnasciuga per far giocare i nani, giostrine sulla spiaggia e parco giochi a due passi dall'albergo con "la balena gigante che mi inghiotte dalla bocca e mi fa uscire dal".
E che vuoi di più dalla vita? A parte una tata, certo.

Quanti
Il fatto è che è inutile stare a raccontarsela, che dove si mangia in due si mangia anche in tre (specie poi se uno dei tre NON mangia proprio), non è vero manco pe' gnente.
Due non è uguale a tre.
"Allora io porto Piccoloprincipe alle giostrine, tu guarda lo Scricciolo che sta giocando in riva al mare."
"Ok... e il Morbido? Oddio il Morbido si sta ingozzando di sabbia! Fermo, fermo!"
"Dov'è lo Scricciolo?"
"Lo Scricc... era qui. Ah eccolo. Si sta tuffando. Di testa."
E' inutile, uno vi avanzerà sempre.

Momenti Giù
Il delirio vero però era a tavola.
Il Morbido aveva puntato i due vecchiatti del tavolo accanto. Risultato: lui sempre girato dall'altra parte e lancio molesto di oggetti contundenti (ahem, signori cari, se continuate a raccoglierli e ridarglieli perchè quantècarino, lui continuerà a tirarli. Per sempre. Il concetto di "infinito", a un Morbido con gli occhi enormi e senza fondo, non incute alcun timore).
Intanto, lo Scricciolo inaugurava la sua battaglia per la libera detenzione di posate taglienti ad uso personale; non contento, nel frattempo, perfezionava l'arte di liberarsi dalle cinghie del seggiolone con una tale velocità che Harry Houdini je fa' un baffo.
Sui pasti consumati da Piccoloprincipe, infine, mi concedo solo due parole: mutismo e rassegnazione (nostri).

Momenti Su
Le loro facce. Quanto erano contenti.
Loro divertiti, curiosi, sorridenti, fradici, bellissimi, addormentati, panati, scatenati.
Lo Scricciolo che gioca spericolato tra le onde (e invece ha paura del bagnetto, mah!), il Morbido con la bandana che si pavoneggia trotterellando per la spiaggia, Piccoloprincipe che non vorrebbe mai fermarsi, mai smettere, mai tornare... giocare, giocare sempre.
E poi staccare, per qualche giorno, dal solito vortice.
Vedere un posto nuovo, camminare tutti insieme senza fretta.
E scoprire che ce la facciamo anche da soli.

E infine
E infine, un plauso sincero ai tre nani glielo devo proprio fare.
Nonostante il viaggio, nonostante il cambiamento d'aria e di abitudini, nonostante la convivenza in cinque in una stanza, nonostante i km macinati nell'arco di quattro giorni, non hanno perso un'ora di sonno, pisolino pomeridiano compreso.

Bravi bimbi, forse in vacanza quest'estate vi ci portiamo.

mercoledì 15 giugno 2011

C'era una volta...

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C'era una volta un bambino buono, era magro magro e aveva gli occhi azzurri.
Il suo papà e la sua mamma erano sempre allegri: se i genitori si scegliessero al supermercato, loro sarebbero stati i più contesi.
Il bambino aveva un fratello maggiore simpatico e un cane dal pelo biondo, e poi aveva tanti amici, tra cui una bambina con gli occhiali e il suo fratellino con i ricci.
I quattro erano amici per la pelle, giocavano sempre insieme, e insieme sono cresciuti e diventati ragazzini.
La bambina con gli occhiali pensava che la famiglia del bambino buono fosse la più bella del mondo, e che le sue feste di compleanno fossero strepitose.
Un  giorno il bambino buono, che ormai era un ragazzo di 15 anni, andò in palestra, come faceva ogni lunedì; era sempre tanto magro, ma voleva avere i muscoli.

Quel giorno il bambino non tornò a casa; chiuse gli occhi in palestra e non li riaprì più.

Quel giorno la ragazzina con gli occhiali accompagnò la sua mamma, per mano, a casa dei loro amici e per la prima volta in quella casa nessuno rideva più. Quel giorno il fratellino della bambina, quello con i ricci, passò tutto il pomeriggio seduto sulla sedia dell'ingresso, in silenzio, con il viso tra le mani, e a un certo punto si alzò e se ne andò. Quel giorno il cane dal pelo biondo rimase tutto il tempo accucciato in un angolo, con le orecchie basse e gli occhi tristi. Quel giorno qualcosa si è spezzato, ed è rimasto così, rotto, da allora, per sempre.

Ti penso lo sai? Ti penso ancora, spesso. Ti ho sognato tante volte.
Mi chiedo che tipo di uomo saresti diventato adesso, che vita avresti avuto, ma so per certo che la tua strada sarebbe stata, anche da grandi, ancora vicina vicina alla mia. E del resto, lo è: la tua mamma e il tuo papà sono la madrina e il padrino del mio primo figlio, tuo fratello è il mio migliore amico, e mio fratello darà il tuo nome al suo primo figlio maschio. Nessuno ti ha dimenticato. So che in te avrei trovato un caro amico, una parola buona, un abbraccio fragile e dolce nei momenti difficili e un sorriso aperto e sincero in quelli belli. So che tutto questo non sarà mai più, e ci convivo perchè, nonostante tutto questo dolore, la maledetta voglia di vivere ci fa andare avanti, svegliarci ogni mattina e sorridere al sole che, indifferente, non smette di splendere, anche se tu non puoi più vederlo.

