lunedì 9 febbraio 2015

Running in the rain

Guardo l'ora, le 7.48.
Se mi sbrigo ce la faccio a partire per le 8.00.
Il letto è maledettamente caldo però.
Cerco di capire se piove, perché se piove anche no, ho la scusa buona.
Ma niente, c'è silenzio, nessun ticchettìo. 

Penso a come starò bene dopo, se vado, e a come invece mi sentirò in colpa e di malumore se resto a poltrire, e come sempre è questo pensiero che mi dà la forza.
E poi ormai sono sveglia.

Sono in piedi, sbircio dalla finestra, il cielo è scuro ma dalle pozzanghere e dai tergiscristalli fermi mi confermo che no, non piove.
E poi, ormai sono in piedi.

Caffè, abbigliamento che mi fa assomigliare a Venusia di Goldrake, scarpe, cuffiette, e parto.

Neanche un chilometro ed eccole, le goccioline lievi lievi sulla faccia. E fa pure freddo, lo sento sulle braccia nonostante gli strati di tessuto tecnico. Ma ormai la musica è partita, questa traccia mi piace, continuo e speriamo che smetta.
E poi, ormai sono in strada.

Invece non smette manco per niente, al quarto chilometro mi sento sola, derelitta e fradicia, ma sono troppo lontana per tornare indietro, tantomeno camminando, quindi tanto vale continuare a correre.
E poi, ormai sono bagnata.

Al settimo chilometro c'è quell'incrocio dove, se vado da una parte torno a casa, se vado dall'altra continuo e porto a termine il percorso. Il fato vuole che proprio in quel momento la pioggia diminuisca di intensità, e allora mi dico ma sì, ho corso finora, a 'sto punto finisco.
E poi, c'è "Don't stop me now" a palla.

E poi, col cazzo che diminuisce.
E poi, i dieci km del sabato mattina li ho macinati tutti, brava.
E poi, alla fine ho alzato pure le braccia, sentendomi un po' Rocky Balboa, un po' Wonder Woman e un po' una scema.

1 commento:

nino ha detto...

brutta cosa i sensi di colpa