mercoledì 27 luglio 2011

Istantanee da una fuga

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Scena 1 - L'arrivo
Il nostro ingresso nel familiare albergo è trionfale ed acclamato, manco fossimo i Brangelina sbarcati a Cannes. Piccoloprincipe ha un seguito di ammiratori consolidato nell'arco di tre memorabili estati e decine di esilaranti siparietti ("Ma lo dice ancora - Come fa Totti? Goool!" "Signora, quello era tre anni fa... adesso le dice anche la composizione del capitale sociale dell'AS Roma..."), i Nanipiccoli dal canto loro partono già un pezzo avanti in quanto gemelli e quindi, per definizione, catalizzatori di domande più o meno opportune (vedi anche qui).

Scena 2 - La sorpresa
Piazziamo i tre gnomi fuori dalla porta della camera dei nonni, davanti c'è Piccoloprincipe che fibrilla, dietro i due piccoletti con l'aria interrogativa e il ciuccio in bocca. Bussano con la loro consueta grazie, dopo qualche minuto Nonna Iaia apre e, tutt'd'n'fiato...
"Ciaononnatiabbiamofattounasopresamanontipreoccuparerestiamosolotregiorni!"

Scena 3 - In spiaggia
Finalmente la superiorità numerica adulti vs bambini è ristabilita, e questo vuol dire, che...
Piccoloprincipe, le cui routine vacanziere rasentano l'ossessione, se ne va a vedere gli scogli con l'ipercinetico papà
lo Scricciolo, gli occhi che gli brillano impavidi, ride come un pazzo in mezzo alle onde insieme al nonno
il Morbido, placido e concentrato, svuota e riempie, per un tempo meravigliosamente interminabile, un secchiello con sabbia, sassolini e qualche mozzicone di sigaretta, sotto lo sguardo adorante della nonna
epperciò - io posso anche acquattarmi silenziosa nelle retrovie e concedermi due (due!) agognate nuotate.

Scena 4 - Sulla via del ritorno
I nani sono esausti e dormienti, noi siamo gasati al massimo da 'sta cosa di aver osato un viaggetto fuori programma che, poi, è andato pure come meglio non potevamo sperare.
"Abbiamo fatto proprio bene eh? Hai visto quanto si sono divertiti? E ci siamo anche riposati! Vedrai vedrai quanto gli farà bene quest'aria di mare..."

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"Coff coff!"
"Che è stato?"
"Niente. Dicevi?"

venerdì 22 luglio 2011

Senza paracadute... o quasi.

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Io sono una che fa le liste. Ecco, l'ho detto.

E mi piacerebbe essere la mamma sportiva che "prende e parte", che "quello che non ci siamo portati ci compriamo là", che insomma non si fa troppe pippe ment paranoie quando si tratta di fare le valigie per staccare un po' la spina. Ma invece no, sono una secchiona inside. Ho la lista delle cose da portare quando parto per le vacanze salvata tra i Google Documents, ogni anno la salvo con nome e la aggiorno. Lo so, mandano alla neuro per molto meno.

Comunque oggi no.

Perchè YY l'altro ieri mi ha detto "Non te lo sto chiedendo, lo facciamo e basta".
Perchè la prospettiva di due/tre giorni fuori città mi alletta parecchio, visto che per le ferie vere c'è ancora da aspettare un po'.
Perchè voglio vedere la faccia di NonnoZino e Nonna Iaia che, ignari, si vedranno arrivare i nipoti tra capo e collo. Che bella sorpresa, eh? Vabbè, ci fermiamo solo fino a domenica, dopo possono riprendere la loro vacanza-recupero forze.
Perchè, soprattutto, già lo so quanto saranno contenti LORO.

E così, tra cinque minuti ,YY nano- e valigio- munito mi passa a prendere in ufficio e partiamo.
Così, con un giorno di preavviso, cotta e mangiata. Voglio una Vita spericolata.

Ahem, sì, più o meno.
Perchè... non ve l'ho detto?

Andiamo a Carlo.

martedì 19 luglio 2011

Avada Kedaaaavraaa!!!

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Sì, sono un'esaltata.

