mercoledì 20 marzo 2013

Felicità e altre quisquilie

Leggo che oggi è la Giornata Internazionale della Felicità.

Non lo sapevate, vero? Neanche io. Del resto, questa "ricorrenza" è nuova di zecca, è stata istituita dalle Nazioni Unite proprio a partire da quest'anno. Promotore dell'iniziativa è il Regno del Bhutan, che so vagamente essere uno staterello asiatico. Scopro oggi che il Bhutan è dagli anni 70 che misura la Felicità Interna Lorda (Gross National Happiness) dei suoi abitanti. Bello, da rifletterci.

Adesso, mentre in metro leggevo questa notizia, mi immaginavo, ma proprio mi sembrava di sentirli, i pensieri dei miei vicini di sedile. Si possono riassumere pressappoco con "Cazzo ci sarà da essere felici?"

Ok, ci sta.
Però, guardate un po', io oggi voglio dire che invece sono proprio felice.

Intanto, guardo quei tre. Quei tre sono un'iniezione di felicità. Ridono tanto, soprattutto quando sono insieme, quando si ritrovano dopo la scuola e si rincorrono, e si spingono, e si danno mazzate. Io chiaramente mi innervosisco perché finisce sempre che qualcuno si fa male, ma loro niente, ridono come pazzi. Ieri, all'uscita di scuola, io ero piena di zainetti e lavoretti per la festa del papà, e avevo lo Scricciolo per mano e gli altri due che correvano nel cortile, e ho sentito una dietro di me che diceva "Poraccia, come fa a gestirne tre, c'è da impazzire!" e in effetti sì, signora mia, un po' ci impazzisco, e qualche volta non ci sto dietro, e magari non sono la mamma che vorrei, ma me la sbroglio da sola e ce la faccio, e finché loro ridono così vuol dire che tanto male non sto facendo. E allora sì, sono felice.

Poi, cazzo c'avrò da essere felice, che a fine mese scade il contratto di YY e noi siamo di nuovo famiglia monoreddito. Però intanto sapete che ho fatto? Ho prenotato le vacanze.E stavolta abbiamo cambiato, niente Carlo e il solito alberghetto, stavolta andiamo in Puglia al mare bello, in un posto pieno di alberi, e fa niente se dovrò cucinare io. I tagli li facciamo altrove, i sacrifici invisibili, li chiamo io, quelli che i bambini non se ne devono accorgere. Ma in vacanza ce li porto.

C'è gente qui al lavoro che, quando scopre che per venire in ufficio ci metto un'ora e mezzo con due/tre mezzi pubblico-privati più camminata di un chilometro, mi dice "Ma che vita fai?" Ok, potessi sbrigarmela a piedi in dieci minuti non sarebbe neanche male, ma lo sapete che c'è? Che almeno ne approfitto per leggere, e io in metropolitana leggo proprio tanto.

E poi, ho cominciato a correre. Sacrifici invisibili, dicevo prima. Niente nuoto, niente palestra quest'anno. Mi infilo le scarpe e scendo a correre. Il problema è ritagliare i tempi giusti nei momenti più adeguati, ma ci sto lavorando. Magari l'anno prossimo per la Maratona di Roma non sarò ancora pronta, ma chissà, magari faccio la mezza maratona.