martedì 10 settembre 2013

Primo giorno

Lo abbiamo accompagnato in formazione completa, sotto un cielo grigio e un tasso di umidità tropicale.

Lui ha il grembiule blu, uno zaino più grande di lui e in macchina canta Whistle dei Flo Rida (senza immaginarne, vivaddio, la traduzione).

All’ingresso, assiepati sotto la tettoia per ripararsi dalla pioggia che comincia a cadere, ci sono genitori in trepidante attesa e bimbi intimoriti nello loro uniformi bianche o blu.

Lui incontra i compagni della materna, corre incontro al suo amico del cuore e lo abbraccia: lo sa che non staranno in classe insieme, eppure – o forse proprio per questo – è un fiume in piena. Parla con tutti, spiega la formazione delle classi, ride, si aggiusta lo zaino, si sbottona il primo bottone, è già stropicciatissimo prima ancora di entrare. Una mamma dice: "E' la gioia di vivere fatta persona".

Finalmente si comincia.

Ogni maestra chiama in ordine gli alunni della sua classe e i bambini di quinta li prendono per mano, uno ciascuno, e li schierano. Qualcuno piange.

Quando chiamano i suoi vecchi compagni, lui li guarda passare, si fa serio per un attimo, poi li chiama, li saluta con la mano. Lui e il suo amico si fanno l’ok col pollice, a vicenda, uno su, pronto ad andare, l’altro giù, che aspetta il suo turno.

Poi lo tocca a lui. Fino a un attimo prima litigava con lo zaino, in un secondo si tira su dritto e va sicuro, batte il cinque alla maestra, dà la mano alla bambina di quinta e si mette al suo posto. E pian piano, di soppiatto, si sposta, fino a trovarsi vicino a due bambini che conosce, e inizia a chiacchierare.

Intanto, non piove più, io sto lì un po’ inebetita, dimentica del resto della prole e del resto del mondo, e quando si voltano per salire su in classe mi accorgo che sto salutando, occhi asciutti e sorriso grande, un bambino di prima elementare.

mercoledì 24 luglio 2013

I miei primi 10 km

ovvero Io, la runner de noantri

Ho cominciato a correre a marzo. Mi sono detta ok, e la piscina quest’anno l’hai cannata, la palestra non ti piace, il corso di zumba lo fanno ad orari incompatibili con la collaudata routine quotidiana: adesso alza le chiappe e fai qualcosa.
Detto fatto.

Ho googlato qualcosa come “tabelle per iniziare a correre” e mi è uscito un abbordabilissimo programmino che per le prime uscite chiedeva di correre solo 6 minuti di seguito, poi camminata di 3 minuti e di nuovo corsa di 6, e così per 5 volte. Nelle successive uscite si andava gradualmente ad aumentare i tempi di corsa e a diminuire quelli di camminata, fino ad arrivare al cosiddetto “obiettivo del principiante”: correre 10 km.
Mi è sembrato fattibile. Ho messo le scarpe, sono scesa e sono partita, così, sotto casa, senza una ben chiara idea del tragitto da percorrere. E ho portato a termine l’allenamento, senza grosse difficoltà devo ammettere.

Da allora sono successe delle cose: ho cominciato ad ascoltare musica mentre corro e adesso ho una mia playlist per gli allenamenti, ho comprato delle scarpe adatte al running perché a metà aprile mi si è gonfiata una caviglia e ho dovuto fermarmi per tre settimane, ho scaricato Endomondo sul cellulare per tenere d'occhio tempi e km percorsi, ho abbandonato gli intermezzi di camminata e iniziato a correre per un’ora consecutiva, ho scoperto che sul web c'è un sacco di gente che corre, e ne parla, e ne scrive, e io li leggo avidamente.
E insomma, da marzo ad oggi, due volte a settimana – ma qualche volta una sola – io me ne parto sempre per il solito giro sotto casa (ma prima o poi dirò ciaociao all’asfalto e attaccherò una qualsiasi villa a portata di macchina), con le mie scarpe nere e azzurre, un orologio di gomma, il mio nuovo completo tecnico - regalo di compleanno da parte di un amico runner che si è finalmente convinto che faccio sul serio, e che quindi la maglietta di hello kitty e la tuta sbrindellata avevano fatto il loto tempo – e corro.

E qualche volta la mattina vorrei raggomitolarmi sotto le lenzuola e fare finta di niente, e continuare a dormire, ma poi penso a quanto mi sentirò in colpa e di cattivo umore, e a quanto invece starò bene se vinco la pigrizia, e allora vado.

Perché ho scoperto che quella faccenda delle endorfine è vera. Ovvero, dopo che hai corso sei felice. Vi paresse poco.

E così, sabato, ho raggiunto il primo vero traguardo della mia carriera di runner: correre 10 km senza mai fermarmi. I tempi sono quelli del bradipo, ben un'ora e quindici minuti, abbondantemente sopra il "test del moribondo".

Ma la soddisfazione, quella, non ve la so raccontare, e non c'è misurazione che tenga.
 

venerdì 19 luglio 2013

Tra me e me ovvero Riassunto delle puntate precedenti

- Ehi tu, te lo ricordi che hai un blog?

- Ahem, certo che me lo ricordo... ci entro tutti i giorni, che mi fa comodo il blogroll sulla destra per andare a leggere quelli degli altri.

