venerdì 3 febbraio 2012

Come si chiamano


Il Morbido chiama se stesso TETTO, Piccoloprincipe ARERO e lo Scricciolo NANNO.

Lo Scricciolo chiama il Morbido NANNO, poi si ricorda che NANNO è lui, e certe volte è anche DANDRO e più spesso ME. Allora il Morbido lo chiama anche lui TETTO, mentre Piccoloprincipe è LELO.

Piccoloprincipe li chiama con i loro nomi giusti, qualche volta però il Morbido lo chiama IL CICCIONE. E allora anche il Morbido chiama se stesso TITTONE, con un certo orgoglio pure.

Ecco, a me piace tanto quando si chiamano tra loro. Meno quando lo fanno urlando e rincorrendonsi al solo scopo di darsi mazzate e contendersi qualche giocattolo, certo, ma il linea di massima sì, mi piace.

Quando i Nanipiccoli sono arrivati, per Piccoloprincipe erano essenzialmente dei piccoli estranei molto ingombranti, che avevano bisogno di mangiare spesso, di essere tenuti in braccio spesso (sempre meno di quanto non fosse successo con lui – comunque – anche sommando i tempi di entrambi) e insomma, nonostante il nostro impegno perché questo non accadesse, gli hanno tolto molto. Tempo, spazio, attenzioni. Inevitabilmente. Noi eravamo due, loro erano tre: le braccia erano sempre troppo poche.

Ma adesso si chiamano.

Adesso, Piccoloprincipe organizza giochi, dà le sue disposizioni, e loro eseguono.

Adesso lui, subdolo come pochi, li istiga sottovoce a fare cose vietatissime – arrampicarsi sui mobili, saltare sul mio letto fino a ridurlo a un cumulo di stracci (però sono educati, prima si tolgono i calzini), servirsi da soli dalla dispensa del biscotti – e poi si fa grasse risate.

Adesso si siedono tutti e tre al tavolino di legno che è diventato troppo piccolo, e disegnano: Piccoloprincipe con la testa china, concentrato, usando tanti colori; il Morbido a grandi linee circolari, la mano ferma, il tratto deciso; lo Scricciolo con piccoli sbuffi, leggeri leggeri.

Adesso Piccoloprincipe, di fronte alla mia spiegazione sul perché non metteremo i fratellini in classe insieme a lui l’anno prossimo – tra le altre cose: “e poi tu in classe hai tanti amichetti” – ha risposto: “Ma loro SONO miei amichetti.”

E niente, è bello.

2 commenti:

alessandra ruggero ha detto...

Hai ragione, nient'altro da dire: è bello!
3 bimbi sono impegnativi, diciamolo e diciamocelo !
Anch'io uno "grande" (3 anni e mezzo) e 2 gemelli "piccoli" (19 mesi, maschio e femmina).
Però ... quando iniziano a giocare insieme, cercarsi, chiamarsi ... ti si riempie il cuore.
Giusto ieri sera (anche ieri sera!) li guardavamo estasiati (io e mio marito) mentre si rincorrevano nella sessione giochi pre-nanna al ritorno del "grande" dopo un pomeriggio dai nonni.
Ci siamo guardati e ci siam detti ... "Che belli!" !
E niente, che belli !!!

Laura ha detto...

A me ieri è venuto il magone quando il mio grande, ha circondato con la mano le spalle del fratello, e con una dolcezza insolita gli ha spiegato un gioco...

è bello vederli giocare, chiamarsi, cercarsi dopo che sono stati a scuola uno e alla materna l'altro...

è bello guardarli e scoprire che si assomigliano nei gesti, nelle piccole cose anche se sono caratterialmente diametralmente opposti che ti viene persino da chiederti com'è possibile averli fatti così diversi...

è bello vedere le loro "rose" sulla testolina che si scontrano in quel modo così unico e inconfondibile... uguali uguali precisi precisi...

è tutto
grazie Gemini...