venerdì 30 settembre 2011

Cose che si pensano andando a comprare il latte

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Il problema è che ce lo dimentichiamo sempre, di comprare sto cazz'e latte.
Che quei tre se ne fanno fuori quasi un litro al giorno, una roba che sarebbe più economico averci una mucca sul balcone.

E quindi l'altro giorno, che erano le otto di sera, apro il frigo e vedo che ce n'è rimasto giusto un goccio.
Il supermercato vicino casa chiude alle nove, stavolta vado io va'.
Che dopo il pomeriggio appena trascorso, passare anche solo un altro minuto sola con loro mi mette i brividi.

E poi vengono strani pensieri.
Tipo che adesso invece che entrare nel parcheggio - mai visto così vuoto - io tiro dritta e scappo.
Sì, scappo.
E domani sono a Londra, che la sera faccio la cameriera in un pub per pagarmi gli studi e il giorno leggo un libro, bevendo una birra, sdraiata in Hyde Park con lo zaino sotto la testa.
No, quella era un'altra vita. E poi la birra non mi piace. E a Londra non ci sono mai stata.

Non vi capita mai di pensare: come sarebbe stato se... ?

Se avessi fatto quella telefonata.
Se avessi preso quel treno.
Se avessi accettato quel lavoro.

Come nel film "Sliding doors", un attimo prima o un attimo dopo che può cambiare tutta la vita.
Che poi invece no, nel film alla fine era lo stesso, che lei avesse o no preso la metropolitana.
Era quello che avrebbe dovuto essere.

Ma insomma, con dieci euro in tasca e il cellulare quasi scarico, Iperfamily batte Hyde Park 3 a zero a tavolino.

Corridoi vuoti in un modo quasi irreale.
Scaffali saccheggiati, luci basse.

Il tipo della macelleria, ancora con il camice, finisce il turno e se ne va con una bottiglia di Aperol e una di spumante.
"Brindi all'IVA al 21% stasera?" gli fa il cassiere.
Non capisco la battuta.
Mi auguro che abbia qualcosa di meglio da festeggiare.

Per me, latte e quattro salti in padella, che stasera di cucinare per noi proprio non ne ho voglia. Tanto loro hanno già mangiato.
Loro, noi.
Prendo una bottiglia di birra, poi la lascio lì.
Compro un pacco di caramelle Elah 900, quelle che mi piacciono tanto, morbide, alla menta e liquirizia.

Torno a casa.

mercoledì 21 settembre 2011

E io volevo ballare

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Avevo detto che vi avrei raccontato anche del primo giorno di scuola di Piccoloprincipe.
Come al solito sono inaffidabile, ma stavolta ho fatto bene.
Perchè sul primo giorno, in effetti, non è che ci fosse molto da dire: per lui è il secondo anno di asil scuola matern scuola dell'infanzia, e abbiamo ricominciato molto tranquillamente, senza grossi turbamenti.

Ma è l'evoluzione che è interessante.
 
I miei lettori più assidui e attenti (rido) ricorderanno qualcosa dell'altalenante rapporto di Piccoloprincipe con la scuola; nel caso, potete rinfrescarvi la memoria qui.

E quindi, com'è doveroso, facendo un po' la vaga (immaginatemi pure che guardo in su e fischietto) ogni pomeriggio gli chedo: "Com'è andata all'asilo?" - confesso, con lui dico ancora ASILO.
  • Primo giorno: "Benissimo! Sono stato talmente bravo, che la maestra mi ha fatto fare l'incaricato!" (ndT: è dell'incaricato l'ambito compito di distribuire gli zainetti ai compagni all'ora della merenda)
  • Secondo giorno: "Così così"
  • Dal terzo giorno in poi: "Non mi ricordo"
Che poi, adesso che va in piscina e che ho modo di osservarlo più a lungo in un contesto "di gruppo", lo vedo com'è lui: entusiasta, mobilissimo, affabulatore.

Affabulatore, sì, perchè ogni qualche minuto si avvicina in scioltezza agli altri bambini, che li conosca o no, e comincia a raccontare: e parla, parla, parla non so di che cosa, e tu vedi quest'altro bimbetto che se lo guarda e pensa: ma com'è interessante questo bambino. Oppure, quant'è buffo. O anche, questo è un po' matto.

