martedì 8 gennaio 2013

Le ere geologiche di casa mia #angoliocurve

Casa mia, dal punto di vista dell'ordine e della pulizia, ha una storia, ed è una storia che si può leggere un po' come nelle rocce: ad ogni strato corrisponde una diversa era geologica.

Nello stato di base, che è il più antico, si legge la storia dei nostri primissimi anni insieme, quelli in cui sceglievamo ogni dettaglio con cura e amore, e ogni angolo ci rispecchiava perfettamente. Per dire, ci sono ancora i due cuscinoni a righe tutti colorati, messi per terra, dove mi sedevo a leggere per ore di domenica pomeriggio, in inverno (adesso però è stato occupato abusivamente dal famigerato orso giallo alto un metro). Ricordo che dedicavamo almeno una mattina a settimana alle pulizie quelle serie, insieme, e tutto alla fine era impeccabile.

Il secondo strato risale a circa sei anni fa, quando l'arrivo di un impegnativo primogenito ha fiaccato le nostre energie, dirottandole altrove. Per dire, non c'era più né il tempo né la voglia di andare a cercare il quadro perfetto per il soggiorno o le tende della nostra vita per la camera da letto, e men che meno per la pulizia dei mille oggettini significativi che popolavano la libreria. Non solo. Secondo quella strana legge della fisica secondo cui più il bimbo è piccolo più gli accessori/giocattoli/impicci di cui necessita sono ENORMI, ecco che ogni angolo della casa fu invaso da oggetti in genere fuori posto, qualche volta inutili, spesso plasticosi e quasi sempre ricettacoli della qualunque.

Il terzo strato si deposita su una base già sufficientemente devastata circa tre anni dopo: arrivano i gemelli, ed è il caos. Quello che avete letto sopra, all'ennesima potenza. Tempo per pulire? Meno di zero. Voglia di riordinare: non pervenuta. Una patina opaca di noncuranza - mascherata da gatti di polvere annidati negli angoli, scartoffie varie lasciate a decomporsi sul tavolo del soggiorno e cinque letti cinque rifatti a turno - è scesa implacabile, inarrestabile, definitiva.

No, ecco, definitiva forse no.

Perché adesso che i nanipiccoli hanno compiuto tre anni, adesso che - qualche volta, episodicamente - mi sembra di potermi riappropriare del mio tempo, mi è tornata anche la voglia di riappropriarmi dei miei spazi.

Non parlo di una casa perfetta, sfavillante da rivista di arredamento, no; quella non c'è mai stata, non mi appartiene. Ma una casa di nuovo amata, quello sì. Con spazi da condividere senza correre il rischio di inciampare in un pallone, un dinosauro o una nave dei pirati, e angoli da riservarsi quando si vuole stare un po' per conto proprio. E pulita, possibilmente, almeno il minimo indispensabile per non rischiare una multa dei Nas.

Grattando un po' la patina, insomma, per rivedere la lucentezza antica, e mischiarla con il colore che è arrivato poi.
Magari, anche comprando quel quadro per la parete del soggiorno, sopra il tavolo.

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