- Vergognati. Come se non ne avessi, di cose da raccontare!

- In verità (intercalare vagamente evangelico molto in voga in questo periodo tra la naneria), è proprio perché ho avuto un po' da fare che...

- Piantala, è che sei pigra. Non hai scritto niente neanche in occasione della fine della scuola. La recita dei bimbi, tu che ti sei commossa come una scema pure se stavano ballando "Mamma mia" degli Abba che non è che sia proprio una melodia strappalacrime, Piccoloprincipe che si è diplomato con profitto, lui che il secondo giorno di asilo - te lo ricordi? aveva ancora i ricci - era già l'anarchico della classe, lo Scricciolo che tu pensavi sarebbe stato in un angolo in disparte e invece ha fatto il pazzo in prima fila, il Morbido che ha fatto tutte le mossette giuste e poi salutava e rideva...

- Lo so, hai ragione, ce ne sarebbero state di cose da raccontare. Ma davvero, anche adesso che vanno al centro estivo, è tutta una corsa il pomeriggio, vai a riprenderli, stendi in fretta, che altrimenti non si asciugano per domani, 3 accappatoi, 6 costumini e il cambio completo del Morbido che puntualmente entra in piscina vestito. E il pranzo al sacco da preparare per il giorno dopo? Che una volta esaurite quelle quattro idee - polpette, frittata, bastoncini di pesce, pasta fredda - non sai che minchia mandargli? E le merende, due al giorno per un totale di sei al dì per un totale di trenta a settimana, che loro vogliono rigorosamente diverse, e chi il salato, chi il dolce, e poi se le scambiano e uno ne mangia quattro, uno una e l'altro niente?

- Ti ho vista parecchio impegnata anche a scrivere nome e cognome sui vari zaini, cambi, creme e cappellini... scommetto che sei un po' pentita di aver dato loro nomi lunghetti.

- Ho risolto con le sigle. Comunque grande invenzione il centro estivo eh, loro si divertono da matti.

- Del resto, non avevi granché scelta, dacché i tuoi genitori, sangue del tuo sangue, stirpe della tua stirpe, dopo due settimane si sono offerti di pagartelo loro, il centro estivo, piuttosto che tenere ancora i tuoi figli, sangue del loro sangue, stirpe della loro stirpe almeno al 50%.

- Ahem, vabbè. Però ho orgogliosamente declinato la generosa offerta, sia messo agli atti.

venerdì 31 maggio 2013

L’amore ai tempi dei denti da latte

La prima fu Micoletta.

Lui, due anni appena e ancora con i riccioli biondi, la intercettò al tavolo di un ristorante; lei ci giocò per una decina di minuti, poi non si rividero più. Ma lui continuò a parlarne per mesi, inventando avventure romantiche con loro due protagonisti, che alla fine fuggivano insieme su un camion dell’immondizia.
All’asilo nido c’era Ludovica. Ausiliarie ed educatrici raccontano di lei, occhi grandi e trecce, e lui, in preda a sfrenata logorrea, che si nascondevano insieme sotto il castello, e lui la stordiva di chiacchiere raccontandole storie di vulcani. Li chiamavano la pupa e il secchione.
Al primo anno di scuola materna incontrò Anita. Lei era alta, con lunghi capelli castani e occhi nocciola, decisamente fuori portata. Lui le arrivava alla spalla ma, sfacciato, la invitò lo stesso alla sua festa. E lei venne, vestita da fatina. Agli atti, una foto di loro due insieme che ne testimonia il dislivello (fisico ed emotivo).
Il secondo anno di scuola materna, in una sorta di nemesi, lui accolse sotto la sua (piccola) ala protettiva la minuscola Benedetta. Lei aveva tre anni e i codini, lui le versava l’acqua a tavola e le porgeva il tovagliolo.
Del terzo anno di materna - in pratica, siamo ai giorni nostri - riportiamo fedeli stralci di conversazione, più eloquenti di qualsiasi descrizione.
Due mesi fa:
“Mamma, sono fidanzato con Elisa.”
“Ahem, ok. Lei lo sa?”
“Certo, lo ha deciso lei. Ha detto che sono il suo fidanzato e io ho detto va bene.”
 
Un mese e mezzo fa:
“… e sei sempre fidanzato con Elisa?”
“Oggi no.”
“???”
“Oggi no, perché lei ha voluto essere fidanzata con Riccardo. E una volta ha voluto essere fidanzata con un suo amico di piscina.”
“Ahem, e a te sta bene? No, perché sai, se uno è fidanzato mica può cambiare idea ogni giorno…”
 
Un mese fa:
“Mamma, non sono più fidanzato con Elisa.”
“Ah, e come mai?”
“Perché lei cambia sempre idea, e allora oggi è venuta da me e mi ha detto se volevo essere il suo fidanzato, e io le ho detto cara Elisa, mo’ t’attacchi.”
“... le hai detto proprio così?”
“Sì. Giusto?” 
Quindici giorni fa:
“Lo sai, Elisa mi chiede sempre di essere il suo fidanzato. Ma io dico di no.”
“Ma non ti piace più?”
“Sì, mi piace sempre. Però deve decidere una volta per tutte.”
“Ok. Però non devi farla rimanere male. Dille se stavolta è proprio sicura, e se sì, e se tu vuoi, puoi essere di nuovo il suo fidanzato.” 
 