E allora me lo immagino anche in classe, il piccolo sovversivo. Che deve fare le sue cose e argomentare di altissimi sistemi (ultimamente: fogne e Tevere, ma ci sono stati anche pompieri, dinosauri, vulcani, pianeti, ladigestione) e non vorrebbe proprio essere disturbato. Che ha la sua strada, lui, e la persegue con determinazione.

"... dài, non può essere che non ti ricordi. Che è successo?"
"..."
"Prometto che non mi arrabbio"
"E' quando dovevamo stare tutti seduti a cantare la canzone..."
"E... ?"
"E IO VOLEVO BALLARE"

martedì 20 settembre 2011

Non li portiamo

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Perchè è vero che quando si fa una certa non vedo l'ora che vadano a letto.

Ma poi, altre volte, penso che vorrei tre piccoli portachiavi, da portarmi sempre dietro, fatti così:

- uno tondo, a forma di "facciadiMorbido", con gli occhi giganteschi e le guance che quando le strizzi esce il labbrino
- uno minuscolo e guizzante, e dello Scricciolo mi bastano quegli occhietti che gli si accendono di furbizia, quando trama qualcosa e trattiene un sorriso... ma poi il sorriso gli scappa lo stesso, ed è immenso
- per Piccoloprincipe anche solo la voce, che è argento puro, un fiume ininterrotto, mutevole, immaginifico e variopinto. ecco, magari a qualche decibel in meno della versione originale.

Ma volevo dire un'altra cosa.

Che domenica c'è questo battesimo, e i nanipiccoli non li portiamo.
E a me dispiace un sacco.

Le ragioni di YY sono sacrosante: è meglio per loro (che se ne staranno coccolati dai nonni evitandosi tutto lo stress di messa-pranzo-post pranzum et cetera), è meglio per gli altri (ah, non lo sanno che grana che si sono evitati) ma soprattutto - e diciamolo - è meglio per noi, perché è chiaro che staremo ben più tranquilli, e magari una volta tanto un pranzo al ristorante ce lo godremo pure.

Epperò.

Io non sono una mamma-cozza, o almeno non più. Non sto affermando che sono figa eh, dico solo che non credo che i miei figli mi debbano sempre stare attaccati come piccoli mitili al loro scoglio. Insomma, se il posto o l'occasione non sono adatti, non li porto, e stop. Tanto poi ce li andiamo a riprendere eh!

Mapperò.

Penso che un battesimo non sia proprio proprio inadatto a loro, insomma, non come una serata in discoteca o una bevuta al pub.
Penso che al ristorante c'è un bel prato, che avrebbero potuto correre.
Penso che in jeans e camicia sarebbero stati proprio carini.
Penso che ci saranno tanti bambini, e loro ci avrebbero giocato insieme.

E lo so, lo so, che nessuno ne ha tre, nessuno ha due gemelli, nessuno li ha di quest'età di mezzo in cui non sono nè piccole amebe immobili nelle loro culle, nè autonomi ragazzini auto-intrattenentesi.

Lo so.

Epperò. Mapperò.

domenica 18 settembre 2011

Cose che succedono in una tranquilla domenica casalinga

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- che, ve lo ricordate "il blu"? Dài, ne avevo parlato in questo divertentissimo post. E' (era?) un minuscolo pezzo di plastica azzurra che Piccoloprincipe, da maniaco feticista qual è, aveva raccattato sulla spiaggia di Carlo. Il suddetto oggettuncolo dalle microscopiche dimensioni è stato perso e ritrovato un centinaio di volte (sulla spiaggia, in piscina, in camera, in sala da pranzo, in macchina) ed è incredibilmente tornato a Roma con noi.
Senonchè oggi Piccoloprincipe LO HA MANGIATO.
Ora, già il fatto che lui, inappetente cronico, che quando gli offri un piatto di fettuccine al ragù sembra che gli stai dando il veleno, decida consapevolmente di mettersi in bocca e deglutire un corpo estraneo non identificato (che è? un tondino scappato da qualche giocattolo? un coriandolo solidificato? boh.) me le fa girare a manovella. Mappoi, ha avuto il coraggio di attaccare la frigna tutto il pomeriggio perchè lo rivoleva indietro. Sì, ero io che dicevo che Piccoloprincipe è un bambino eccezionalmente svegli e brillante: mi rimangio tutto.
Infine: se c'è un medico in linea, per favore, mi confermi che non devo passare i prossimi giorni a frugare tra le sue feci per essere sicura che il blu sia stato espulso. Al massimo, finalmente, l'arguto pargolo avrà trovato il modo per portarlo con sè. Sempre e per sempre.

