venerdì 23 dicembre 2011

Riassunto delle puntate precedenti - Di clima natalizio e altre amenità

E infine, siamo entrati con tutte le scarpe nella magica atmosfera natalizia.

Ovvero, l'8 dicembre nel pomeriggio abbiamo fatto l'albero di Natale, io, YY e Piccoloprincipe, mentre i nanipiccoli dormivano; vabbè, il contributo di Piccoloprincipe all'opera è stato risibile, giacché mentre noi addobbavamo tutto l'addobbabile, lui era impegnato a denudare l'orripilante Babbo Natale scalatore che ci ha regalato mia suocera lo scorso anno (e che speravo di far misteriosamente scomparire quest'anno), e si è vestito di tutto punto con i suoi abiti. E gli stavano solo un pelino stretti.
I piccoli, al risveglio, hanno notato il nuovo arrivo con un'alzata di ciuccio e, caracollando ancora in pigiama, hanno preso di mira le parti basse del povero alberello. Morale: l'armonico equilibrio di pieni e di vuoti, di dimensioni, forme e colori, è andato a farsi benedire. Sigh.

Eppoi naturalmente c'è stata la recita all'asilo di Piccoloprincipe. Quella in cui, appena si apre il sipario e partono le prime note di una qualsiasi melenserrima canzoncina natalizia, io piango, pure se lui ancora non lo vedo. Così, mi commuovo sulla fiducia.
E comunque, ho davvero notato un cambiamento rispetto allo scorso anno, quando per tutta la durata della rappresentazione il nostro aveva cantato sì e no quattro o cinque strofe, e per il resto del tempo aveva dondolato le braccia in loop mordendosi l'interno della guancia (senza peraltro scalfire minimamente l'entusiasmo della groupie che è in me). Quest'anno no, quest'anno il rampollo si è dato proprio da fare: ha cantato, e fatto le mossette, e fatto il girotondo, e detto la poesia, e insomma... diventa grande. Sigh.

E infine, siamo entrati nella diabolica spirale dei regali: è inutile, ogni anno ci ripromettiamo di sfoltire l'elenco dei destinatari e ogni anno niente, stanno sempre tutti lì. Ricordo il memorabile anno in cui ce la sbrogliammo in un pomeriggio e mezzo, al grido di "sticazzi, je famo questo": scioltezza ci vuole, un pensierino e via.
Invece noi ci incartiamo sempre per scegliere il regalo giusto, quello pensato, ma quando ne devi fare una trentina, e nei ritagli di un tempo che è già fin troppo tagliuzzato, capite bene che si fanno strada anche altre considerazioni. E infatti il motto di quest'anno è stato "c'è la crisi, va bene così". Sigh.

Nonostante i tre Sigh a conclusione di ciascun paragrafo, stasera sono piuttosto felice.

Nonostante il fatto che, da domani, sarò in ferie fino al 9 gennaio (che culo), e mi dovrò smazzare la teppa da sola (anche no). Dài, forse sono felice un po' anche per questo.
Vediamo com'è, fare la mamma a tempo pieno.

(fine)

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