C'era una volta un bambino buono. C'è ancora, da qualche parte.

lunedì 13 giugno 2011

Al voto col nano

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Che poi in realtà i nani erano due, ma il Morbido se n’è stato tutto il tempo con il ciuccio in bocca e l’aria guardinga, pertanto lo classificheremo come Non Pervenuto.
Piccoloprincipe invece era affetto dalla sua solita logorrea immaginifica, e pertanto pubblichiamo di seguito una selezione abbastanza esaustiva del nostra pomeriggio referendario.

A casa - prima
- Piccoloprincipe, mentre papà porta lo Scricciolo al Pronto Soccorso (sic!), io, te e il Morbido andiamo a votare, ok?
- Che vuol dire avvotare?
Segue spiegazione in versione 4.0 years old del concetto di suffragio universale e, nella fattispecie, del referendum sull’acqua (mi sembrava il più abbordabile, e, per inciso, lui avrebbe votato “ma zerto”).

Lungo la strada
(mentre arranco per un paio di km con Morbido sul passeggino e Piccoloprincipe sulla di esso pedanina)
- Ah, mi raccomando, il voto è un segreto!
- Ma a papà, che è della nostra famiglia (giuro, ha detto proprio così), lo posso dire?
- Ehm… certo. A papà sì.
- E a NonnaIaia?
- Va bene, lo puoi dire anche a NonnaIaia.
- E a NonnoZino? E alla maestra Stefania? E a Anita? E a Filippo?
-    -.-

Al seggio, nel segreto di una affollatissima cabina elettorale
Bisbigliando - ... e vedi, qui mamma ora fa la croce…
In modo che lo senta anche il poliziotto all’entrata – E mettiamo tutti SÌÌÌÌÌÌÌ !!!

A casa - dopo
- Papà, sai dove stiamo stati con Mamma? Siamo andati AL VOTO (lo dice proprio così, come se dicesse "al parco", o "al mare"). Così, adesso, possiamo farci tutti il bagnetto.



P.S. Per chi si fosse preoccupato, lo Scricciolo non ha niente. Le nostre solite paranoie da primofiglio, chepperò ti prendono random anche con i secondi, e i terzi...

venerdì 10 giugno 2011

Come fai con tre?

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Da circa un anno e mezzo è la domanda più ricorrente, dopo l'irritante “quando la fate la femminuccia?”.

Ebbene sì, il solo fatto di avere tre figli, e che gli stessi siano ancora vivi e mediamente in buona salute, mi rende agli occhi di alcune primipare una specie di esempio, una capace di girarsi i bambini sul dito mignolo, di incastrare alla perfezione impegni e orari, di soddisfare brillantemente le di tutti esigenze.

Inutile dire che è un’impressione totalmente sbagliata.

Intanto, non va trascurato il fatto che due terzi della prole sono arrivati contemporaneamente, quindi non ho avuto poi tutto questo tempo per accumulare mammesca saggezza.

In soldoni, ieri ero (anche io) una neomamma angosciata dalla paura quotidiana di rompere il bambino, e il giorno dopo magicamente ero diventata l’esperta genitrice di tre placidi fantolini.
Ieri ero quella che impazziva dietro le paturnie del primo figlio, e oggi mi trovo spesso a disquisire del wonderful world of the babies nell’incongruo ruolo di "quella che lo sa".

Ok, dove voglio arrivare con tutto questo bel preambolo?

Alla seguente, inoppugnabile, definitiva affermazione: care mamme giovani e inesperte, se vostro figlio dorme ancora nel lettone, se si sveglia n volte a notte, se non mangia le verdure, se morde gli altri bambini, se a tredici mesi ancora non cammina e a diciotto ancora non parla, se è troppo vivace che proprio non gli state dietro, se ha pochi denti per la sua età, se ha troppi denti per la sua età, se non vuole andare all’asilo, se vuole stare sempre in braccio; se, insomma, è un bambino che fa il lavoro suo, io sono davvero molto felice di chiacchierarne con voi da pari a pari, perché buona parte di queste cose le hanno fatte – e le fanno – anche i miei: ma non chiedetemi per favore MA TU CON TRE COME FAI? aspettandovi la soluzione geniale, la risposta che vi lascerà a bocca aperta, il guizzo da maestra: restereste deluse.

Perché io in genere a questa domanda non so proprio cosa rispondere, visualizzo agghiacciata il delirio che regna nella mia casa e nella mia vita e dico che… faccio, e basta, e i risultati non sono sempre entusiasmanti.

mercoledì 8 giugno 2011

Succede

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ante-post
Dovrei proprio scrivere del ponte ponente e ponteppì in trasferta al mare con i tre mocciosi… ma oggi non posso, perché ieri sera ho saputo questo.