E sì, lo confesso: sono una fan del maghetto con gli occhiali.

Lo leggo da quando non era nessuno, ho seguito la sua avvincente ascesa, mi sono sciroppata i suoi libri, di complessità e peso specifico via via crescente, e ovviamente me lo sono goduta anche al cinema. Ahem, a parte il sesto e il settimo film, che sono stati sacrificati sul sacro altare del nano-accudimento, e per i quali abbiamo ripiegato sull'home video (si dice ancora così?), quelle due sere che non sono svenuta tre minuti netti dopo aver messo a letto i pupi.

Ma l'ultima puntata dovevo gustarmela con tutti i crismi e anche di più, epperciò.

Per la seconda volta nel giro di un mese, facendo sballare tutte le statistiche consolidate in oltre quattro anni di genitorialità, io e YY abbiamo smollato la prole ai volenterosi nonni - che dovevano pur scontare una pena equa, visto che domani se ne partono alla volta del mare abbandonandoci al nostro destino - siamo saltati in moto, entusiasti come due pivelli, e il vento fresco della sera ha spazzato via in un attimo il mal di testa che mi attanagliava.

Con tutti i crismi, dicevo. E quindi cinema figo al Centro, occhialini 3D (embè!), poltrone comode e occasionalmente vibranti e barile di pop-corn formato famiglia.

Bello proprio. Scenari da togliere il fiato, ritmo incalzante, una lacrima sul viso (di Alan Rickman), e brandelli di Voldemort sparsi per tutta la sala. E poi Harry neonato che sembrava il Morbido quando si offende.

E ora, orsù, traiamo le debite conclusioni.

Cosa ci insegna questa saga, così magica eppure così umana, questa grande storia di amicizia, coraggio, e pure amore? Qual è la morale che si evince, al termine di una siffatta, epica e commovente avventura?
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Che ogni tanto fa bene uscire child-free. Ma parecchio eh.

venerdì 15 luglio 2011

Cose di cui andare orgogliose: la mia intervista a NinaCerca

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In genere, non ho l'abitudine di pubblicizzare gli articoli che scrivo per Tuttomamma qui nel mio blog personale: sono due cose diverse, indipendenti, anche se sono sempre IO e, di qua o di là, porto me stessa, declinata in modi diversi.

Oggi però faccio un'eccezione, perchè quello di cui ho scritto mi ha fatto proprio bene a livello personale: mi sono sentita, seppur in piccolissima parte, utile a una causa buona e giusta, ho avuto modo di conoscere una persona straordinaria e, tramite lei, un mondo che, anche se non mi appartiene direttamente, sento molto vicino.

Sarà perchè la mia fase da cacciatrice l'ho vissuta anche io, perchè conosco e voglio bene a persone che la battaglia all'infertilità la stanno combattendo in prima persona, perchè alla fine è stata solo fortuna, e non c'è nessun altro motivo al mondo per cui io sì e loro no... insomma, per tutto questo e tanto altro mi sento fiera e felice di aver intervistato Nina, anzi NinaCerca.

Se siete interessate, l'intervista la potete leggere qui.

martedì 12 luglio 2011

Di viaggi e vacanze

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Ci fu un tempo in cui vacanza era uguale a viaggio.

Un tempo in cui sceglievamo la destinazione leggendo turistipercaso, poi mi compravo la Lonely Planet e organizzavo il tour de force. Sì, perché c’era un tempo in cui vacanza non era relax: era partire, spostarsi, scoprire, macinare chilometri (superare gli ostacoli), riempirsi gli occhi e la testa di immagini e ricordi, assaggiare, camminare, non accontentarsi e ripartire.

Come quel mitico giro dell’Irlanda in macchina, quattro amici gggiovani, intrepidi e casinisti (sigh, lo specchietto retrovisore del macchinone in affitto, sfasciato dopo due giorni), quando pioveva sempre ma ce la siamo goduta come matti, quando dormivamo ogni notte in un posto diverso, e la mattina ci svegliavamo senza sapere dove saremmo arrivati la sera. Quando ridevamo per niente, perchè YY aveva la maglietta color steak e i cani gli abbaiavano dietro, quando abbiamo barricato la porta del b&b perchè il padrone di casa aveva la faccia da serial killer, e le Cliffs of Moher ci hanno tolto fiato.

