giovedì 31 marzo 2011

Varie umanità ai giardinetti e una storia

...
Ci sono mamme che seguono i figli con lo sguardo e mamme che non si allontanano più di dieci passi.
Mamme che lasciano i figli razzolare nella terra e mamme che cercano - invano - di arginare i danni.
Ci sono mamme in tailleur che parlano al telefonino e mamme in tuta da ginnastica sdraiate sotto gli alberi.
E poi ci sono nonne sedute in gruppi di tre sulle panchine, dodicenni indecise tra l'altalena e l'I-pod, bimbi delle elementari chiassosi, gnomi della materna concentrati e piccolissimi dell'asilo nido perplessi.

Ci sono molte monomamme, parecchie bismamme e poi ci sono io, che cerco di inventarmi un sistema per non perdere di vista tre nani centrifughi e indiavolati pur essendo munita di soli due occhi, peraltro non indipendenti.

C'è anche G., con due gemelli dell'età dei miei e un minuscolo nel marsupio.
Formulo dentro di me l'impronunciabile quesito: "Chissà chi starà peggio, io o lei?"

Poi G. mi racconta che lei e il marito hanno fatto ricorso alla fecondazione assistita perché, dicevano i medici, non potevano avere figli per vie naturali. Sono arrivati Mirko e Davide. Dopo tre mesi, inaspettatamente, incredibilmente, miracolosamente, lei era di nuovo incinta.

G. è dolce e solare, stanca e sorridente, semplice e felice.
In meno di un metro quadro, tra passeggino gemellare e pancia, raccoglie la famiglia che pensava non avrebbe mai potuto avere, e io un po' mi vergogno del quesito impronunciabile di prima.

Piccoloprincipe mi corre incontro con in mano una gigantesca polpetta di fango, lo Scricciolo sta cercando di arrampicarsi sullo scivolo dalla parte sbagliata e il Morbido, con sguardo lubrico e l'acquolina in bocca, puccia il plasmon in una piccola pozza nera.

E' ora di tornare a casa.

1 commento:

zesovela ha detto...

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