- che oggi ho fatto tre cose:
  1. ho preparato per pranzo un risotto zafferano e zucchine. Ma durante la cottura, invece del brodo ho usato la limonata che stavo sorseggiando. E' venuto così così.
  2. mentre facevo il bagnetto al Morbido, in un momento di estasi di fronte a tanta morbidezza, e crogiolandomi nella soave beatitudine di sbagnettare un solo bambino per volta, ho aperto l'acqua mentre il doccino era rivolto in su. Tipo fontana insomma. Mi capita almeno due volte al mese, secondo me non è normale.
  3. stavo mettendo a posto la spesa, e con la mia consueta grazia ho urtato il barattolo del pesto. Naturalmente chiuso male. Naturalmente un casino che non vi dico. Anche questo mi capita con una certa regolarità, con le seguenti (non esaustive) varianti: il barattolo dello yogurt che esplode, la bottiglia del latte che si rovescia, la confezione di uova che va in frittata.
Se fosse luglio, direi che ho proprio bisogno di staccare.
Ma siamo a metà settembre, mi sento in colpa anche solo a pensarlo.

mercoledì 14 settembre 2011

Il peggio di me

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Il peggio di me è quando mi arrabbio.

Il peggio di me è quando perdo la pazienza, ma la perdo di brutto, perchè loro sono insopportabili e gridano, e piangono, e litigano per un pezzo di pongo, per una sediolina, per una stupida palla viola, per tutto.

Il peggio di me è quando mi viene voglia di piangere e scappare, perchè so che non ce la posso fare, e allora me ne vado nell'altra stanza e chiudo la porta, non voglio sentire niente, niente.

Il peggio di me è quando urlo "non urlate!", quando non consolo ma rimprovero, quando non comprendo ma impongo, quando non ci provo ma mi arrendo.

Il peggio di me è quando li guardo e davanti ho un velo nero, e vorrei prenderli tutti e tre e stringerli forte e dire "dài dài che è passato", e invece resto fredda, severa, distante.

Il peggio di me è anche quando poi tutto passa, e allora abbraccio il Morbido per dargli la buonanotte e lui ride, ride di pancia, quel Morbido che ha frignato tutto il pomeriggio facendomi impazzire; e lo Scricciolo mi porge la fronte per il bacino, silenzioso nel suo ciuccio azzurro, riappacificato con il mondo e con il suo lettino; e Piccoloprincipe, Piccoloprincipe che oggi era ingestibile, che poi mi voleva chiedere scusa e dirmi che mi voleva bene quando io non potevo accoglierlo, non sapevo accoglierlo, Piccoloprincipe è andato a letto triste, anche se alla fine ci siamo stretti forte forte sul divano, senza dire niente.

Ecco, il peggio di me è anche quando tutto passa, perchè non lo so far passare davvero, perchè questa pessima, pessima prova di me mi sta graffiando dentro e per farmela passare dovrò dormirci su, e sperare che domani, quando ci sveglieremo, leggerò nei loro occhi che mi avranno perdonato.

martedì 13 settembre 2011

Fuori tutti

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A questo punto hanno ricominciato proprio tutti.

I nanipiccoli è ormai dal 1 settembre, dopo un'interruzione di appena un mese che è passata un po' così, sotto silenzio, come se non ci fosse mai stata, che sono tornati all'asilo nido. Un cosiddetto reinserimento rapido e indolore, per loro che a 21 mesi sono già dei veterani e che, essendo di dicembre, andranno alla scuola materna piccoli piccoli.

