mercoledì 24 aprile 2013

Moving to London

- Allora ciao.

 - …

 - Fate i bravi con i nonni, mi raccomando. smacksmacksmack.

- Anche a me mille basetti.
- Certo, anche a te, smacksmacksmack.
- …

- Mamma, ma pecché vai all’ombra?
Già. Perché vado all’ombra, che poi sarebbe a Londra?
Per un milione di motivi e nessuno in particolare.
Perché l’idea è nata così, durante il cenone di Capodanno,  quando eravamo tutti molto allegri: molto allegri noi, per partorire l’idea del viaggio senza bambini, il primo da quando loro ci sono, molto allegri gli amici dei nonni, per supportare l’idea al grido di “dài, vi aiutiamo noi!”, molto – forse troppo - allegri i nonni, per accettare di occuparsi dei bambini per cinque giorni e quattro notti. Per la prima volta.
Perché quest’anno sono dieci anni – diecianni diecianni diecianni – che YY ed io siamo sposati, e venti anni – ventianni ventianni ventianni – che stiamo insieme. E lo stiamo dicendo da mesi che avremmo fatto un viaggio per festeggiare, un viaggio senza figli, solo noi due. Poi alla fine invece saremo in sei, noi due con altre due coppie che sono i nostri amici storici, quelli con cui ci siamo un po’ persi ma che in fondo ci sono sempre, e allora chissà che non sia anche un modo per ritrovarci un po’. Già lo so che rideremo un sacco.
Perché Londra, andiamo… Londra! Non ci sono mai stata, e ne dicono, e ne leggo, meraviglie. Un viaggio serio non lo faccio dai tempi della Francia, era il 2005, l’anno dopo ero incinta e quello dopo ancora nasceva Piccoloprincipe. E mi sento così spaesata, e impreparata, io che programmavo tutti gli spostamenti e mettevo i post it sulla Lonely Planet, e oggi non so nemmeno bene come si arriva dall’aeroporto di Gatwick al nostro albergo.
E così ieri ho fatto la valigia, rigorosamente 56x40x25, l’ho pesata (6,7 kg), ho preparato le boccettine max 100 ml per i liquidi, ho cerchiato sulla piantina delle cose che voglio vedere, mi sono imposta di non fare la solita secchiona che vuole fare tutto e di lasciarmi un po’ andare e godermi il viaggio, ho preso un po’ di appunti su un taccuino nero, ho cenato con quattro biscotti e ho preparato il calendario dell’avvento.
Oh no, non sono affatto una mamma blogger di quelle brave con i lavoretti, quindi non vi posterò improbabili foto della carta da regalo riciclata dal Natale e delle caramelle che ho incartato, ma oggi pomeriggio, quando torneranno da scuola, i bimbi troveranno un nastrino rosso appeso vicino alla porta, con attaccati cinque piccoli pacchettini, uno per ogni giorno in cui non ci saremo, così la nostra assenza (forse) sarà un po’ più dolce, e i nanipiccoli capiranno (forse) un po’meglio il concetto di “quanto manca”.
Piccoloprincipe per conto suo l’ha capito benissimo.

Qualche giorno fa, all’asilo, ha disegnato questo.
 
 
Io mi sono un po' commossa, e anche stamattina mentre li salutavo, tutti caldi, morbidi e ancora odorosi di sonno. Adesso però vado, che c'è un aereo che mi aspetta.