Dieci giorni fa:
“Mamma, io e Elisa siamo di nuovo fidanzati. Lei ha scelto me.”
“Bene, sei contento?”
“Sì. E abbiamo deciso che Riccardo è il suo finto fidanzato, e Chiara è la mia finta fidanzata.”
“Finti fidanzati??? Ma Chiara non è la fidanzata di Davide?”
“Sì, ma a lui sta bene. E anche a Chiara.”
 
Cinque giorni fa:
“Mamma, sai che l’anno scorso Elisa e Riccardo si sono baciati sulla bocca?”
“Ah. E… ehm… e tu?”
“No, io no! Io non voglio. Magari quando avrò sedici anni.”
(hola interiore)
 
Ieri:
“Mamma, sai che Elisa l’anno prossimo andrà in un’altra scuola?”
“Sì, lo so. Ti dispiace? Dài, tanto lo sai che l’anno prossimo vai in prima elementare, e conoscerai tanti nuovi amici… chissà, magari avrai una nuova fidanzata.”
“Ma lei sarà sempre ELISA”.
 
Sempre. O, almeno, fino al 30 giugno.
 
 

lunedì 6 maggio 2013

Undici cose che mi ricordo di Londra

  1. che ci siamo sdraiati al sole sull’erba di St. James Park, che più che un parco sembra un giardino, per quanto è bello. E ci siamo tolti le scarpe, proprio come fanno i londinesi al primo accenno di primavera. 
  2. che viaggiare è come andare in bicicletta, e io sono ancora capace.
  3. che certi scorci da cartolina, il Tower Bridge, il Big Ben, Westminster Abbey, ti lasciano senza fiato, e hai voglia a fare foto, non renderanno mai (almeno le mie) la meraviglia di essere lì davanti.
  4. che la mattina guai a saltare la razione quotidiana di uova&bacon, tanto poi li smaltiamo camminando.
  5. che questa città ha mille volti: è elegante e alternativa, megalomane e cialtrona, piena di traffico ma anche di oasi verdissime, di gente che corre con la valigetta in mano e altra gente che bivacca fuori dal pub con una birra; ha grattacieli e mercatini, chiese e stracci, ha storia e ha futuro.
  6. che a vestirmi a cipolla sono una grandissima, sono arrivata ad indossare fino a 5 strati perfettamente alternabili a seconda delle temperature – e  noi siamo passati dai 20 gradi del primo giorno (quello del parco, e dello sbraco, e senza le scarpe) al vento gelido della Tower of London, che era proprio intonato al contesto, comunque.
  7. che i tre mi sono mancati, certo, e sentirli al telefono (e non distinguerli subito tra loro) era una piccola stretta al cuore, ma ci sono stati lunghi momenti in cui non li ho pensati proprio, tutta presa com’ero  da questa città, e da me.
  8. che non c’è niente da fare, loro stanno avanti. Lo vedi dai bagni pubblici pulitissimi (gli inglesi sono sporchi? a casa loro forse. I luoghi pubblici sono dei gioielli), dalla metro che è una ragnatela, arriva dappertutto e la devi prendere al volo, perché almeno noi non abbiamo mai aspettato più di due minuti.
  9. che abbiamo riso un sacco, come scemi, come ragazzi.
  10. che i nonni dicono che ai bimbi non siamo mancati per niente (a loro invece moltissimo), e io sono felice che siano stati così bene; ma quando siamo tornati, il Morbido ci ha stretto in un abbraccio lunghissimo, Piccoloprincipe in piena logorrea faceva il servizievole, e lo Scricciolo ci razzolava intorno guardingo ed emozionato. Quindi cari nonni, voi siete stati bravi, e grazie davvero, ma non ci avete capito niente. Gli siamo mancati eccome.
  11. che Londra comunque è stronza. Perché ti lascia quella sensazione di possibilità aperte, di cose da fare, e non lo so mica se è un bene, perché quando torni non puoi fare a meno di chiederti: è proprio questo il massimo che posso avere? è davvero tutto qui?

mercoledì 24 aprile 2013

Moving to London

- Allora ciao.

 - …

 - Fate i bravi con i nonni, mi raccomando. smacksmacksmack.

