giovedì 5 febbraio 2015

Otto

A otto anni ti svegli e ti girano vorticosamente, come ogni mattina del resto, che per i primi venti minuti non ti si può rivolgere la parola.

A otto anni ci arrivi facendo il conto alla rovescia, che chissà cosa ti aspetti da questo giorno, o da questa età così rotonda. Cambierà poco, sai, o forse molto. Stiamo a vedere.

A otto anni sai le tabelline meglio di me, ok non è che ci volesse molto ma sei strabiliante. A otto anni hai capito come si fanno le divisioni senza che nessuno te lo spiegasse.

A otto anni riesci ad essere buffo, figo, saggio, pazzo, tenero, prepotente, giudizioso, anarchico, tutto insieme, tutto tu.

A otto anni continui ad avere quella certezza di essere il re del mondo che a due anni mi divertiva, a cinque mi rassicurava e ora un po' mi inquieta.

A otto anni sei spiritoso, insieme ci facciamo un sacco di risate. Ti ho raccontato di Benigni e Troisi in "Non ci resta che piangere" e ti sei sbellicato, ti ho fatto leggere le battute di Joe Bastianich di Masterchef e adesso è una lotta ogni volta per non farti ripetere quelle con le parolacce; ma sotto sotto mi diverto parecchio quando lo fai.

A otto anni leggi tanto, di tutto, ma soprattutto roba scientifica, e se non sarai un umanista me ne farò una ragione, ma se sprecherai tutto il tanto che hai, allora no.

A otto anni, quando ti sposto i capelli dal viso, li metto tutti indietro, e ti tolgo gli occhiali, vedo che comunque hai sempre la stessa faccia, quella di quel bambino piccolo che dormiva stretto a me nel lettone e mi ha rubato il sonno, il senno e il cuore.

A otto anni posso dire con certezza che io, in tutta la mia vita, un ottenne come te mica lo avevo mai incontrato. Ma sul serio eh.

1 commento:

Murasaki ha detto...

Tanti auguri ometto!