domenica 15 gennaio 2012

Il colore della paura

Le maestre di Piccoloprincipe hanno l'abitudine di appendere fuori dalla classe i lavori dei bambini, in genere quando assegnano loro un tema e i piccoli lo sviluppano attraverso i disegni.

Qualche giorno fa, erano esposti i disegni riferiti al tema: il colore della paura. Su ciascun foglio, c'era il contorno pre-stampato di una  macchia, e immagino che le maestre abbiano chiesto ai bambini di colorarle scegliendo quello che secondo loro era il colore della paura. Accanto, poi, c'era la verbalizzazione del disegno, scritta dalle insegnanti sulla base della spiegazione del bambini.

C'era una macchia tutta colorata di verde, "perché mi ricorda il coccodrillo".
C'erano un paio di macchie nere, "perché mi ricorda la strega" e "il mostro".
C'era una macchia grigia, "perchè mi ricorda il temporale".

E via così, tutte macchie colorate. Tutte, tranne una.

Piccoloprincipe, all'interno del contorno, aveva disegnato una scenetta: pompieri che spengono un incendio, con tanto di pompe e camion. Spiegazione: "Arancione, perché mi ricorda il fuoco".

Così, di primo acchitto, mi è sembrata una cosa bella che non si fosse limitato a colorare ma avesse ampliato il lavoro.

Poi ho pensato che invece, forse, non aveva capito bene il compito.

Un momento, è di Piccoloprincipe che stiamo parlando.

Del bambino che quando la maestra allontana un compagno perché ha la febbre va lì e le dice: "Brava, così non ci attacca i germi".

Di quello che qualche settimana fa ha cominciato a spiegarmi che gli alieni esistono, nel loro mondo. E anche personaggi dei cartelloni pubblicitari esistono, nel loro mondo. E anche i Power Rangers, e gli zombie, e Scooby Doo esistono, nel loro mondo. Insomma una teoria dei mondo possibili a misura di quasi-cinquenne.

Per dire: certo che aveva capito il compito "colora la macchia". Solo che non gli andava di farlo.
Lui voleva disegnare i pompieri e ha disegnato i pompieri, turlupinando la maestra con la storia del fuoco. Di cui, tra l'altro, non ha affatto paura. Del buio, sì. Delle altezze, pure. Ma del fuoco no.

Come quella volta che la maestra ha chiesto di disegnare il primo giorno di scuola, e lui ha disegnato i personaggi di Spongebob. Al loro primo giorno di scuola.

Ecco, a proposito di decisioni da prendere rispetto alla scuola, sono sempre più convinta che il passaggio alle elementari per lui possa aspettare: Piccoloprincipe è di febbraio, potrebbe andarci con un anno di anticipo (a cinque anni e mezzo, per capirci), ma è ancora, indiscutibilmente (come disse, profetica, la maestra al suo secondo giorno di scuola) troppo anarchico.

Post Post: Mi sono pure chiesta che colore avrei scelto io. Boh, troppo difficile. Forse avrei lasciato la macchia bianca. Che belli, i bambini, che sanno rispondere a queste domande pensando a coccodrilli, nuvole e... pompieri.



3 commenti:

Laura ha detto...

Ciao,
il mio piccolo è quasi coetaneo del tuo grande, è di aprile, e mandarlo così in anticipo proprio non ci avrei pensato, su febbraio avrei avuto qualche dubbio di più, ma secondo me se vanno un anno dopo è meglio per loro e per noi, ho visto col primo, la scuola è la scuola, ci sono molti più impegni, molti più doveri, se i bimbi possono star un anno in più alla materna secondo me male non fa ;-)

gemini ha detto...

Sì, lo penso anche io. E scuola materna sia :-)

Anonimo ha detto...

Troppo anarchico? E' un genio. E le maestre sono ottuse e ignoranti per definizione.