- Anche a me mille basetti.
- Certo, anche a te, smacksmacksmack.
- …

- Mamma, ma pecché vai all’ombra?
Già. Perché vado all’ombra, che poi sarebbe a Londra?
Per un milione di motivi e nessuno in particolare.
Perché l’idea è nata così, durante il cenone di Capodanno,  quando eravamo tutti molto allegri: molto allegri noi, per partorire l’idea del viaggio senza bambini, il primo da quando loro ci sono, molto allegri gli amici dei nonni, per supportare l’idea al grido di “dài, vi aiutiamo noi!”, molto – forse troppo - allegri i nonni, per accettare di occuparsi dei bambini per cinque giorni e quattro notti. Per la prima volta.
Perché quest’anno sono dieci anni – diecianni diecianni diecianni – che YY ed io siamo sposati, e venti anni – ventianni ventianni ventianni – che stiamo insieme. E lo stiamo dicendo da mesi che avremmo fatto un viaggio per festeggiare, un viaggio senza figli, solo noi due. Poi alla fine invece saremo in sei, noi due con altre due coppie che sono i nostri amici storici, quelli con cui ci siamo un po’ persi ma che in fondo ci sono sempre, e allora chissà che non sia anche un modo per ritrovarci un po’. Già lo so che rideremo un sacco.
Perché Londra, andiamo… Londra! Non ci sono mai stata, e ne dicono, e ne leggo, meraviglie. Un viaggio serio non lo faccio dai tempi della Francia, era il 2005, l’anno dopo ero incinta e quello dopo ancora nasceva Piccoloprincipe. E mi sento così spaesata, e impreparata, io che programmavo tutti gli spostamenti e mettevo i post it sulla Lonely Planet, e oggi non so nemmeno bene come si arriva dall’aeroporto di Gatwick al nostro albergo.
E così ieri ho fatto la valigia, rigorosamente 56x40x25, l’ho pesata (6,7 kg), ho preparato le boccettine max 100 ml per i liquidi, ho cerchiato sulla piantina delle cose che voglio vedere, mi sono imposta di non fare la solita secchiona che vuole fare tutto e di lasciarmi un po’ andare e godermi il viaggio, ho preso un po’ di appunti su un taccuino nero, ho cenato con quattro biscotti e ho preparato il calendario dell’avvento.
Oh no, non sono affatto una mamma blogger di quelle brave con i lavoretti, quindi non vi posterò improbabili foto della carta da regalo riciclata dal Natale e delle caramelle che ho incartato, ma oggi pomeriggio, quando torneranno da scuola, i bimbi troveranno un nastrino rosso appeso vicino alla porta, con attaccati cinque piccoli pacchettini, uno per ogni giorno in cui non ci saremo, così la nostra assenza (forse) sarà un po’ più dolce, e i nanipiccoli capiranno (forse) un po’meglio il concetto di “quanto manca”.
Piccoloprincipe per conto suo l’ha capito benissimo.

Qualche giorno fa, all’asilo, ha disegnato questo.
 
 
Io mi sono un po' commossa, e anche stamattina mentre li salutavo, tutti caldi, morbidi e ancora odorosi di sonno. Adesso però vado, che c'è un aereo che mi aspetta.

mercoledì 20 marzo 2013

Felicità e altre quisquilie

Leggo che oggi è la Giornata Internazionale della Felicità.

Non lo sapevate, vero? Neanche io. Del resto, questa "ricorrenza" è nuova di zecca, è stata istituita dalle Nazioni Unite proprio a partire da quest'anno. Promotore dell'iniziativa è il Regno del Bhutan, che so vagamente essere uno staterello asiatico. Scopro oggi che il Bhutan è dagli anni 70 che misura la Felicità Interna Lorda (Gross National Happiness) dei suoi abitanti. Bello, da rifletterci.

Adesso, mentre in metro leggevo questa notizia, mi immaginavo, ma proprio mi sembrava di sentirli, i pensieri dei miei vicini di sedile. Si possono riassumere pressappoco con "Cazzo ci sarà da essere felici?"

Ok, ci sta.
Però, guardate un po', io oggi voglio dire che invece sono proprio felice.

Intanto, guardo quei tre. Quei tre sono un'iniezione di felicità. Ridono tanto, soprattutto quando sono insieme, quando si ritrovano dopo la scuola e si rincorrono, e si spingono, e si danno mazzate. Io chiaramente mi innervosisco perché finisce sempre che qualcuno si fa male, ma loro niente, ridono come pazzi. Ieri, all'uscita di scuola, io ero piena di zainetti e lavoretti per la festa del papà, e avevo lo Scricciolo per mano e gli altri due che correvano nel cortile, e ho sentito una dietro di me che diceva "Poraccia, come fa a gestirne tre, c'è da impazzire!" e in effetti sì, signora mia, un po' ci impazzisco, e qualche volta non ci sto dietro, e magari non sono la mamma che vorrei, ma me la sbroglio da sola e ce la faccio, e finché loro ridono così vuol dire che tanto male non sto facendo. E allora sì, sono felice.

Poi, cazzo c'avrò da essere felice, che a fine mese scade il contratto di YY e noi siamo di nuovo famiglia monoreddito. Però intanto sapete che ho fatto? Ho prenotato le vacanze.E stavolta abbiamo cambiato, niente Carlo e il solito alberghetto, stavolta andiamo in Puglia al mare bello, in un posto pieno di alberi, e fa niente se dovrò cucinare io. I tagli li facciamo altrove, i sacrifici invisibili, li chiamo io, quelli che i bambini non se ne devono accorgere. Ma in vacanza ce li porto.

C'è gente qui al lavoro che, quando scopre che per venire in ufficio ci metto un'ora e mezzo con due/tre mezzi pubblico-privati più camminata di un chilometro, mi dice "Ma che vita fai?" Ok, potessi sbrigarmela a piedi in dieci minuti non sarebbe neanche male, ma lo sapete che c'è? Che almeno ne approfitto per leggere, e io in metropolitana leggo proprio tanto.