E dunque, quest'anno dovranno, nell'ordine, imparare a:

- parlare, almeno un pochetto: se penso che Piccoloprincipe ha iniziato la materna a 3 anni e 7 mesi, e parlava usando con cognizione il periodo ipotetico, mi prende male
- mangiare da soli: e su questo siamo a cavallo. Nel senso che già un po' lo fanno, e comunque non potrà mai, mai, mai essere peggio che con quello sbalestrato inappetente del fratello grande
- togliere il pannolino: aiut. argh. sigh. questo mi preoccupa più di tutto. Cominceremo, come da manuale, in primavera/estate, mi chiedo se pochi mesi basteranno, considerato che Pp aveva già tolto il pannolino da un anno e ciononostante qualche incidente di percorso, durante l'anno scolastico, c'è stato.

State per dirmi che tendo un po' a fare dei paragoni??? Lo so, non si fa, è che cerco di capire cosa mi aspetta, con l'unico termine di confronto che ho. E sì che me l'hanno detto, ripetuto e scritto - e molto probabilmente l'ho scritto pure io - che "ogni bambino è una storia a sè" e quindi alla fine sono inutili tutte queste sdk* mentali. Ma tant'è, mi piace farmi del male.

... e quindi, stavo appunto dicendo che l'inserimento è stato perfetto, loro sono tranquilli, giocano, mangiano, dormono, da oggi cominciano con il tempo pieno e insomma stanno alla grande.

Perchè tutti i miei figli sono molto molto contenti di lasciare casa loro per andare all'asilo?
Devo cominciare a farmi delle domande?
Non lo farò, sappiatelo.


p.s. E domani parliamo del nanogrande, che ieri è tornato alla scuola materna.



* sorella di kate - geniale espressione che ho rubato a Seavessi, del blog Se Avessi Tempo :-)

giovedì 8 settembre 2011

It's swimming time!

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Avevo dimenticato la logorrea spiazzante di Piccoloprincipe nei tragitti in macchina.

- Ma le meduse ce li hanno gli occhi? (Google deve essere maschio... non c'è mai quando ho bisogno di lui)

- Ma il cielo è profondo? (e anche sempre più blu)

- Ma perchè mi hai iscritto in piscina?
- Perchè ci hai detto che ti piace tanto.
- E i fratellini?
- Loro no, sono ancora piccoli.
(lo so. lo so che me lo hai chiesto almeno cinque volte perchè ti piace sentirtelo dire, che "solo tu". Piccolo, piccolo, piccoloprincipe, lo so che hai paura di perdere il trono, ma non preoccuparti, là sopra c'è un sacco di spazio. ci state seduti comodamente anche in tre.)

- Ma qui siamo ancora a Roma?
- Certo! Siamo vicino casa... qui abitano zioA e ziaB.
- Perchè zioA e ziaB sono nati della Lazio, poverini?
(ecco. ora posso morire in pace, ti ho insegnato tutto quello che so.)

- ... e non ti mettere a bere l'acqua della piscina, che dentro c'è il cloro (e molto probabilmente la pipì dei tuoi compagni)!
- Che cos'è il cloro?
- Ehm... hai visto che in piscina c'è quel buon odore? E' il cloro!
- Pensavo fosse un tipo di disinfettante...
(argh)

E finalmente arriviamo. E lui impazzisce di felicità.
In vasca è scatenato, ed è il primo a tuffarsi, e il primo a voler fare gli esercizi, e il primo a (ahem) scappare nelle altre corsie. Credo che gli istruttori abbiano già capito il tipo.

E, dopo, ci siamo seduti noi due soli soletti, come due fidanzati, su una panchina a fare merenda con biscotti e succo di frutta. E a chiacchierare, e a dirgli quanto è stato bravo a farsi la doccia da solo, e a spiegargli che ci torniamo venerdì, sì, tutte le settimane.

E io ho scoperto due cose molto positive per la mia traballante autostima di mamma:

1. ho sempre ammirato le mamme che portano i figli a "fare delle attività". Pensavo: vedi, che brave, si smazzano di qua e di là solo per il bene del proprio bambino. Manco pe' gnente. Vuoi mettere, farsi un viaggetto in macchina, scaricare il pargolo in acqua e goderselo mentre disubbidisce ad ALTRE PERSONE,  invece che passare il pomeriggio da sola con tre nanastri indiavolati tappati in casa? Voi che scegliereste? (sì, ok, ciò comporta un piccolo aiuto per tenere gli altri due. ma che saranno mai un paio di orette due volte a settimana, per far felice il tuo primo, amato nipote? vero, nonna?)