Succede.

Succede che, dopo trent’anni, tuo figlio ti dice una cosa che non immaginavi.
Succede che lo ami, certo che lo ami, ma a fare la moderna proprio non ce la fai.
Succede che allora fai finta di niente, cioè tu lo sai, tuo marito lo sa, anche gli altri lo sanno, ma non se ne parla di parlarne.
Succede che allora si soffre, perché ogni giorno che passa è una bugia raccontata a se stessi, e di giorni ne passano tanti.

Poi succede che a casa di tuo figlio si rompe il bagno – ebbene sì, è vita vera, e le cose importanti succedono anche così.

Succede che chiami tuo figlio e gli dici “Allora vieni a stare qua per qualche giorno?” e lui ti risponde “Mamma, lo sai che non sto da solo”.
Succede che metti giù il telefono senza dire niente.
E poi succede che, il giorno dopo, lo richiami e gli dici “Venite a cena stasera? Così poi puoi fermarti a dormire qui con lui.”

Succede davvero. Così.

Perché anche se non sei sportiva, non sei moderna, non sei emancipata e continui a pensare che questo non è quello che volevi per tuo figlio, lui è tuo figlio. E tu sei sua madre.

mercoledì 1 giugno 2011

Aggiungi un posto a tavola

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Lo sapevamo che era la cosa giusta da fare.

Lo sapevamo già quando Piccoloprincipe era figlio unico, e lo sapevamo a maggior ragione quando sono arrivati i nanipiccoli, ma come al nostro solito abbiamo fatto i vaghi, ci siamo impigriti, abbiamo rinviato, finché, finalmente, abbiamo deciso in maniera irrevocabile.

E pertanto, da circa un mese, nella nostra casa si cena tutti insieme.

tutti
e cinque
alla stessa tavola

Del resto, dalla pediatra Teichitisi – quella che prende tutto molto easy – alle educatrici del nido, da Tata Lucia - chetevorreivedèacasamia - a tutti i forum da cui dipendo quasi fisicamente, insomma tuttituttitutti sostengono che, per una famiglia, mangiare assieme è salutare e positivo per millemila ottime ragioni: è (dovrebbe essere) il momento del relax e della condivisione al termine di una giornata fuori casa, è incontro, dialogo, comunicazione, famiglia. Infine, ma non ultimo, è buon esempio per i piccoli che, guardando i genitori mangiare con gusto, si avvicinano al cibo da grandi in maniera naturale e positiva.

Ok, tutto questo nella teoria chetevorreisempreacasamiainsiemeatatalucia.

Veniamo a noi.

Step One: il tavolo in soggiorno è stato faticosamente sgombrato dai vari oggetti che lo occupavano indebitamente – borse bollette disegni monete chiavi penne calzini antiscivolo zainetti – e ha riacquistato la sua originaria e legittima funzione.

Step Two: altrettanto e forse più faticosamente noi genitori abbiamo rinunciato alle consolidata e comoda routine del "mangiamo mentre loro dormono che così forse riusciamo a scambiare due parole".

Step Three: nei rari momenti liberi (in genere, sulla metropolitana o mentre aspetto che Piccoloprincipe esca da scuola) elaboro menu che possano andar bene alla maggioranza della famiglia - indovinate chi c'è all'opposizione.

E quindi, alle 19.30 al massimo, grandi e piccini sono amorevolmente seduti attorno a una sola tavola.

Bilancio parziale dopo un mese di trattamento:

plus:

- cucino ogni sera uno o al massimo due piatti, non tre o al massimo quattro
- in effetti sarebbe anche carino stare a tavola tutti insieme, se non fosse per i seguenti

minus:

- Piccoloprincipe in genere non mangia o mangia poco o mangia solo se convinto o mangia solo se minacciato - la magia della famigliola felice un po' si perde

- lo Scricciolo ha il pepe al c non ama le costrizioni, pertanto ben presto comincia a smaniarsi e si alza in piedi sul seggiolone rischiando di sfracellarsi al suolo

- il Morbido vuole assaggiare tutto, anche quello che non dovrebbe; se ostacolato, urla

- i nanipiccoli vogliono giustamente mangiare da soli, il clima che si crea tutt’intorno è di pura devastazione

- il piccologrande vuole ingiustamente essere imboccato, il clima che si crea tutt’intorno è di pura frustrazione

- i pochi adulti presenti finiscono per mangiare roba fredda e collosa che non rende affatto giustizia alla cuciniera incompresa che alberga in me

Poi capita anche che, tra un aneddoto asilesco, un rumore di vetri infranti e un ululato di disappunto, vengano fuori affermazioni di questo tenore: "Non sono io che non voglio mangiare, è il mio cervello che me lo ordina".

E allora ti chiedi davvero se Tata Lucia e tutto l'ambaradan ci verrebbero mai, anche per sbaglio, qui, in questa gabbia di matti.