E poi, ho cominciato a correre. Sacrifici invisibili, dicevo prima. Niente nuoto, niente palestra quest'anno. Mi infilo le scarpe e scendo a correre. Il problema è ritagliare i tempi giusti nei momenti più adeguati, ma ci sto lavorando. Magari l'anno prossimo per la Maratona di Roma non sarò ancora pronta, ma chissà, magari faccio la mezza maratona.



mercoledì 27 febbraio 2013

Il partito della penna tenuta male

Piccoloprincipe è mancino - poco male - e per di più impugna la penna come una zappa.

Per capirci, non la impugna con pollice e indice e un po' di medio, ma la incastra tra le dita sotto indice e medio e sopra anulare e mignolo (vi vedo, ci state provando).

Ieri, mentre disegnava i suoi improbabili personaggi preferiti del momento, provo per l'ennesima  volta a correggerlo, soprattutto in vista della scuola elementare e di una incombente scrittura in corsivo.

- Dài, prova a tenerla bene quella penna... vedi che non la controlli bene così?
- Mamma, la controllo benissimo. Guarda che è molto meglio...
- Non può essere meglio.
- Sì invece. Anzi, sai che sto convicendo anche gli altri bambini della mia classe a tenerla come me?
- Cos... ma no!!!
- Sì! E poi convicerò anche le maestre, e i bambini delle altre scuole, e le maestre delle altre scuole, e un giorno tutto il mondo terrà la penna come me (muahahahahahah!).
- ...
- ...
- Ahem, nano, non vorrai mica fondare un partito?
- Sì. Il partito della penna tenuta male.

martedì 19 febbraio 2013

Pezzi di puzzle

Avete presente un puzzle, no?

Io non li ho mai amati particolarmente, lo ammetto.

Ricordo che, per un S.Valentino di millemila anni fa, io e YY ci regalammo a vicenda due puzzle molto simili (un ragazzo che teneva in braccio un neonato) ed entrambi rimasero tristemente incompiuti.

Ecco, in queste ultime settimane io ho vissuto dentro un puzzle.

C'era il pezzo dello Scricciolo, con quella sua tosse che non si capiva bene perché.

C'era il pezzo del Morbido, con il mal d'orecchio telepatico.

C'era il pezzo di Piccoloprincipe, con la sua festa di compleanno da organizzare, gli amichetti da invitare, l'ansia da essenonvienenessuno che quest'anno si accompagnava beffarda con quella da guardasenonsiammalapropriodomenica.

C'era il pezzo di YY, che ha trovato un lavoro (temporaneo) però su turni, e quindi evviva evviva per il lavoro ma come ci organizziamo, chi li accompagna a scuola, chi li va a prendere, come facciamo con il nuoto, somebody help me.

C'era il pezzo del Carnevale, e perché quest'anno non li mascheriamo abbinati? Che ne so, tre pirati, o tre supereroi, o tre barbapapà, sai che carini. Certo. Abbiamo avuto un Uomo Ragno ("spadamannn!") minimalista - solo la tuta, per carità, niente cappuccio - un pirata riciclato (questo è il quarto anno di onorato servizio) e un - esilarante - Super Mario. Abbinatissimi, eh?

C'era la domanda per la scuola elementare da fare on line quest'anno, però poi i documenti li devi portare in Segreteria. Tempi: 22 giorni per decidere di cimentarmi con la domanda, 10 minuti per compilarla, 3 giorni per decidere di inviarla, e ancora qualche giorno per portare Piccoloprincipe a fare la fototessera. Ma tanto c'è tempo fino al 28 febbraio, no?

E c'ero io, in questo mare di pezzi, pezzi da tutte le parti, un po' a pezzi pure io.

Poi piano piano i pezzi sono andati a posto, lo Scricciolo non ha più la tosse, il Morbido è guarito, la festa era piena di sole e di bambini, i turni ce li siamo aggiustati, i bimbi mascherati hanno fatto ridere tutti. La foto ancora non l'abbiamo fatta però.

Intanto, febbraio è a metà ma sembra quasi finito, io ho ancora quel neo da farmi controllare e aspetto la primavera. Voglio portare i bambini fuori, al sole, tanto tanto spesso, quest'anno.

giovedì 7 febbraio 2013

Cose da gemelli

L'anno scorso, poteva essere aprile o maggio, il Morbido era andato al nido mentre lo Scricciolo - tanto per fare una cosa diversa - era a casa con la nonna, a causa di non ricordo più quale morbo (dieci a uno che era congiuntivite).

Il pomeriggio vado a prendere il Morbido e lo trovo con un labbro che pareva Angelina Jolie (gli stava di un gran bene, se lo volete sapere): era caduto dallo scivolo e aveva sbattuto.

Torno a casa, e trovo lo Scricciolo con lo stesso labbro gonfio, dalla stessa parte, perché più o meno alla stessa ora del fratello si era scatafasciato dal divano. E stava carino pure lui, sì.

Ieri (primo giorno da un mese a questa parte in cui tutta la naneria è tornata a scuola ndT) arrivo in classe dello Scricciolo e la maestra mi dice che si è svegliato dicendo di aver male all'orecchio; comunque sembra tranquillo, non si lamenta.

In compenso, trovo il Morbido in lacrime in braccio alla maestra perché - suspance - gli fa male l'orecchio.

Porconando in turco, li carico in macchina e li porto di filato dalla pediatra senza neanche passare da casa*: se intervento deve esserci, che sia tempestivo.