2. stavolta sono stata una grande. Mentre lealtremamme si arrabattavano negli spogliatoi, sudando copiosamente nelle loro camicette bianche e inciampando nei copriscarpe, io mi pavoneggiavo in canottiera, pantaloncini e ciabatte. Lo sapete, no, che in piscina ci sono circa 40 gradi, ma quelli percepiti a causa del tasso di umidità saranno almeno 65? Io sì, perchè lì ci abbiamo fatto 2 anni di baby-nuoto. E quindi, nella borsa, ho portato un cambio anche per me. Una hola, grazie.

3. avevo detto due? No, tre. Mi è venuto in mente nominando il baby-nuoto. Quando, ad accompagnare l'allora figlio unico Pp ci andavamo sempre, inderogabilmente, in due. Sembrava che uno non ce la potesse fare da solo, non chiedetemi perchè. Adesso, mi sto già mentalmente organizzando per quando li porterò tutti e tre, probabilmente da sola. La cosa mi terrorizza, certo, ma mica tanto poi.

- Ti sei divertito oggi in piscina?
- Molto!
- E qual è la cosa che ti è piaciuta di più?
- La merenda.

domenica 4 settembre 2011

Souvenir di viaggio

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Della vacanza ci siamo portati a casa un po' di roba...

Lo Scricciolo, oltre a un'energia che gli tende tutti i minuscoli nervi e lo fa correre invece che camminare e saltare anzichè fermarsi, è tornato a Roma pieno di bollicine rosse.
E visto che, dicono, per il secondo figlio (o secondo/terzo, in questo caso) si è meno ansiosi, dopo aver consultato, al mare, la farmacista (è solo sudore) e la guardia medica (è solo sudore), una volta tornati a casa l'ho portato pure dalla pediatra, tanto per farmi dire che sì, è solo sudore.
Nota: entrati nello studio della pediatra, lo Scricciolo, che era sul passeggino, ha cominciato con il suo temutissimo "Jiù! Jiù!"; e come quei pupazzetti che vanno a carica, che appena toccano terra fanno partire a razzo le gambette, così lo Scricciolo, messo finalmente jiù ha preso il fugone ed è andato dritto dritto a strappare dalla parete un manifesto sui percentili. Come se non avesse pensato ad altro da quando era entrato. Bella per lui comunque, io detesto i percentili. Commento della pediatra: "Ma lui non è quello piccolo? ... ma non era quello buono?"

Il Morbido ha riportato a casa un'abbronzatura invidiabile e dei colpi di sole che il mio parrucchiere se li sogna. Adesso sembra un cinese con gli occhi sempre sgranati e i colori invertiti (pelle scura, capelli chiari). E poi, una vagonata di paroline nuove, tutte con molte T e con molte Palla di mezzo. Ha imparato a dare i bacini arricciando le labbra e ha tirato fuori una dolcezza sconosciuta ai suoi irruenti fratelli. NonnoZino sostiene che è gay. Nel caso, sarà la femmina che non ho mai avuto.

Piccoloprincipe ha raggiunto un grosso traguardo. Per questa estate avevamo due obiettivi di crescita, peraltro perseguiti con scarsissimo impegno: togliere il pannolino la notte e spostarlo a dormire in cameretta con i fratelli. Sul primo punto siamo rimasti arenati, il fatto è che lui VUOLE farsela addosso la notte perchè, testuali parole, gli piace. Insomma, ama sguazzare nel proprio piscio mentre dorme: mandano dallo psicologo infantile per molto meno. Invece, in vacanza, dove abbiamo chiesto una stanza matrimoniale con stanzetta adiacente per i tre lettini, non ha potuto opporsi e, senza neanche troppe storie, è andato a dormire di là. Della serie: mettilo davanti al fatto compiuto. O anche: io in realtà ero pronto, aspettavo solo l'occasione per farlo senza darvi l'impressione di essermi arreso. Che bel carattere.