E poi la Francia, girata in lungo e in largo, Roma-Parigi tutta in un sorso, io con i miei post-it da secchiona e lui con i suoi hotel Ibis come oasi nel deserto: due cuori e una Ford Fiesta, la Normandia selvaggia e poi il deserto rosso in piena Provenza, formaggi e vino come se piovesse, e l'ansia di afferrare ogni singolo momento. E alla fine, quel piccolo minuscolo desiderio nel cuore, quello per cui avremmo rinunciato anche a tutto questo.

Ecco, ci fu un tempo in cui. Un tempo che non è più.

Perchè io li ammiro, anzi, mi genufletto di fronte a quelli che, nano-muniti, se ne partono lo stesso per destinazioni remote, oltreconfine o addirittura oltreoceano, senza troppe pippe mentali sul cosamangeranno-dovedormiranno-esepiangeranno.

Noi no, noi pusillanimi ci siamo adagiati quattro anni fa sulle familiari coste dell'Adriatico, in quel dell'Abruzzo, nel rassicurante abbraccio del signor Carlo e del suo albergo a conduzione familiare, e da lì non ci siamo più mossi.

Ok, insultatemi pure. L'anno prossimo cambiamo, ma davvero eh? L'anno prossimo i nanipiccoli avranno due anni e mezzo (oddio! lo spannolinamento...) e Piccoloprincipe veleggerà verso i sei anni, in pratica la maggiore età dell'infanzia. L'anno prossimo ce la possiamo fare.

Ma intanto, quest'anno va così. Per la gioia di Piccoloprincipe, che l'ultimo giorno di scuola mi ha detto:

"Mamma, Emma non lo sa come si chiama il suo mare dove va in vacanza..."
"Perchè, tu lo sai?"
"Ma zerto!"
"E come si chiama?"
"Carlo."

E fu così che, il giorno dopo, prenotammo.

mercoledì 6 luglio 2011

Per il momento, tutto qua

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Da quando è finita la scuola, Piccoloprincipe sta a casa con i nonni, e direi che se la spassa alla grande.

Senza i due molesti nanipiccoli tra i piedi, è libero di disegnare lasciando in giro i pennarelli (tanto nessuno li ciuccerà), di giocare con le biglie su superfici di altezza inferiore al metro (tanto nessuno le ingoierà), di mangiarsi un ovetto kinder in santa pace senza doversi nascondere (tanto nessuno tenterà di sottrarglielo): ok, diciamolo, la vita del primogenito per certi versi è uno schifo.

Soprattutto, però, Piccoloprincipe si gode il magnifico terrazzo della mia vecchia casa, scorrazzando libero, sporco e felice. E scoprendo nuove forme di socialità.

"Mamma, sai che ho conosciuto un signore sul terrazzo?"
"Un signore? E dove?"
"Lì, su quell'altro terrazzo... dove c'è quella camisa a righe."
"Ah... e che vi siete detti?"
"Io gli ho detto il mio nome e quello dei miei fratellini, e lui mi ha detto che si chiama Vino (ahem). E' un signore come NonnoZino, però più anziano. Poi mi ha detto zao."

Ho sbirciato un po' sul balcone di Vino, dopo un po' l'ho visto uscire ad innaffiare i fiori: sembrava Babbo Natale, strano che Piccoloprincipe non abbia notato la somiglianza.

E intanto mi arrovellavo: glielo devo dire che non si parla con gli sconosciuti? Che in giro è pieno di pericoli, che non ci si deve fidare delle apparenze, che un bambino deve fare attenzione, che il mondo è brutto e cattivo?
O gli lascio questa sua luminosa ingenuità, questa fiducia trasparente verso gli altri, questo suo universo ancora intatto fatto di persone buone e di incrollabili certezze?

"Mi raccomando, Piccoloprincipe, se rivedi Vino sul terrazzo sii sempre educato e non dargli troppo fastidio".

Per il momento, tutto qua.