La dottoressa li visita, e il responso è il seguente: il Morbido ha effettivamente l'orecchio un po' infiammato, ma lo Scricciolo non ha proprio nulla.

In effetti non piange, non si lamenta, non si tocca l'orecchio. Però alla maestra, appena sveglio, senza aver visto o sentito del fratello, lui ha detto così; e se gli chiediamo dove ha dolore, lui risponde all'orecchi.

Ecco, queste son quelle cose simpatiche dei gemelli.



*Dov'era Piccoloprincipe in tutto questo? Si staranno chiedendo i lettori più attenti. Qualche ora prima, precisamente alle 13.20, ci avevano chiamato dalla scuola perché il nostro aveva allegramente vomitato il budino nel salone, e quindi siamo andati a riprenderlo prima.
E queste invece son quelle cose simpatiche di casa nostra.

martedì 5 febbraio 2013

Sei

Sei quello delle domande difficili, e delle risposte sorprendenti.

Sei quello dai mille talenti e dalle mille difficoltà; come tutti i bambini, probabilmente.

Sei pieno di amici, pieno di idee, pieno di te.

Sei quello che inventa i giochi, che decide le regole, che le trasgredisce per primo.

Sei quello che quando disegna riempie tutto il foglio: leoni enormi, dinosuri enormi, squali enormi.

Sei un po' pazzo.

Sei quello che non mangiava, non dormiva e non cresceva.

Sei diventato il fratello grande quando ancora avevi i riccioli biondi, e se riguardo le foto di allora mi sembri così piccolo.

Sei quello che vuole sempre vincere, anche imbrogliando un po' se serve, e lo dichiari tranquillo, con un candore che ti assolve.

Sei sempre stropicciatissimo.

Sei un leader, dicono.

Sei quello che ci sfida, che ci mette alla prova, quello con cui abbiamo sbagliato di più, e che ci ha insegnato di più.

Sei e sarai sempre il Primo.

Sei stato anche l'Unico, per un po', e forse quel tempo te lo ricordi ancora.

Sei un bambino di Sei Anni, oggi.


Buon compleanno, ti voglio bene.

Mamma

lunedì 4 febbraio 2013

Buio, poi luce, poi buio, poi luce

Giorni oscuri, quelli appena trascorsi.

Prima sono stati male il Morbido e lo Scricciolo, uno con la febbre alta e l'altro con quella sua tosse che non se ne va più.

Poi è crollato anche Piccoloprincipe, la nostra piccola roccia che non si ammala mai.

Intanto il Morbido ne usciva, lo Scricciolo peggiorava.

Peggiorava tanto che la notte non dormiva più, che la tosse non gli dava tregua, che il respiro era faticoso, che avevo un macigno nello stomaco.

Peggiorava tanto che siamo stati dal pneumologo, che abbiamo cominciato con il cortisone, che faremo le analisi del sangue.

Ma almeno adesso lo Scricciolo respira bene, corre di nuovo per casa, ride e mi riempie di carezze.
"Mamma sei bélla", dice senza tossire.

E il giorno dopo c'era anche il sole, che pare niente e invece è tanto, perché con il sole addosso riesco persino a sorridere.

E sembrava tutto passato, ce l'avevamo fatta anche stavolta.

Invece giovedì sera il Morbido sembrava un po' caldo. Aveva 39.4, di nuovo.

Però oggi c'è il sole, di nuovo.

venerdì 18 gennaio 2013

Open day - e domande - alla scuola elementare

Mercoledì pomeriggio c'è stato l'open day alla scuola elementare che, sperabilmente, Piccoloprincipe frequenterà a settembre.

[Nonni, alla prospettiva di doversi sorbire la naneria in formazione completa: "Ma ci devi andare per forza?"
Io: "E' la presentazione della scuola elementare di Piccoloprincipe.
Scuola. Elementare.Piccoloprincipe.
Certo che ci devo andare per forza."
Poi, sempre io: "Pp, hai voglia di venire anche tu a vedere la scuola dove andrai l'anno prossimo?"
Lui: "Ma mamma, io la conosco già. E' al piano di sopra. La vedo sempre, quando vado a trovare Anita."]

La solita sala affollatissima.

Le solite domande, e le solite risposte.
Quante prime si formeranno? - due, forse tre, non si sa
Quanti punti danno a chi abita vicino alla scuola? - 8 o 10, non ricordo, sul sito c'è scritto tutto
Quanti docenti sono di ruolo? - uno sicuramente, forse due, ma a volte nessuno, non si sa

Poi c'è sempre quella che chiede:
"Non per essere razzista (cominciano sempre così) ma tanto ce lo stiamo chiedendo tutti (ah sì?): quanti extracomunitari e zingari (vai casa và) ci sono in ogni classe?"

A dire il vero, io mi stavo chiedendo tutt'altro.
Io stavo pensando che quelle domande cominciavano tutte nello stesso modo: quanti, quante, quanto.
Quantità, e basta.

È davvero solo questo che ci interessa?

Certo, sono anche io molto preoccupata, di nuovo, per le solite questioni di punteggi e graduatorie, ma avevo in testa anche tutta una serie di domande non domandabili ad un open day, e probabilmente in nessun altro incontro istituzionale.

Una serie di domande che penso ogni genitore abbia il desiderio, l'urgenza, e credo anche il diritto, di porre, e stavolta senza sentirsi rispondere un generico "non si sa".