E io? Io domani torno al lavoro, ma non mi dispiace; mi sento positiva e ottimista perchè sento che quest'anno sarà più facile del precedente. DEVE ESSERLO. Loro sono più grandi, per certi versi più gestibili, e forse si ammaleranno pure di meno. E poi c'è quel buon proposito di ritrovare un po' me stessa, che mi tiene su. Vediamo quanto dura. Nel caso, bacchettatemi anche voi.

giovedì 1 settembre 2011

Ricomincio dal fucsia(n)

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Questa cosa che settembre è il vero gennaio la scrivevo qualche post fa, e la ritrovo sparpagliata nei pensieri di molti, blogger e non.
Una trentina di anni di scuola, alla fine, qualcosa mi hanno lasciato: la sensazione che a settembre si ricomincia, altro che gennaio.

E insomma, in questi casi si fanno bilanci e buoni propositi. In genere. Ma anche no.

Però c'è che mi sono comprata questi occhiali nuovi fichissimi, e il fatto di esserne così tanto, ma così tanto orgogliosa mi dà la misura di quanto io sia caduta in basso.

Intanto, non è che mi sono alzata e ho detto: "Orbene, è dal 2006 che non mi controllo la vista; nel frattempo ci sono state 2 gravidanze e 3 allattamenti, forse qualche diottria l'avrò persa. Andare, andare!"
No. Più prosaicamente, in vacanza la sera appoggiavo libro e occhiali sul comodino, e la mattina non sempre mi ricordavo di toglierli dalla nano-portata. E dunque, un giorno ho trovato una stanghetta staccata di netto. Non so quale delle sei manine nei dintorni sia la colpevole, è scesa in camera un'omertà che manco ne "Il Padrino".

E quindi mi riaffaccio dopo un lustro, e non senza vergogna, dal mio ottico di fiducia, e constatiamo con sorpresa che nonostante le vicissitudini degli ultimi 5 anni non sono poi peggiorata granché; ogni tanto il mio corpo mi soprende in positivo.

Finita la fase più prettamente medica - che mi dà sempre una certa ansia da prestazione - sono gaiamente passata a quella estetica.

Venivo da un paio di occhiali in metallo grigetto, rettangolari, un po' alla signorina Rottermaier: mica brutti eh, solo un po' anonimi. E del resto, io sono così, decisamente poco appariscente.

"Un cesso", commenteranno i più maligni.
No dài. Certo, se mi prendi smontata non c'è una singola parte di me che mi piaccia davvero (fronte troppo alta, occhi troppo piccoli, capelli troppo opachi, carnagione troppo pallida, tette troppo nulle, fianchi... ebbasta no!), ma nell'insieme non sarei neanche malaccio. Se non fosse per questa tremenda pigrizia estetica.

Ricordo solo qualche lontana e brevissima fase tardo-adolescenziale, in cui mi truccavo con una certa perizia, mi mettevo addirittura lo smalto e osavo un abbigliamento femminile, direi anche vagamente sexy; poi il nulla, total black per non sbagliare, matita, ombretto e un velo di fard per non sembrare appena evasa dall'obitorio, scarpe più comode che belle e un rinnovo del guardaroba con tempistiche da passaggio di era geologica.

Ma sto divagando.

Gli occhiali fichissimi sono parzialmente a giorno, sempre rettangolari, ma soprattutto con la montatura fucsia (o fucsian, come dice Pp) e coi brillantini persino. Non potete capire quanto sono fashion.

Ora manca solo un passaggio dal parrucchiere (l'ultima volta? mmmmhhhh... battesimo dei Nanipiccoli, settembre - lo vedi? lo vedi? - 2010. ok, dài, insultatemi pure), e poi una pianificazione seria. Ma seria davvero: rivoluzione parco abiti (giuro che al prossimo cambio di stagione butto un sacco di roba), raffinamento pochette dei trucchi, una manciata di minuti al giorno per la scelta degli accessori, parrucco con frequenza consona per non ritrovarmi con questo cespuglio informe color pantegana del Tevere, e anche qualche puntatina dall'estetista.

Voglio prenotare un piedi-mani-viso senza pensare che sia quella strana malattia esantematica che ancora non abbiamo preso.

E beh, lo so, come buon proposito di inizio anno scolastico è un po' (tanto) frivolo, ma porta in germe qualcosa di più: ovvero ME, il bisogno di volermi più bene, la voglia di rimettermi, se non proprio al centro del mio mondo (che lì è già occupato da un sacco di persone basse), almeno DENTRO LA CIRCONFERENZA.