giovedì 19 febbraio 2015

Forse se li tiro fuori...

Ho questo malumore latente per un paio di validi motivi e un paio di stupidi motivi, e ho pensato che forse se li tiro fuori bruceranno un po' meno. Poi ve lo faccio sapere.

Stupido motivo
Sabato mattina, mentre correvo, sono caduta inciampando su una subdola radice.
Ebbene sì, proprio ruzzolata come un cartone animato, a quattro di bastoni, con una vecchietta che cercava di raccogliermi "embè, puliscono sempre male questi".
Ora, a parte il risvolto comico della cosa, la cosa che più mi ha dato fastidio non è l'immane figura di merda, né i pantaloni tecnici da Venusia bucati, né le varie ed eventuali escoriazioni su tutto il lato sinistro del corpo. Mi rode un sacco che mi sono fermata al settimo chilometro, e invece dài, pure con un po' di sangue che grondava dal ginocchio, si poteva finire.

Valido motivo
La pagella di Piccoloprincipe. Dovrei essere contenta di tutti quei nove, lo so, dovrei proprio. Soprattutto io che ci sono passata, che quando prendevo bei voti non era mai niente di straordinario, perché tutti ci erano abituati. Ecco, dovrei proprio. Eppur,e quel Buono in condotta (di nuovo!) mi mette in crisi. Perché questo suo essere brillante, geniale, vulcanico e tutti i fantastici aggettivi che utilizzano (gli altri) per lui alla fine non possono, non devono scusarlo sempre. Ci sono delle regole, le deve rispettare. Non sei il re del mondo, come te lo spiego, a te che sei il mio mondo e il mio re?

Valido motivo
Grane grosse sul lavoro. Lavorare in una piccola realtà comporta purtroppo dipendere mooooolto dagli umori del capo. Un giorno sei unica ed indispensabile, competente e stimatissima, il giorno dopo, senza ragione apparente, sei mediocre, insoddisfacente, tutto sommato superflua. Questo accade a cicli alterni da ormai tanti tanti anni (troppi?) e dovrei averci fatto il callo, ma niente, ogni volta è una piccola delusione. Piccola, dico io, perché se fosse davvero grande forse troverei la forza per cercare altro. Ma in questo momento, sia storico che personale, ancora scelgo la prudenza, metto da parte orgoglio e ambizioni e tiro avanti. Per quanto ancora non so.

Stupido motivo
Martedì grasso, per la classe di Piccoloprincipe, si potevano mandare dolcetti&affini da mangiare. La maestra aveva chiesto succhi di frutta da bene e poi cibi confezionati, come da regolamento. Io, da brava rappresentante di classe, ho coordinato con velocità ed efficienza il "ciascuno porta qualcosa" cercando di bilanciare dolce e salato, evitando di eccedere e quindi sprecare roba, senza dimenticare tovaglia, roba di carta, stelle filanti eccetera eccetera. Poi, per noi, ho mandato succhi di frutta e patatine. "Mamma, ha detto la maestra che le patatine non andavano bene. E' la prima volta che sbagli qualcosa come rappresentante, mamma, te lo vorrei far notare". Nano malefico.

 
 



lunedì 9 febbraio 2015

Running in the rain

Guardo l'ora, le 7.48.
Se mi sbrigo ce la faccio a partire per le 8.00.
Il letto è maledettamente caldo però.
Cerco di capire se piove, perché se piove anche no, ho la scusa buona.
Ma niente, c'è silenzio, nessun ticchettìo. 

Penso a come starò bene dopo, se vado, e a come invece mi sentirò in colpa e di malumore se resto a poltrire, e come sempre è questo pensiero che mi dà la forza.
E poi ormai sono sveglia.

Sono in piedi, sbircio dalla finestra, il cielo è scuro ma dalle pozzanghere e dai tergiscristalli fermi mi confermo che no, non piove.
E poi, ormai sono in piedi.

Caffè, abbigliamento che mi fa assomigliare a Venusia di Goldrake, scarpe, cuffiette, e parto.

Neanche un chilometro ed eccole, le goccioline lievi lievi sulla faccia. E fa pure freddo, lo sento sulle braccia nonostante gli strati di tessuto tecnico. Ma ormai la musica è partita, questa traccia mi piace, continuo e speriamo che smetta.
E poi, ormai sono in strada.

Invece non smette manco per niente, al quarto chilometro mi sento sola, derelitta e fradicia, ma sono troppo lontana per tornare indietro, tantomeno camminando, quindi tanto vale continuare a correre.
E poi, ormai sono bagnata.

Al settimo chilometro c'è quell'incrocio dove, se vado da una parte torno a casa, se vado dall'altra continuo e porto a termine il percorso. Il fato vuole che proprio in quel momento la pioggia diminuisca di intensità, e allora mi dico ma sì, ho corso finora, a 'sto punto finisco.
E poi, c'è "Don't stop me now" a palla.

E poi, col cazzo che diminuisce.
E poi, i dieci km del sabato mattina li ho macinati tutti, brava.
E poi, alla fine ho alzato pure le braccia, sentendomi un po' Rocky Balboa, un po' Wonder Woman e un po' una scema.

giovedì 5 febbraio 2015

Otto

A otto anni ti svegli e ti girano vorticosamente, come ogni mattina del resto, che per i primi venti minuti non ti si può rivolgere la parola.

A otto anni ci arrivi facendo il conto alla rovescia, che chissà cosa ti aspetti da questo giorno, o da questa età così rotonda. Cambierà poco, sai, o forse molto. Stiamo a vedere.

A otto anni sai le tabelline meglio di me, ok non è che ci volesse molto ma sei strabiliante. A otto anni hai capito come si fanno le divisioni senza che nessuno te lo spiegasse.

A otto anni riesci ad essere buffo, figo, saggio, pazzo, tenero, prepotente, giudizioso, anarchico, tutto insieme, tutto tu.

A otto anni continui ad avere quella certezza di essere il re del mondo che a due anni mi divertiva, a cinque mi rassicurava e ora un po' mi inquieta.

A otto anni sei spiritoso, insieme ci facciamo un sacco di risate. Ti ho raccontato di Benigni e Troisi in "Non ci resta che piangere" e ti sei sbellicato, ti ho fatto leggere le battute di Joe Bastianich di Masterchef e adesso è una lotta ogni volta per non farti ripetere quelle con le parolacce; ma sotto sotto mi diverto parecchio quando lo fai.

A otto anni leggi tanto, di tutto, ma soprattutto roba scientifica, e se non sarai un umanista me ne farò una ragione, ma se sprecherai tutto il tanto che hai, allora no.

A otto anni, quando ti sposto i capelli dal viso, li metto tutti indietro, e ti tolgo gli occhiali, vedo che comunque hai sempre la stessa faccia, quella di quel bambino piccolo che dormiva stretto a me nel lettone e mi ha rubato il sonno, il senno e il cuore.

A otto anni posso dire con certezza che io, in tutta la mia vita, un ottenne come te mica lo avevo mai incontrato. Ma sul serio eh.