- Cara Scuola, che accoglierai il mio bambino a settembre, mi prometti di prenderti cura di lui?
- Cara Scuola, sarai in grado di scoprire, comprendere e valorizzare i suoi piccoli e grandi talenti?
- Cara Scuola, ti impegnerai a non spaventarti di fronte alle sue follie, alle sue ideosincrasie, alle sue difficoltà?
- Cara Scuola, sarai capace di accogliere senza distinguere, di ascoltare senza pre-giudizi, di perdonare senza  ghettizzare?
- Cara Scuola, riuscirai a insegnargli il valore del conoscere, non solo del sapere? Il desiderio di imparare, non solo il dovere di farlo? La bellezza della lettura, la magia della scrittura, l'umanità della storia, e delle storie? La meraviglia della scienza, le persone della geografia, e per la matematica ti inventerai qualcosa?
- Cara Scuola, lui, loro, sono risorse meravigliose, sono il futuro e la speranza. Tu, che di risorse te ne hanno lasciate davvero poche, ce la farai a farli fiorire come meritano?

mercoledì 16 gennaio 2013

Io, un'ottima mamma

Stamattina sono entrata con il bisogno di scrivere un post che non è quello che leggerete.

Volevo scrivere un post depresso, che da un paio di giorni il mood è questo, per una serie di brutte notizie, e preoccupazioni, e cose gravi e cose meno gravi che - sarà il preciclo - oggi le sento più pesanti del solito.

Poi, nel mio quotidiano giro dei blog che seguo, mi sono imbattuta in questo post dell'ottima Seavessi, e allora mi sono detta che sì, una bella botta di autostima è proprio quella che mi ci vuole.

E allora eccolo, il mio elenco delle cose - in ordine rigorosamente ad minchiam - che fanno di me una ottima mamma, e stavolta non aggiungo nonostante, non aggiungo a dispetto di, non aggiungo epperò.

1. Mi piace guardarli. Ci sono poche cose al mondo che mi incantano quanto lo Scricciolo che fa merenda tutto concentrato, il Morbido che balla davanti alla tv e Piccoloprincipe che disegna tenendo il pennarello come una zappa.

2. Loro non sono i miei bambini perfetti e intoccabili. Se la maestra li rimprovera, e io della maestra ho fiducia, penso che abbia i suoi buoni motivi. Non mi vedrete mai entrare in una delle loro (tre) classi a spada tratta per difendere il loro diritto a fare il cavolo che gli pare a scuola (o in qualunque altro luogo). 

3. Li porto alle feste. Anche se a volte glisserei volentieri, specie ad alcune feste di alcune super-mamme che fanno super-torte e super-rinfreschi tutto con le loro super-manine. Però fa niente, mi metto jeans e anfibi (anche se so che lì troverò tacchi12 e fili di perle) e parto, con animo ben disposto, e non perché credo che i miei bambini debbano fare per forza chissà che vita sociale, ma solo perchè LORO alle feste si divertono.

4. Fosse per me mangerebbero cibo take away almeno due volte a settimana. Invece mi impegno e cucino tutte le sere.

5. Mi ricordo che lo Scricciolo ha ginnastica il lunedì, mentre il Morbido e Piccoloprincipe ce l'hanno il martedì (quindi tuta e niente grembiule). Che le maestre dello Scricciolo non fanno portare la merenda per il pomeriggio, mentre le altre sì. Che ogni lunedì devo portare allo Scricciolo il lenzuolino pulito, perché lui dorme il pomeriggio, mentre gli altri no. Che il Morbido ha il cambio appeso fuori dall'aula, mentre gli altri nello zainetto.

6. Quando sbaglio chiedo loro scusa, perché penso che "genitore" non vuol dire entità superiore, perfettissima e infallibile, ma essere umano che ha a cuore il bene dei figli e cerca di perseguirlo come meglio riesce, a volte anche inciampando. Per la stessa ragione, quando mi fanno domande mi do il permesso di rispondere anche "non lo so", se effettivamente non lo so.

7. Quando però lo so, rispondo alle loro domande, sempre, fino all'ultimo perché. E anche se un po' mi stanca, in fondo trovo meravigliosa la loro curiosità.

8. Canto per loro, ballo con loro, e racconto loro storie. Quando la fantasia non mi sostiene attingo ad aneddoti tipo Romolo e Remo, Cristoforo Colombo, Marco Polo, e le infiocchetto tanto con  particolari avventurosi che poi Ben Ten e i Gormiti possono pure andare a farci la spesa.

9. Gioco con loro. Faccio palline di pongo, combatto, disegno incredibili hulk, metto in fila animali di plastica, costruisco torri che poi loro buttano giù, mi nascondo sotto tavoli e letti, insegno a giocare a tris e qualche volta non perdo apposta, perché 6 anni è una giusta età per cominciare a capire che non si può vincere sempre.

10. Dico loro Ti voglio bene, tante volte. Perché a 3 anni, come a 6, come a 20 o 30 o 40, l'amore di una mamma è un punto che deve rimanere fermo, anzi, immobile.

E voi? Mi raccontate perché siete ottime mamme?
...
Lo siete, lo siete.







martedì 8 gennaio 2013

Le ere geologiche di casa mia #angoliocurve

Casa mia, dal punto di vista dell'ordine e della pulizia, ha una storia, ed è una storia che si può leggere un po' come nelle rocce: ad ogni strato corrisponde una diversa era geologica.

Nello stato di base, che è il più antico, si legge la storia dei nostri primissimi anni insieme, quelli in cui sceglievamo ogni dettaglio con cura e amore, e ogni angolo ci rispecchiava perfettamente. Per dire, ci sono ancora i due cuscinoni a righe tutti colorati, messi per terra, dove mi sedevo a leggere per ore di domenica pomeriggio, in inverno (adesso però è stato occupato abusivamente dal famigerato orso giallo alto un metro). Ricordo che dedicavamo almeno una mattina a settimana alle pulizie quelle serie, insieme, e tutto alla fine era impeccabile.

Il secondo strato risale a circa sei anni fa, quando l'arrivo di un impegnativo primogenito ha fiaccato le nostre energie, dirottandole altrove. Per dire, non c'era più né il tempo né la voglia di andare a cercare il quadro perfetto per il soggiorno o le tende della nostra vita per la camera da letto, e men che meno per la pulizia dei mille oggettini significativi che popolavano la libreria. Non solo. Secondo quella strana legge della fisica secondo cui più il bimbo è piccolo più gli accessori/giocattoli/impicci di cui necessita sono ENORMI, ecco che ogni angolo della casa fu invaso da oggetti in genere fuori posto, qualche volta inutili, spesso plasticosi e quasi sempre ricettacoli della qualunque.

Il terzo strato si deposita su una base già sufficientemente devastata circa tre anni dopo: arrivano i gemelli, ed è il caos. Quello che avete letto sopra, all'ennesima potenza. Tempo per pulire? Meno di zero. Voglia di riordinare: non pervenuta. Una patina opaca di noncuranza - mascherata da gatti di polvere annidati negli angoli, scartoffie varie lasciate a decomporsi sul tavolo del soggiorno e cinque letti cinque rifatti a turno - è scesa implacabile, inarrestabile, definitiva.

No, ecco, definitiva forse no.

Perché adesso che i nanipiccoli hanno compiuto tre anni, adesso che - qualche volta, episodicamente - mi sembra di potermi riappropriare del mio tempo, mi è tornata anche la voglia di riappropriarmi dei miei spazi.

Non parlo di una casa perfetta, sfavillante da rivista di arredamento, no; quella non c'è mai stata, non mi appartiene. Ma una casa di nuovo amata, quello sì. Con spazi da condividere senza correre il rischio di inciampare in un pallone, un dinosauro o una nave dei pirati, e angoli da riservarsi quando si vuole stare un po' per conto proprio. E pulita, possibilmente, almeno il minimo indispensabile per non rischiare una multa dei Nas.

Grattando un po' la patina, insomma, per rivedere la lucentezza antica, e mischiarla con il colore che è arrivato poi.
Magari, anche comprando quel quadro per la parete del soggiorno, sopra il tavolo.

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…perché la pulizia non è curve, ma angoli!
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giovedì 3 gennaio 2013

Un po' di cose tra Natale e adesso

Non so voi, ma a me questi dieci giorni di ferie natalizie mi hanno prostrata nel fisico quasi più di due gravidanze (di cui una gemellare).

Ho mangiato un sacco, ecco, per cui sto accarezzando l'idea di iscrivermi in palestra - luogo che rifuggo da circa una decina d'anni, anche di più. Ma forse quest'anno, più che la piscina (per me sinonimo di massimo relax), ho bisogno di qualcosa che mi accenda l'adrenalina; non di rilassarmi, dunque, ma di svegliarmi un po'. Pensavo a quelle cose con la musica a palla e l'insegnante tiratissima e un po' fatta che urla turn! e squat! e leg curl! (ah ah, qualcosa mi ricordo) e io che dopo 5 minuti ho già il fiatone e le guance heidi-mode. Poi vediamo eh.

Poi abbiamo combattuto contro i pidocchi, che si sono annidati a sorpresa, tra Natale e Capodanno, nella meravigliosa capigliatura del Morbido, e per noi era la prima volta. Vi ho mai detto che ho un marito maniaco-ossessivo? Ecco, va bene fare il trattamento a tutti e cinque, va bene cambiare le lenzuole, i cappelli, e pure il copridivano te lo concedo, ma. Portare. A lavare. La macchina.
(che poi ogni volta che ne parlo mi prude la testa, porca di una lendine)

Poi certo, abbiamo festeggiato in famiglia, ed è stato tutto bello e divertente e mangereccio e consumistico come al solito. Che c'è la crisi, sì, ma intanto i nani sono pieni di giocattoli lo stesso. Quest'anno Babbo Natale lo ha impersonato l'amico C., quello che ha la voce sottile come il soprano del coro delle voci bianche, e - ahem - il celebre oh!oh! oh! non gli è venuto proprio bene bene. Secondo noi Piccoloprincipe lo ha sgamato alla grande.

E oggi sono di nuovo al lavoro, ho i capelli corti, un bell'anello al dito, lo smalto e il fard.
E, nonostante i tre chili di massa grassa in più, mi sento abbastanza figa, sappiatelo.
Se non fosse per quel fastidioso prurito in testa.